carcere prigione detenuto

RIEDUCARE I CRIMINALI? MACCHÉ, DAL CARCERE ESCONO PEGGIO DI PRIMA - UN DETENUTO SU QUATTRO È SOTTO PSICOFARMACI - NEL 2018 SI SONO TOLTI LA VITA 61 DETENUTI, IL 33% IN PIÙ RISPETTO AL 2015 - AUMENTANO GLI EPISODI DI AUTOLESIONISMO E LE AGGRESSIONI AGLI AGENTI DELLA POLIZIA PENITENZIARIA - I PROBLEMI CRONICI DI SOVRAFFOLLAMENTO E ASSENZA DI ATTIVITÀ LAVORATIVE PER I DETENUTI…

Franco Giubilei per “la Stampa”

 

UN DETENUTO NELLE CARCERI ITALIANE

Il dato secco è impressionante: il 27% dei detenuti italiani viene sottoposto a terapia psichiatrica, percentuale che, come tutte le medie statistiche, oscilla fra l' incredibile 97% della casa di reclusione di Spoleto e il minuscolo 0,6% di Volterra.

 

BOOM DI AUTOLESIONISMO

L' associazione Antigone, con la sua ricerca condotta su oltre 60 istituti detentivi su 190, alza il velo sull' ennesima, grave espressione di disagio del mondo carcerario italiano. Forme di sofferenza che spesso sfociano in aggressioni agli agenti di polizia penitenziaria, atti di autolesionismo dei reclusi e suicidi: nel 2018 si sono tolti la vita 61 detenuti, il 33% in più rispetto al 2015 (quando erano stati 39), ma è soprattutto il divario con quanto accade fuori dal carcere a dare la misura della drammaticità della situazione: il tasso di suicidi calcolato su 10 mila persone nel mondo libero è sotto l' 1%, mentre dietro le sbarre un anno fa è balzato al 10,4%.

CARCERI ITALIANE

 

Il numero del 2019 aggiornato allo scorso 7 dicembre parla di 46 episodi. Un' emergenza così acuta, quella dei problemi mentali e delle loro conseguenze sulla vita all' interno delle carceri, che pochi mesi fa il capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria Francesco Basentini ha scritto al governo e ad altri organismi interessati una lettera dal titolo inequivocabile: «Interventi urgenti in ordine all' acuirsi di problematiche in tema di sicurezza interna riconducibili al disagio psichico».

 

«Occorre dedicare ogni sforzo all' implementazione dell' assistenza psichiatrica negli istituti, per le valutazioni delle persone detenute e per i contatti con i dipartimenti di salute mentale del territorio, ai fini della continuità terapeutica al ritorno in libertà», vi si legge. Vanno promossi «accordi su tutto il territorio nazionale fra direzioni penitenziarie e Asl» e soprattutto, per l' assistenza ai detenuti malati, vanno rafforzati «i servizi psicologici e psichiatrici».

CARCERI ITALIANE

 

Già, perché allo stato attuale, sempre secondo Antigone, l' assistenza è chiaramente insufficiente se, ogni 100 detenuti, la presenza settimanale media degli psicologi è pari a 11 ore e mezza, dato che precipita a 7 ore quando si parla di psichiatri. Sette ore alla settimana per cento persone significa che ogni recluso ha uno specialista a sua disposizione per quattro minuti e venti secondi, quanto basta a mala pena a un medico per fare una domanda, avere una risposta e prescrivere un medicinale.

 

Il che fa sorgere il dubbio ragionevole che un ricorso così generalizzato agli psicofarmaci sia spesso la risposta impropria a problemi di altro genere: «La situazione di istituti come quello di Spoleto, dove le persone in terapia psichiatrica superano il 97% del totale e le ore passate dagli psichiatri con cento di loro ogni settimana sono 2 e 21 minuti, ci dice che non si fa null' altro che prescrivere medicinali, trascurando qualsiasi altra forma di intervento, il che vuol dire che diventa anche uno strumento di controllo», sostiene Michele Miravalle, coordinatore nazionale dell' Osservatorio sulle condizioni detentive di Antigone.

 

20 ORE AL GIORNO DI OZIO

CARCERI ITALIANE

Gli ansiolitici sono i medicinali cui si ricorre più spesso e con cui si interviene su detenuti nelle attività rieducative, scolastiche e lavorative ridotte al lumicino: «Occorrerebbe distinguere il disagio mentale vero dal disagio sociale legato alla famiglia di provenienza e alla povertà dei detenuti - aggiunge Miravalle -. Molti dei casi trattati come psichiatrici hanno proprio di questi problemi. D' altra parte chi non impazzirebbe a passare venti ore al giorno di ozio penitenziario?».

