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RAI, SPUTTANESCION INTERNATIONAL - LE ACCUSE A VIALE MAZZINI DEL MOVIMENTO #CAMBIE-RAI FINISCONO SUL "GUARDIAN" CHE TITOLA: "ALLA TV PUBBLICA ITALIANA VIENE CHIESTO DI SMETTERE DI PROMUOVERE CONTENUTI RAZZISTI E OMOFOBI" - NELL'ARTICOLO CITATI I CASI DI BLACKFACE E LA TENTATA CENSURA A FEDEZ - PROTESTE ANCHE CONTRO MEDIASET PER LA PUNTATA DI "STRISCIA" IN CUI HUNZIKER E SCOTTI HANNO MIMATO GLI OCCHI A MANDORLA DEI CINESI...

Dagonews da The Guardian

 

Torre Rai

La Rai finisce sul Guardian. Il prestigioso quotidiano britannico ha raccolto la voce di un gruppo di attivisti che si battono contro il razzismo, l'omofobia, l'antisemitismo e il sessismo e che hanno inviato una lettera di protesta all'emittente pubblica italiana. Titolo: "Italian public broadcaster asked to stop promoting 'intolerable' content" (Alla tv pubblica viene chiesto di smettere di promuovere contenuti "intollerabili").

 

Il Guardian fa un rapido riepilogo delle ultime vicende che hanno coinvolto la tv pubblica italiana: l'accusa di aver utilizzato il blackface (i volti dipinti di nero) nei suoi spettacoli, risolta con tante scuse ma senza una un chiaro divieto alle produzioni e la tentata censura a Fedez («un rapper italiano»).

 

Fedez censura

«Come emittente a pagamento del pubblico, la Rai dovrebbe rappresentare un'istituzione in grado di informare e promuovere la cultura e lo spettacolo in modo plurale e inclusivo» ha detto al Guardian Alessia Reyna, fondatrice britannica del DEI Futuro Antirazzista, una delle firmatarie della lettera.

 

«La situazione è molto peggiore di quanto si possa immaginare, ma non è solo la Rai». Reyna si riferisce alla messa in onda su Mediaset di una puntata del 2014 di Striscia la Notizie. Nell'episodio in questione i due presentatori (Michelle Hunziker e Gerry Scotti) fanno gesti offensivi sugli occhi dei cinesi deridendo il loro accento.

 

Striscia

«Abbiamo chiesto al canale di cancellare l'episodio e porgere delle scuse e ci siamo sentiti rispondere "questa è satira, e se non la capisci..."», ha detto Reyna. E non mancano i riferimenti alla vicenda che ha coinvolto Pio e Amedeo.

 

Gli attivisti hanno anche individuato diverse occasioni in cui i media italiani hanno utilizzato la parola «N», tra cui un dj radiofonico che in aprile ha detto ai «guerrieri della giustizia sociale» di «rilassarsi» perché «N» è solo una parola.

 

Dei Futuro Antirazzista Pagina FB

È nato così il movimento #CambieRai, che ad aprile si è riunito per protestare davanti agli uffici di Rai e Mediaset a Roma, Milano e Torino e che chiede alla Rai di creare un comitato consultivo per la diversità e l'inclusione.

 

In un'intervista all'Associated Press la scorsa settimana, Giovanni Parapini, direttore dell'emittente per le cause sociali, ha detto che la rete pubblica non ha accettato le critiche di #CambieRai, «perché ciò significherebbe che la RAI in tutti questi anni non ha fatto nulla per l'integrazione».

 

La pagina del Guardian

Parapini ha osservato che la rete non è mai stata chiamata dalle autorità di regolamentazione e che la sua programmazione ha incluso le minoranze fin dagli anni Novanta, ai tempi del giornalista sportiva Idris, fino ad oggi, con il progetto di organizzare a luglio un festival televisivo con gli italiani di seconda generazione.

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