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L’ULTIMA TENTAZIONE DEL GOVERNO: VACCINO OBBLIGATORIO PER TUTTI – MA IL 40% PER CENTO DEGLI ITALIANI NON NE VUOLE SAPERE DI VACCINARSI. E TRA GLI ESPERTI SI MOLTIPLICANO I DUBBI – CRISANTI NON MOLLA. “IL DIFETTO STA NELLA PROCEDURA AFFRETTATA. QUELLA CHE HO DETTO IO È UNA COSA OVVIA, SULLA BASE DELLE CONOSCENZE CHE ABBIAMO OGGI, IL VACCINO NON ME LO FACCIO” - GALLI E LOPALCO STANNO CON CRISANTI. E IL PREMIER CONTE? E’ PER LA LIBERTA’ DI SCELTA…

Marco Antonellis per “Italia Oggi”

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«Essere vaccinati non significa essere protetti al 100%, anzi si rischia pure di ammalarsi gravemente. Per essere tutti al sicuro, sarà indispensabile che tutti si vaccinino», quando un prodotto-scudo contro Covid-19 sarà disponibile. È il monito lanciato dal virologo Roberto Burioni, docente all' università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che sul portale «Medical Facts» da lui fondato interviene dopo i nuovi dati annunciati da Pfizer/BioNtech, ma anche dopo l' indagine Ipsos che svela i timori degli italiani sulla vaccinazione che verrà.

 

«In Italia l' atteggiamento della popolazione, inspiegabilmente, appare molto diffidente - commenta lo scienziato - Sarà indispensabile fare qualcosa e cominciare a pensarci finora», esorta Burioni. Oltre all' indagine Ipsos c' è anche uno studio appena condotto dall' università cattolica di Milano che evidenzia come il 41% degli individui intervistati ritiene tra il «per niente probabile» o a metà tra «probabile e non probabile» la possibilità di una futura vaccinazione.

 

vaccino

Il fatto che ben quattro italiani su dieci non ne vogliano sapere di vaccinarsi preoccupa non poco gli scienziati, i tecnici del governo e anche il premier Conte. La faccenda è terribilmente seria perché, senza un adeguato numero di vaccinati, il vaccino potrebbe risultare totalmente inutile e compromettere così sia la salvezza sanitaria del paese che la ripresa economica e l' uscita dalla recessione.

 

Che fare dunque? Conte ad agosto disse «no» al vaccino obbligatorio per tutti.

roberto speranza giuseppe conte giuseppe ippolito

Ma molta acqua da allora è passata sotto i ponti e le convinzioni non sono più così granitiche come un tempo, tanto che dalle parti di Palazzo Chigi si starebbe cominciando a ragionare su più scenari, a cominciare da quello di una massiccia campagna di informazione per spiegare agli italiani che sarebbe una follia non vaccinarsi in modo da rendere, se non formalmente, almeno «di fatto» il vaccino obbligatorio per tutti.

«Forse dovremmo discutere se renderlo obbligatorio», i ragionamenti che si fanno tra i tecnici mentre si studiano tutti i possibili scenari. «È sconcertante che un' italiano su quattro non ne voglia sapere di farsi vaccinare. Significherebbe tenere la sanità in agonia e compromettere la ripresa economica e sociale del paese» spiegano fonti politiche di primo piano. Ripresa che il governo spera avvenga entro la fine della legislatura per presentarsi in grande spolvero alle prossime elezioni previste per il 2023. Perché il problema non è soltanto nell' immediato. Bisogna far raffreddare la curva dei contagi per poter poi procedere con la ripartenza del Paese, evitando assolutamente che esplodano tensioni sociali.

GIUSEPPE CONTE ROBERTO SPERANZA

 

 

 

GUERRA POLITICA SUL VACCINO OBBLIGATORIO

Alessandro Rico per “la Verità”

 

Il vaccino, al momento, esiste solo negli annunci delle case farmaceutiche. A esser pignoli, l' Italia non ha ancora nemmeno le siringhe per somministrarlo: ieri doveva partire il bando, annunciato giovedì scorso da Domenico Arcuri, ma sulla pagina Web del commissario non ce n' era ancora traccia. Intanto, la politica, che da mesi oscilla tra la tentazione del dirigismo sovietico e una furba sudditanza nei confronti dei tecnici, già lascia presagire quale sarà il prossimo terreno di scontro, anzitutto interno alla maggioranza: l' obbligatorietà della profilassi.

