luciano pavarotti al columbus day

REMEMBERING LUCIANO - NICOLETTA MANTOVANI:AL COLUMBUS DAY DI NEW YORK VOLEVA SFILARE A CAVALLO, GLI DISSERO CHE NON C'ERANO PRECEDENTI E NON ERA POSSIBILE. POI CI RIPENSARONO. MA C'È UN EPISODIO CHE NON SI CONOSCE. LA VEDE QUELLA MACCHIA SCURA SOTTO IL CAMICIONE CON I COLORI DELLA BANDIERA AMERICANA? È UN GIUBBOTTO ANTI PROIETTILE. LUCIANO DUE GIORNI PRIMA AVEVA RICEVUTO UNA LETTERA ANONIMA: NEL MOMENTO IN CUI AVREBBE ABBRACCIATO IL PRESIDENTE JIMMY CARTER, UN CECCHINO AVREBBE SPARATO. LUI ANDÒ, MA…”

Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera”

 

nicoletta mantovani foto di bacco

«Ricorda quella volta in cui, durante una cena a Parigi, mi disse: il maestro ha risposto che l'artista è lui, ed è lui a dare le interviste? Nicoletta Mantovani sorride con una goccia di malizia, e la timidezza che non l' ha mai abbandonata del tutto: «Sì! Stavamo già insieme da un bel po'. Non potevo dirle altro, la nostra era solo prudenza».

 

Passarono pochi giorni e sulla copertina di Oggi apparve la foto rubata di Luciano Pavarotti e Nicoletta Mantovani che si baciavano alle Barbados. Lo scandalo, la reazione di Adua, la prima moglie: «Luciano, stai oltrepassando il punto di non ritorno». Quel momento drammatico nella vita del tenore si ritrova nel bel documentario-ritratto di Ron Howard intitolato Pavarotti che è stato mostrato all' ultima Festa del cinema di Roma.

 

Jaume Aragall - Luciano Pavarotti - Josep Carreras - Katia Ricciarelli

Nicoletta quella sera a cena ci aveva raccontato di come era stata ribaltata la sua vita, da studentessa a segretaria del tenore del secolo, dagli esami universitari ai viaggi in tutto il mondo, mentre lui cantava nei teatri, nei parchi, negli stadi. Le chiedemmo, invano, di raccontare quello straordinario cambio di vita.

 

A fine novembre Nicoletta ha compiuto 50 anni. Nel suo sguardo c'è una rassegnata serenità, qualcosa che è stato e non sarà più, il sapore di quindici anni irripetibili. Ci accoglie nella casa museo alle porte di Modena che fu il loro nido d' amore. La prima stanza è quella di Alice, la loro figlia che tra due giorni avrà 17 anni. C'è ancora il cavallo a dondolo che lui le portò da Mosca. «Gli abbracci di Luciano mi proteggevano. Il suo sorriso coinvolgente mi davano serenità, gioia, forza. Nostra figlia Alice ha lo stesso sguardo del padre».

 

Leone Magiera Luciano Pavarotti

Che ragazza è, Alice?

«Determinata, tosta, difende diritti importanti, le piace informarsi, fa il classico. Non sa cosa farà da grande. Non lavorerà in campo artistico. Forse sarà giudice o si darà alla politica. Ha preso il senso di giustizia del padre. Aveva 4 anni quando Luciano venne a mancare. Di lui, ricorda quando vedevano alla tv i cartoni di Nemo , o quando dipingevano insieme».

 

In che rapporti è con le tre figlie che Pavarotti ebbe dal primo matrimonio?

«La rottura con loro non c' è mai stata. Da quando Cristina ha avuto Caterina, che ha la stessa età di Alice, ci capita di fare le vacanze insieme. Amiche con loro tre è una parola grossa ma ci vediamo regolarmente, una o due volte al mese. I filmati e i ricordi per il documentario di Ron Howard le abbiamo date tutte noi, l'archivio e la Fondazione che porta il nome di Luciano».

 

Adua, la donna che lo accompagnò fin dai suoi primi successi giovanili, intervistata da Howard dice: «Mi parlavano di tradimenti e non volli mai credervi, quando avevo dei sospetti Luciano mi giurava che non era vero niente. Capii dopo che diceva il falso».

nicoletta mantovani luciano pavarotti

«Ron Howard, che ha fatto un lavoro straordinario con lo sguardo di chi non era appassionato d'opera, ha dato la possibilità a tutti quelli che hanno amato Luciano di parlare. Con Adua non ho rapporti, ci siamo incontrate una sola volta a un funerale. C' è una vecchia intervista in cui Luciano dice: "Soffrivo anch'io, mia moglie di più. Ma mi ero innamorato". Il filmato è uscito in tutto il mondo, in Usa ha incassato quasi 7 milioni che è una cifra enorme per un documentario, ed è stato il secondo più visto degli ultimi cinque anni dopo quello su Amy Winehouse».

 

Come vi eravate conosciuti?

«Avevo 23 anni, lui 34 in più. Ero una studentessa bolognese di Scienze naturali in cerca di un lavoro estivo. Mi presentai al colloquio, proprio qui accanto, nella scuderia che oggi non c' è più, e mi imbattei in lui. Che non doveva esserci, naturalmente non partecipava a quelle riunioni. Ero imbarazzatissima. Lui mi scrutava, io zitta. Presi coraggio e gli chiesi: le piacciono i cavalli? E lui: la prossima domanda è se mi piace cantare? Fui assunta. Luciano entrava in ufficio tutti i giorni, le sue collaboratrici non capivano».

