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ALLA RICERCA DEL "PAZIENTE ZERO" - DA WUHAN A MILANO, GLI SCIENZIATI DI TUTTO IL MONDO SONO IMPEGNATI A SCOPRIRE DI PIU' SULL'ORIGINE DELLA PANDEMIA - PER ADESSO LE TRACCE SI FERMANO AL PAZIENTE S01 E ALL'8 DICEMBRE 2019, IL GIORNO IN CUI HA MANIFESTATO I PRIMI SINTOMI - MA I DATI SONO CONFUSI E L'ACCESSO ALLE INFORMAZIONI E' FILTRATO DAL GOVERNO CINESE - COSI' GLI 007 DELLA MEDICINA SI SONO MESSI A CERCARE TRACCE NEL RESTO DEL MONDO E...

Dagotraduzione dal Washington Post

 

Il mercato del pesce

Il contabile ha iniziato a sentirsi male l’8 dicembre 2019. Avrebbe poi detto agli esperti dell’Oms di non aver frequentato il mercato del pesce di Wuhan: gli preferiva un vicino RT-Mart, elegante supermercato a più piani sulla riva orientale del fiume Yangtze. Non tornava neanche da un viaggio. In che modo si era preso quel virus, allora?

 

La ricerca sulle origini del virus si ferma qui, al paziente S01, il primo caso confermato di Covid in Cina, su cui si hanno pochissimi dettagli, tutti inseriti nel rapporto congiunto Oms-Cina pubblicato a marzo. Si sa per certo che S01 non è un pescivendolo, né un cacciatore di pipistrelli, e neanche uno scienziato di laboratorio. Fa il contabile, si chiama Chen ed è solito andare a fare la spesa in un grande supermercato.

 

coronavirus

«Possiamo dire sorprendentemente poco sulle origini della pandemia» ha ammesso Sergei Pond, professore di biologia alla Temple University, che ha analizzato alcune delle prime sequenze genetiche del SARS-CoV-2. «Stiamo osservando pochissime sequenze e stiamo cercando di imparare molto».

 

I dettaglia sono confusi anche per S01, il paziente più esaminato. Il rapporto dell’Oms lo associa a una sequenza campione “EPI_ISL_403928”, che però appartiene a un altro paziente, un lavoratore del mercato di 61 anni morto di shoc settico dopo essersi ammalato il 20 dicembre 2019. Almeno questo dice la China National Center, la banca dati ufficiale sulla bioinformazione.

 

Il laboratorio di Wuhan

La sequenza campione giusta per S01 sembrerebbe di più quella di un 41enne a cui fu diagnosticato il coronavirus a fine dicembre, un caso che allarmò i medici e spinse Li Wenliang a far trapelare la notizia sui social media. Ma, sempre attingendo al database ufficiale cinese, l’uomo risulta essere stato ricoverato il 16 dicembre. A detta dell’Oms, l’agenzia delle Nazioni Unite sta esaminando la discrepanza.

 

Nonostante sia forte il desiderio di scoprire l’origine della pandemia, spesso gli scienziati impiegano anni per stabilire la provenienza di un virus e il percorso che ha seguito. E l’accesso limitato ai campioni biologici e ai documenti originali concesso dal governo cinese all’Oms e al resto del mondo non aiuta. I ricercatori hanno così raccolto qualche indizio in altri posti nel mondo, tra Milano e Parigi, per ricostruire la dinamica dei fatti nei giorni precedenti alla malattia di S01.

 

In Europa

 

Giovanni Apollone

Il 5 dicembre 2019, tre giorni prima che S01 manifestasse i sintomi del virus, fu effettuato un tampone orale a un bambino di 4 anni che viveva fuori Milano perché sospettato di aver contratto il morbillo. Mesi dopo, risultò positivo al Covid. Il caso è stato esaminato in uno dei numerosi studi europei sulla circolazione del virus fuori dalla Cina nei giorni e mesi precedenti alla sua scoperta ed è stato pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases.

