john gotti

C’ERA ANCHE JOHN GOTTI DIETRO LA STRAGE DI CAPACI? - VENTISETTE ANNI DOPO, CI SONO DUE NUOVI INDAGATI PER LA STRAGE IN CUI FU UCCISO GIOVANNI FALCONE: SONO I BOSS DELLA MAFIA CATANESE CHE AVREBBERO PORTATO A PALERMO UNA PARTE DELL'ESPLOSIVO - I PM INDAGANO ANCHE SU UN MISTERIOSO ESPERTO DI ESPLOSIVI, UOMO DI JOHN GOTTI, INVIATO IN SICILIA DALLA MAFIA AMERICANA PER ADDESTRARE GLI STRAGISTI…

Salvo Palazzolo per “la Repubblica”

 

JOHN GOTTI

Ventisette anni dopo, ci sono due nuovi indagati per la strage Falcone: sono i boss della mafia catanese che avrebbero portato a Palermo una parte dell' esplosivo.

Ma c' è, soprattutto, una nuova pista su cui hanno iniziato a lavorare i magistrati della procura di Caltanissetta, attorno a un misterioso esperto di esplosivi inviato in Sicilia dalla mafia americana per addestrare gli stragisti di Capaci. «Il forestiero arrivò a Palermo nei primi mesi del 1992»: il pentito Maurizio Avola - è lui uno dei nuovi indagati - ne aveva già parlato all' inizio della sua collaborazione, nel 1994, dopo aver confessato 80 omicidi.

 

Ma, all' epoca, aveva detto di non sapere chi fosse. Di recente, invece, l' ex killer catanese ha deciso di aprire anche questo capitolo, svelando al procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone che il «forestiero» era un uomo di John Gotti, il capo della famiglia Gambino di New York: «Aveva circa 40 anni, capelli castani, occhi scuri, alto 1,85, corporatura robusta, vestito in maniera molto elegante. Lo incontrai a Catania, a casa di Aldo Ercolano, che mi disse: "Oggi hai conosciuto una persona importante"».

strage di capaci 1

 

In quei giorni, Avola avrebbe portato «una certa quantità di esplosivo e dei detonatori a Termini Imerese », anche questo ha raccontato di recente. A fargli da staffetta sarebbe stato Marcello D' Agata, il suo capo, pure lui adesso indagato per Capaci dall' aggiunto Gabriele Paci, dai sostituti Pasquale Pacifico e Matteo Campagnaro. I verbali di Avola sono stati depositati nel processo bis d' appello per la strage Falcone: secondo l' accusa, un altro pezzo di verità, che non mette in discussione quanto già delineato dalle sentenze. E l' indagine continua.

 

Ci sono da scoprire i rapporti tra l' americano e l' artificiere di Capaci, il messinese Pietro Rampulla, legato ad ambienti della destra eversiva. «Ercolano mi disse che il forestiero aveva collaborato all' attentato», dice Avola. C' è da scoprire, soprattutto, quale ruolo avrebbe avuto Cosa nostra americana nella stagione delle stragi.

 

STRAGE CAPACI

Il telefonino Il pomeriggio della bomba di Capaci (scoppiata alle 17,56), uno dei telefonini (clonati) degli stragisti chiama tre volte un' utenza del Minnesota: "00161277746***"»: alle 15,17, 40 secondi; alle 15,38, 23 secondi; alle 15,43, 522 secondi. Le indagini dicono che sarebbe stato Antonino Gioè (poi morto suicida in cella) a chiamare, ma chi era il suo interlocutore?

 

Il pentito Antonino Giuffrè ha invece raccontato che poco prima delle stragi i cugini americani della famiglia Gambino avevano inviato un loro avvocato a Palermo, ufficialmente per cercare delle contromisure ai danni causati oltreoceano dalle dichiarazioni dei pentiti Buscetta e Mannoia.

 

john gotti

All'epoca, quell' avvocato era stato casualmente pedinato dalla squadra mobile che indagava sul libro mastro delle estorsioni del clan Madonia: il legale aveva preso una suite all' hotel Villa Igiea e riceveva diverse persone. È rimasto l' ennesimo giallo sull' asse Palermo- New York. Ce n'è un altro. L'albergo Al centralino del bellissimo albergo palermitano telefonava un cellulare utilizzato dal boss di Castellammare del Golfo Gioacchino Calabrò.

 

giovanni falcone maurizio costanzo

Era un telefonino clonato alla ignara signora Antonietta Castellone: anni fa, il consulente informatico Gioacchino Genchi scoprì che alcune conversazioni con Villa Igiea erano avvenute pochi giorni prima della strage Borsellino, il 13 e il 17 luglio 1992. I boss di Castellammare non sono stati comunque mai indagati per l' eccidio di via D' Amelio. Però, oggi, il filo degli indizi ci fa tornare al mese di luglio che inghiottì Borsellino e la sua scorta. «Il giorno prima della strage - ha spiegato il pentito Gaspare Spatuzza - nel garage di via Villasevaglios dove si caricava la 126 di esplosivo, c' era un uomo che non conoscevo ». Un altro misterioso artificiere. Lo stesso di Capaci?

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…