 

Il contesto di sovraffollamento cronico - 123,5% il dato medio - ovviamente non aiuta, così come non aiuta la scarsità del servizio assicurato dalle Asl in certe realtà: «A Foggia, dove ci sono oltre 600 detenuti, non c' è neanche uno psicologo e gli psichiatri sono presenti per tre ore alla settimana per cento persone».

 

CARCERI ITALIANE

Felice Nava, direttore dell' Unità operativa di sanità penitenziaria Auls 6 di Padova, pensando all' enormità del dato di più di un detenuto su quattro in cura con psicofarmaci, indica un equivoco di fondo: «La prima distinzione da fare è fra patologia psichiatrica e disagio psichico: il reo folle ha le caratteristiche del soggetto malato per cui è in cura da psichiatri, ma non va confuso con chi, non avendo una patologia, esprime un disagio che si traduce in autolesionismo o in un tentativo di suicidio. Voglio dire che le percentuali dei soggetti veramente psicotici sono le stesse sia fuori che dentro il carcere, ma in prigione c' è il disagio psichico che si manifesta molto di più perché quello è un luogo estremo. E' la mancanza di attività rieducative e lavoro, propedeutiche alla riabilitazione, che induce questo problema».

 

CARCERI ITALIANE

Il superamento degli Opg L' impennata delle terapie psichiatriche degli ultimi anni, con ricorso indiscriminato alle benzodiazepine - «di cui in molti casi si abusa, come avviene col Rivotril» - aggiunge Nava, è anche legata a un evento importante per il nostro sistema carcerario: la fine degli Opg, gli ex manicomi criminali che ospitavano circa 1.500 persone. «Da quando, cinque anni fa, sono cominciati a diminuire gli invii di detenuti agli Ospedali psichiatrici giudiziari in vista della loro chiusura, nelle carceri hanno osservato l' aumento di problematiche mentali, un aumento che è esploso quando tutti gli Opg hanno cessato di esistere, fra il 2016 e il 2017», evidenzia Miravalle.

 

Nel frattempo venivano istituite le Rems (capienza complessiva di 600 posti su 32 centri, ndr), le Residenze per l' esecuzione delle misure di sicurezza gestite dai servizi sanitari territoriali, concepite per accogliere gli ex detenuti degli Opg oltre agli autori di reati giudicati incapaci di intendere e di volere, tutta gente che un tempo finiva dimenticata nei manicomi criminali.

 

La legge 81 del 2014 ha stabilito anche l' impossibilità, per quanti si ammalano di patologie mentali all' interno di un carcere dopo la condanna, di essere trasferiti nelle Rems: è in prigione che devono essere curati, al pari di qualsiasi altro paziente, e sono i medici delle Asl a dover farsene carico.

CARCERI ITALIANE

 

«L' intento del legislatore era proprio quello di evitare che anche le Rems, come avveniva una volta per gli Opg, diventassero un luogo dove scaricare i casi difficili», commenta Miravalle. Sulla carta tutto bene, peccato che il meccanismo ben presto si sia inceppato per la latitanza dei servizi psichiatrici territoriali, al punto che, riporta il coordinatore di Antigone, «oggi, parlando con qualsiasi direttore di carcere, fra le problematiche più rilevanti, ci sono i detenuti con problemi mentali».

 

Al Dap confermano le criticità, parlano di «forte preoccupazione» e mettono in evidenza la «difficoltà di dialogo con una pluralità di soggetti», cioè le Asl delle varie città che si regolano ognuna in maniera diversa.

Denunciano anche il «malessere dei detenuti manifestato con aggressioni al personale" e ricordano che "non sempre i nostri appelli (ai servizi sanitari territoriali, ndr) alla collaborazione, a parte alcune realtà, vengono seguiti». Ne fanno le spese i detenuti malati, soprattutto ora, durante le feste. Alcuni fra i 30 reparti psichiatrici attivi in altrettante carceri italiane sotto le feste dovranno chiudere per mancanza di assistenza, ma i pazienti resteranno lì, in prigione, coi loro disturbi. Quei reparti ospitano in tutto 300 persone, in più ci sono i malati in lista d' attesa, perché tutta l' Italia è paese, al di qua e al di là delle sbarre.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…