 

In Francia alcuni ricercatori sostengono di aver trovato tracce di virus anche prima, a novembre 2019. L’Istituto Nazionale francese per la salute e la ricerca, insieme ad altre strutture, ha esaminato retrospettivamente oltre 9.000 campioni raccolti tra novembre 2019 e marzo 2020 per un progetto sulla salute pubblica. Il risultato? «Abbiamo trovato anticorpi nei campioni raccolti la prima settimana di novembre, ma non avevamo soldi a sufficienza per analizzare quelli più vecchi» ha detto Marie Zins, direttore scientifico del progetto. «Peccato, perché a novembre abbiamo avuto sette volontari positivi, di cui due nella prima settimana di novembre». Certo, hanno scritto nello studio, esiste la possibilità di falsi positivi, ma averli sbagliati tutti è altamente improbabile.

 

Veglia per il medico Li Wenliang a Hong Kong

Lo studio più controverso è italiano. A novembre alcuni ricercatori hanno scritto in un articolo di aver trovato tracce del virus già a settembre 2019, una scoperta che «potrebbe rimodellare la storia» della pandemia. I campioni di sangue sono stati raccolti nel 2019 per uno screening sul cancro. Li hanno analizzati gli scienziati dell’Istituto dei Tumori di Milano e dell’Università di Siena, scovando tra questi più del 10% di casi con anticorpi contro il coronavirus, tra cui campioni del settembre 2019.

 

Giochi Militari Mondiali

Considerata l’importanza della notizia, l’Oms ha richiesto un nuovo test da parte di un altro laboratorio, nei Paesi Bassi. Il processo si è concluso ma il laboratorio si è rifiutato di fornire dettagli e l’Oms ha rinviato la questione ai ricercatori originali. Giovanni Apollone, direttore scientifico dell’Istituto dei Tumori, ha spiegato che non erano tutti d’accordo su come interpretare i risultati del nuovo test. Apollone ha spiegato che il suo team sta lavorando a un nuovo documento, che uno dei ricercatori olandesi non firmerà.

 

Stazione di monitoraggio, Universita? di Wuhan

«Dal nostro punto di vista posso dirvi che i risultati sono favorevoli allo studio originale, ma in uno scenario molto complesso» ha spiegato. Emanuela Montomoli, coature dello studio, ipotizza invece che possa essere circolato un ceppo «meno trasmissibile». Non tutti sono d’accordo sul fatto che un virus possa aver circolato così a lungo inosservato. Altri studi invece dimostrano che è possibile una trasmissione anticipata su piccola scala.

 

È difficile confermare come si sono infettati i primi pazienti. Zins ha detto che, tranne uno, i pazienti con anticorpi in Francia non avevano legami con la Cina. Alcuni funzionari cinesi hanno ipotizzato che il virus sia stato portato in Cina da altri paesi, ma è una teoria che non ha trovato sponde nel resto del mondo.

 

Scimmi in gabbia a Wuhan

A Wuhan le ricerche ufficiali di pazienti precedenti S01 non hanno avuto successo. Nel rapporto dell’Oms, il governo cinese ha detto di aver controllato dozzine di primi casi sospetti trovandoli tutti negativi.

 

Diversi team scientifici stimano che l'epidemia possa essere iniziata già nell'ottobre 2019. Sarebbe stato facile non vedere i primi casi: la Cina era nel bel mezzo della sua peggiore stagione influenzale da più di un decennio. Le statistiche ufficiali mostrano che a novembre 2019 i casi di influenza in tutta la Cina era cinque volte quelli di un anno prima. A dicembre erano nove volte più alti.

 

Ricercatori a Wuhan

Alcuni chiedono un’’indagine sui Giochi Militari Mondiali. Ma è stato solo uno dei tanti eventi internazionali che si sono svolti quell’inverno a Wuhan, e ognuno è stato un potenziale veicolo di trasmissione e diffusione all’estero del virus. Con i suoi 11 milioni di abitanti, Wuhan ha più residenti di New York.

