wilton gregory papa francesco concistoro 1

L’ESERCITO DEI “BERGOGLIO BOYS” – IL PAPA BLINDA IL CONCLAVE E SI ASSICURA UNA SUCCESSIONE A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA: SU 128 ELETTORI IN CARICA A UN PROSSIMO CONCLAVE, 73 SONO STATI SCELTI DA LUI – UN’ARMATA DI PROGRESSISTI IL CUI PORTABANDIERA È IL NEO CARDINALE WILTON GREGORY, PRIMA BERRETTA ROSSA AFROAMERICANA DEGLI USA E NEMICO DI TRUMP – POI C’È MARCELLO SEMERARO, UOMO DI FIDUCIA DEL PAPA, VICINO ALLE ISTANZE DEL MONDO LGBT E…

Lorenzo Bertocchin per "La Verità"

 

wilton gregory papa francesco concistoro 1

Il pasto consegnato alla porta della loro stanza a Santa Marta, così i neo cardinali hanno atteso in questi giorni la consegna della berretta rossa in periodo Covid. Il concistoro di ieri pomeriggio all' Altare della Cattedra della basilica di San Pietro è unico nella storia della chiesa, mai si erano visti i candidati in quarantena, ma così è in tempo di pandemia. E due candidati, l' ambasciatore del Vaticano in Brunei, Cornelius Sim, e l' arcivescovo di Capiz, Filippine, Jose Advincula, hanno ricevuto la berretta via streaming perché il viaggio è stato ritenuto troppo rischioso.

 

papa francesco wilton gregory concistoro

Sono tredici le nuove porpore del settimo concistoro di papa Francesco (quattro non elettori in quanto ultraottantenni) e ora, con l' infornata di ieri, il pontefice argentino ha già nominato il 57% dei cardinali partecipanti a un eventuale prossimo conclave. Su 128 elettori in carica, ben 73 sono stati scelti da papa Bergoglio. Volendo usare criteri politici è chiaro che il pontefice argentino governa la sua successione garantendosi una maggioranza con un orientamento ben preciso. Pastori con l' odore delle pecore, si dice, ma i ben informati sanno che Francesco quando deve decidere chi nominare, vescovo o cardinale che sia, esprime il desiderio che siano «avanzati».

concistoro 8

 

«Non gli piace il termine «progressisti»», sussurra alla Verità un uomo delle sacre stanze, «ma dice appunto di volere uomini «avanzati», poi la storia e la personalità delle sue nomine racconta di uomini pastoralmente e dottrinalmente «aperti» e «liberal», in una parola: progressisti».

 

Il simbolo più forte di questa linea di Francesco è il neo cardinale Wilton Gregory, arcivescovo di Washington, prima berretta rossa afroamericana degli Stati Uniti. Gregory è tassello importante delle nomine di Bergoglio nell' episcopato statunitense, fedele alla linea inaugurata con il cardinale di Chicago Blase Cupich e poi proseguita ad esempio a Newark con il cardinale Joseph Tobin. Il neo cardinale è noto per la sua pubblica opposizione al presidente Donald Trump, espressa in modo netto quando il presidente, in piene proteste del Black lives matter, si era fatto fotografare con una Bibbia in mano davanti alla statua di Giovanni Paolo II, nel santuario nazionale di Washington.

concistoro 9

 

«Trovo sconcertante e riprovevole», aveva tuonato Gregory, «che qualsiasi istituzione cattolica accetti di essere manipolata e che di essa si faccia cattivo uso in maniera da violare i nostri principi religiosi, che invece ci chiamano a difendere i diritti di tutte le persone».

 

Peraltro, l' episcopato americano con le nomine di Bergoglio di fatto è ulteriormente diviso, prova ne è la discussione sull' atteggiamento da assumere nei confronti di Joe Biden per le sue posizioni da «cattolico adulto» in tema di aborto e matrimonio gay.

wilton gregory

L' arcivescovo José Gomez di Los Angeles, presidente della conferenza dei vescovi degli Stati Uniti, ha detto che Biden è un problema perché «sosterrà politiche contrarie ad alcuni valori fondamentali a cui siamo cari come cattolici». C' è da ritenere però che non tutti i vescovi Usa la pensino così, di certo non i vescovi nominati in questi anni da papa Francesco, tutti con profilo soft power e aperti alla prospettiva politica del «cattolico adulto».

 

concistoro 6

Vicina alle istanze del mondo Lgbt come quella di Gregory c' è anche la pesante nomina a cardinale di monsignor Marcello Semeraro, uomo di fiducia di papa Bergoglio, da poco nuovo prefetto della Congregazione per le cause dei santi al posto del silurato cardinale Angelo Becciu. Già pastore della diocesi di Albano, Semeraro copre anche il ruolo cruciale nella geopolitica ecclesiale di papa Bergoglio di segretario del Consiglio di cardinali (il cosiddetto C6). Impegnato a sostenere l' agenda del pontefice durante il doppio sinodo sulla famiglia del 2014 e 2015, Semeraro è un vero e proprio ultras della pastorale di accoglienza per le persone omosessuali.

 

concistoro 4

Più in generale questa nomina si colloca nella scia di un' altra importante nomina cardinalizia italiana di Francesco, quella dell' arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, che molti indicano come il più papabile in un futuro conclave (più del filippino Antonio Tagle, altra stella nel firmamento della chiesa di papa Bergoglio). Gli altri italiani creati cardinali ieri sono il vescovo di Siena, monsignor Augusto Paolo Lojudice, conosciuto anche come «il prete dei rom», il francescano Mauro Gambetti, custode del Sacro convento di Assisi, entrambi futuri elettori, e poi gli over 80: monsignor Silvano Tomasi, a lungo osservatore permanente alle Nazioni unite di Ginevra; il predicatore della Casa pontificia, il cappuccino Raniero Cantalamessa; infine don Enrico Feroci, parroco a Santa Maria del Divino amore a Castel di Leva.

 

concistoro 3

Altra nomina importante nella geopolitica ecclesiale è quella del maltese Mario Grech, emerito di Gozo e segretario generale del sinodo dei Vescovi, personalità «avanzata» secondo il volere di Francesco. Dalle cosiddette «periferie» arrivano Celestino Aós Braco, arcivescovo di Santiago del Cile, Antoine Kambanda, arcivescovo di Kigali, in Ruanda. Tra i non elettori Felipe Arizmendi Esquivel, vescovo emerito di San Cristóbal de las Casas in Messico.

concistoro 2

 

Papa Francesco continua la sua legittima scelta di orientare in modo netto il futuro conclave. Così però potrebbe mancare un po' di quella parresia che lo stesso Francesco ha sempre invocato, a meno che non ci pensi lo Spirito santo.

concistoro 12concistoro 11concistoro 7concistoro 1concistoro 10concistoro 5

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…