selfie mortali

REQUIEM PER I SELFIE-CIENTI – NEGLI ULTIMI TREDICI ANNI SONO MORTE CIRCA 379 PERSONE, LA MAGGIOR PARTE DEI QUALI SOTTO I 25 ANNI, MENTRE SI SCATTAVANO SELFIE – IL PAESE CON LA MAGGIOR PARTE DELLE VITTIME È L'INDIA (100 SU 379), SEGUITA DA STATI UNITI E RUSSIA, AL PUNTO CHE IN INDIA SONO STATE ISTITUITE LE NO “SELFIES ZONE” (IN PARTICOLARE VICINO ALLA COSTA) – DAGLI ANIMALISTI CHE SI AVVICINANO TROPPO A SQUALI, ORSI E LEONI A GLI SVALVOLONI CHE SCALANO GRATTACIELI...

Simonetta Sciandivasci per "la Stampa"

 

seflie mortali 2

C'è almeno un grosso discrimine da fare tra le 379 persone che, negli ultimi tredici anni, sono morte con lo smartphone in mano, mentre si scattavano un selfie. C'è chi è morto per farsene uno, e questo dice forse qualcosa sul senso dell'impresa, oggi, e del modo in cui è slegata dall'avventura, e c'è chi è morto facendosene uno.

 

seflie mortali 3

 In entrambi i casi, s' è trattato di un tragico errore, un calcolo sbagliato, un incidente, ma c'è differenza tra l'alpinista influencer che si arrampica su una sommità rocciosa per farsi una foto e, nel prendere il telefono, scivola, cade e muore, e la mamma che, per fotografarsi con la figlia neonata, sulle scale mobili, perde la presa della bambina, che precipita nel vuoto e muore. Conta valutare quella differenza, se l'esito è lo stesso? 

 

no selfie zone

Sì, conta. Da una parte c'è un Icaro, dall'altra c'è un imbranato. Muoiono nello stesso modo e questo è solamente uno dei molti esempi di come il tragico sia diventato eminentemente grottesco. 

 

Ieri, molte agenzie hanno diffuso le rilevazioni dello studio di iO Foundation, un'organizzazione no profit che si occupa di diritti digitali che ha analizzato tutte quelle 379 morti per selfie: viene fuori che l'aumento dei casi è costante (e infatti se n'è parlato spesso, c'è un bollettino ogni anno), e che quindi si può ormai parlare di un fenomeno (sinistro, naturalmente, ma pure ridicolo); che il Paese con più vittime è l'India (100 di quei 379 sono indiani), seguito da Stati Uniti e Russia; che le vittime sono soprattutto giovani con meno di venticinque anni. 

seflie mortali 4

 

Sono morti animalisti che si sono incautamente avvicinati a squali, orsi, leoni, naturalmente per fare una foto di gruppo; turisti che hanno messo il piede dove non avrebbero dovuto; acrobati; chef; youtuber disposti a un pericoloso show dei record pur di uscire dall'anonimato. Solo quest' anno, trentuno persone sono morte facendosi un selfie o per farsi un selfie. Sembra nulla, non è vero? Rispetto ai numeri enormi del Covid, tutto o quasi tutto è risibile. 

 

Tanti o pochi che siano, i morti per selfie esistono ed esisteranno: il selfie è ormai da considerare una delle cause di morte del nostro tempo, un rischio dal quale esistono infatti cartelli stradali, indicazioni e linee guida che ci mettono in guardia. Un tragicomico opuscolo distribuito in Russia alcuni anni fa, cerchiava in rosso omini stilizzati che si facevano una foto sui binari, su una gru, aggrappandosi a un'antenna della tv in terrazza (sì, davvero), dando un biscottino a un orso polare. 

 

seflie mortali

In India, già dal 2015 - l'anno che il Guardian definì «the year of dangerous selfie» - sono state istituite le no selfies zone, in particolare vicino alla costa: grandi cartelli gialli sbarrano gli smartphone come se delimitassero un campo minato. Esiste persino una piattaforma online, #selfietodiefor, che offre informazioni e supporto per le vittime, tenta di fare prevenzione e tenta, soprattutto, di coinvolgere tutti nella sua campagna - in che modo? 

no selfie zone

 

Per esempio, se hai un amico incauto, che è solito fotografarsi la faccia mentre guida a 220 all'ora sulla Bradanica, ti dice come farlo ragionare e disintossicarlo da quella sua abitudine andrenalinica. Sul sito, si legge che #selfietodiefor è «un movimento educativo»: vuole dirci non semplicemente quali rischi corriamo quando ci autoscattiamo una foto, ma pure creare massa critica, fare in modo che le persone non trovino accattivanti le foto mozzafiato e rischiose, così che chi le scatta non abbia più ragione di farle per cercare engagement. 

selfie mortali 6

 

Se sia un intento ingenuo è difficile stabilirlo, tuttavia è piuttosto chiaro che chi scala un grattacielo per farsi una fotografia mentre barcolla in cima non è semplicemente a caccia di like. C'è qualcosa di più: c'è Icaro. C'è l'umanissimo tentativo di travalicare l'umano, che è ciò che rende pericoloso qualsiasi mezzo a nostra disposizione - ci ammazziamo con le automobili, con il cibo, con i vibratori, con i piercing, con il sesso. 

 

selfie mortali 5

In Io e Annie, Woody Allen dice a un certo punto: «Tutto quello che prima faceva bene, ora fa male, come il latte». La funzione fa l'uso, l'uso fa l'abitudine, il rischio libera dall'abitudine. Poi ci sono gli sbadati, i goffi che non cercano impresa, né un antidoto alla pigrizia, e muoiono inciampando mentre si fanno una foto per puro caso: sarebbero potuti morire inciampando mentre calavano la pasta. 

 

selfie mortali 4

A una giusta distanza tra i primi e i secondi, ci sono i morti per selfie che finiscono nelle classifiche del Darwin Awards, il riconoscimento per chi muore da fesso e «migliora il pool genetico umano rimuovendosi da esso in modo platealmente stupido». Tra gli insigniti della targa, i morti per selfie non sono i più grotteschi: una volta, ci è finito un poveretto morto saltando da un aereo per filmare dei paracadutisti, dimenticandosi però di indossare anche lui un paracadute. 

 

Le storie di chi perde la vita in modi tanto assurdi mostrano quanto è facile morire: basta la distrazione di un attimo. Basta la descrizione di un attimo: la foto, appunto.

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