 

Nel settembre 2019 Angela Merkel ha visitato Wuhan. A Wuhan si sono poi susseguiti: i Giochi Mondiali Militari, il più grande salone automobilistico asiatico, un forum mondiale di costruttori di ponti, un raduno internazionale di scienze dei materiali e una riunione degli ex studenti dell'Università di Pechino. Il 20 dicembre, quando gruppi di lavoratori del mercato del pesce hanno iniziato ad ammalarsi, il fondatore di Alibaba Jack Ma e il fondatore del marchio di smartphone Xiaomi Lei Jun erano a Wuhan per una conferenza economica.

 

Laboratorio di Wuhan

Ci sono state le prime voci. Una residente di Wuhan, Stella Zhou, ha ricordato al Washington Post di aver sentito parlare di una misteriosa polmonite in un asilo nido l'8 dicembre 2019, lo stesso giorno in cui il paziente S01 si è ammalato e quasi un mese prima dell'annuncio ufficiale. Un altro residente, Zhu Wei, ha detto che alcuni dei primi casi probabilmente non sono stati diagnosticati.

 

«Tutti intorno a me hanno la sensazione che il numero reale fosse molto più alto del conteggio ufficiale», ha detto Zhu. «All'inizio, c'erano molti che non avevano la possibilità di fare il test o non potevano ricevere cure mediche». Il rapporto dell’OMS menziona pazienti sospetti in precedenza, ma afferma che non sono stati resi disponibili per le interviste.

 

Mercato di Wuhan

Secondo gli scienziati, a novembre 2019, il coronavirus aveva probabilmente infettato un piccolo numero di persone a Wuhan. La città brulicava di attività, creando percorsi infiniti che un virus poteva percorrere.

 

Il 2 novembre, una manciata di studenti italiani in scambio si è seduta a una scrivania blu brillante in un'università di Wuhan per cimentarsi con la calligrafia cinese. La settimana successiva, 2.000 persone vestite di "hanfu", gli antichi abiti cinesi fluenti, si sono riunite alla Torre della Gru Gialla per un festival. Più tardi, a novembre, circa 200.000 persone, inclusi visitatori provenienti da 20 paesi, hanno visitato una fiera agricola.

 

Istituto di virologia di Wuhan

Quel mese, uno scienziato cinese per la conservazione della fauna selvatica ha fatto una visita di routine al mercato Huanan che aveva monitorato per due anni e ha confermato che stava ancora vendendo animali selvatici in cattive condizioni igieniche, come scrisse in seguito il suo team sulla rivista Scientific Reports.

 

E il 19 novembre 2019, l'Istituto di virologia di Wuhan ha tenuto una sessione annuale di formazione sulla sicurezza del personale. Secondo un post sul sito web dell'istituto, il vicedirettore della sicurezza Hu Qian ha discusso dei problemi di sicurezza riscontrati durante gli audit dello scorso anno.

 

WUHAN

La ricerca dell'origine è stata ostacolata da scarse prime informazioni, alcune delle quali inaffidabili o mancanti. Gli archivi online di due giornali statali locali, l'Hubei Daily e il Chutian Metro Daily, non sono più accessibili prima del 5 novembre 2019, secondo i controlli di The Post. L'editore dei giornali non ha risposto a una richiesta di commento.

 

Il biologo Jesse Bloom ha fatto scalpore il mese scorso quando ha annunciato di aver recuperato 13 sequenze genetiche precoci del coronavirus che erano state cancellate da un database dai ricercatori di Wuhan per ragioni sconosciute. «Come scienziati, dobbiamo trovare il modo di ottenere più dati sui primi casi», ha detto.

 

BEN EMBAREK E LA MISSIONE OMS A WUHAN

Pond, il professore della Temple University, sostiene che l'articolo di Bloom ha sottolineato quanto pochi dati esistano sui primi giorni della pandemia. Quelle sequenze recuperate colmano alcune lacune nella ricostruzione di come si è evoluto il virus, rafforzando la teoria secondo cui il mercato di Wuhan non era l'unica fonte dell'epidemia, ha spiegato. «Anche solo 13 nuove sequenze, che se ci pensate, sono una piccola quantità, possono modificare in modo abbastanza sostanziale la comprensione dell'origine della pandemia», ha detto Pond.

membri oms a wuhan

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