 

Dopo sei mesi, una notizia traumatica.

luciano pavarotti nicoletta mantovani

«Eravamo a Los Angeles, dal bacino in giù non sentivo più niente. Non sapevo nemmeno cosa fosse la sclerosi multipla. Luciano mi disse: fin qui ti ho amato. D' ora in poi ti adorerò. Decidemmo di non dire niente a nessuno salvo (anni dopo) a Rita Levi Montalcini, incontrata in un' occasione pubblica. Luciano fu straordinario nel rincuorarmi».

 

Cosa le diceva?

« Mi raccontava della guerra, durante i bombardamenti in casa si mettevano in circolo e cantavano tutti assieme cercando di superare il rumore delle bombe. Poi mi diceva di non guardare la sclerosi come qualcosa di negativo, era un' opportunità per migliorarsi. Ho capito che era una parte di me, l' avrei avuta per sempre, dovevo imparare a conviverci».

 

Quali cure fece?

luciano pavarotti nicoletta mantovani

«Tradizionali, all' inizio. Venticinque anni fa ci si curava con il cortisone, poi passai all' interferone con effetti collaterali pesanti. Per puro caso incontrai il professore Zamboni, chirurgo vascolare: scoprì che molti suoi pazienti avevano tratti in comune con i malati di sclerosi. La sua cura è ancora sotto sperimentazione, ma ha avuto riconoscimenti scientifici».

 

luciano pavarotti ph adolfo franzo'

Il momento più bello e quello più doloroso fra lei e Pavarotti?

«Quando mi laureai era in tournée a Tokyo. Prese un volo e mi raggiunse a Bologna, stavo festeggiando con i parenti. La mattina dopo ritornò in Giappone. Dolori, ne abbiamo avuti tanti, i gemellini...Riccardo è nato morto. Lui cantava per passione, aveva una forma di devozione per l' opera».

 

Chi considerava suo rivale, Domingo?

«Nessuno, ascoltava gli altri per imparare ma si sentiva in competizione con se stesso.

Sognava di duettare con Mina, avevano in progetto un Magnificat scritto appositamente da Marco Frisina, ma saltò. Io volevo farlo cantare con Vasco, che è un mio idolo. Ma a Vasco non piacciono i duetti».

 

È stata lei a lanciare il cross over con i concerti Pavarotti & Friends in tv?

Luciano Pavarotti e il soprano Mirella Freni

«No, erano già nati. Ma è vero che mi adoperai per farlo duettare con i miei cantanti preferiti, come Bono degli U2. Luciano si presentò a lui senza preavviso gli disse: Dio ti metterà una canzone nel tuo cuore per me. Bono sorrise, un po' incredulo. Poi scrisse Miss Sarajevo. Luciano diceva: se insegni amore non ci sono guerre. Era davvero Nemorino dell' Elisir d' amore , l' innocente che ha fiducia nel prossimo. In questa casa predomina il giallo. Amava il sole, la luce, voleva esserne inondato appena fosse giorno, fece costruire il lucernaio».

 

Ha partecipato alla ristrutturazione?

«No, voleva fare tutto lui. Impiegò dieci anni, diede indicazioni e disegni agli architetti».

 

Se un arredamento non le piaceva?

«Eh, me la facevo andar bene. È rimasto tutto com' era, la sua presenza è fortissima, a volte mi sembra che possa spuntare da un momento all' altro. In cucina, il suo regno, c' è due di tutto, due lavelli, due lavastoviglie».

 

adua veroni luciano pavarotti nicoletta mantovani

In mezzo a tutti questi ricordi, sembra più di un grande artista con il frac, il sorriso aperto a una ruspante, generosa bonomia emiliana, il fazzoletto in mano e le braccia aperte che sembra abbracciare il mondo.

«Ma sa, per la Decca ha venduto 90 milioni di dischi, fu premiato alla Casa Bianca da Kofi Annan, ci sono lettere di Frank Sinatra che gli disse, dopo un loro duetto, che My Way era diventata Our Way . Qui c' è la celebre foto ingrandita al Columbus Day di New York. Voleva sfilare a cavallo, gli dissero che non c'erano precedenti e dunque non era possibile. Ci ripensarono. Ma c'è un episodio che non si conosce. La vede quella macchia scura sotto il camicione con i colori della bandiera americana? È un giubbotto anti proiettile. Luciano due giorni prima aveva ricevuto una lettera anonima: nel momento in cui avrebbe abbracciato il presidente Jimmy Carter, un cecchino avrebbe sparato. Lui andò, ma mi confessò di avere avuto un brivido in quel momento».

JIMMY CARTER E LUCIANO PAVAROTTI

 

Nel filmato gli chiede come avrebbe voluto essere ricordato.

«Era un filmino amatoriale. Come artista, il fatto di aver portato la lirica alle masse. Come uomo, aveva il rimpianto di non aver potuto essere il padre che avrebbe voluto essere».

 

Se ripensa a quei 15 anni?

«È un misto di sentimenti, la malinconia certo... Non è semplice andare avanti portandosi dentro tutto».

 

LUCIANO PAVAROTTI AL COLUMBUS DAY

Dopo Luciano

«Ho avuto una relazione importante di 7 anni con un uomo che gestisce teatri. Non abbiamo resistito alla crisi del settimo anno. La vita va avanti e Luciano avrebbe voluto questo, che continuassi a vivere. Sarà sempre nel mio cuore, è stato tutto, il mio compagno di vita, il mio maestro, il padre di mia figlia. Non poteva augurarmi che di sorridere alla vita».

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