 

crisanti

Ieri, ad Agorà, su Rai 3, l' inossidabile Walter Ricciardi, consulente del ministero della Salute, ha lasciato intendere che l' imposizione un' ipotesi più che probabile: «Per il momento ho consigliato al ministro di prevedere la volontarietà per gli adulti», ha giurato il prof, «ma se capissimo che serve il 90-95% di copertura per ottenere l' immunità di gregge, senza la quale ci troveremmo di fronte alla necessità di dover bloccare la produttività e la mobilità per il Paese, si potrebbe, per cause di forza maggiore, valutare anche l' obbligo».

 

La minaccia è cristallina: se volete uscire dai domiciliari, dovremo costringervi a vaccinarvi. Per il vostro bene, naturalmente. Una linea che è stata anticipata da Roberto Speranza, ospite, domenica, di Fabio Fazio: «Io penso che l' Italia debba provare a raggiungere l' immunità di gregge con la persuasione.  Ma è evidente che dobbiamo raggiungerla, quindi lo valuteremo in corso d' opera». Chissà perché, qualcosa ci dice che la foglia di fico della «persuasione» svanirà in un batter d' occhio.

 

Le fughe in avanti stridono, comunque, con il dibattito che anima la comunità scientifica.

vaccino cina

Ad Andrea Crisanti, già glorificato per le liti con il leghista Luca Zaia e per la frenesia da lockdown, è bastato avanzare qualche ragionevole obiezione sulla corsa al vaccino, per cadere in disgrazia. Ma il virologo non molla. E, in una lettera al Corriere, ieri ha ribadito: «Il difetto sta nella procedura affrettata. Quella che ho detto io è una cosa ovvia, sulla base delle conoscenze che abbiamo oggi», il vaccino «non me lo faccio».

 

ROBERTO BURIONI

È una tesi espressa sulla Verità, magari in modo meno colorito, anche dal responsabile di farmacobiologia del Mario Negri di Milano, Antonio Clavenna: in assenza di dati liberamente consultabili, nell' impossibilità di effettuare verifiche indipendenti, non ha senso prodursi in ciechi atti di fede. La scienza si basa su osservazioni ed esperimenti replicabili, mica sul partito preso.

 

A onor del vero, va riconosciuto che, esauriti gli strali iniziali, anche tra i colleghi di Crisanti comincia a serpeggiare il germe del dubbio. Massimo Galli, ad esempio, ha sottolineato che «siamo tutti seccati da questa gara di annunci senza vedere i dati». Persino Pierluigi Lopalco, su La7, ha ammesso: «Se non conosciamo come funziona il vaccino non possiamo dire nulla sulla strategia di impiego». Ovvero (e qui torna un altro aspetto toccato sulla Verità da Clavenna): «Se il vaccino non previene l' infezione» e, pertanto, protegge dalla malattia senza impedire che chi vi si sottopone contagi gli altri, «che senso ha renderlo obbligatorio?».

 

Stavolta, a quanto pare, la prova peggiore la stanno dando i politici. E non solo quelli, come Speranza, nei quali l' emergenza ha fatto riaccendere un riflesso pavloviano da Ddr: serrande giù alle 18 e funzionari di Stato che ti iniettano i medicinali senza chiederti il consenso. Anche in Italia viva tira aria di rieducazione siberiana.

vaccino cina

 

Matteo Renzi già ad agosto s' era messo a tifare per l' obbligo vaccinale. Il suo partitino ha pure lanciato un appello online, con l' obiettivo di raccogliere 15.000 adesioni, in favore dell' obbligatorietà. Il senatore Davide Faraone si è spinto ancora più in là: sulla sua pagina Facebook è tornato sulla brillante idea di un «passaporto sanitario integrato al vaccino anti Covid. Chi non potrà esibire il documento non dovrà essere autorizzato a: fruire dei mezzi di trasporto; accedere ai pubblici esercizi; accedere all' interno di teatri, musei, stadi e centri commerciali; frequentare luoghi pubblici con rilevante presenza di soggetti a rischio».

 

I FRIGO PER LA CONSERVAZIONE DEL VACCINO

 La scienza (che si nutre di domande, non di dogmi trasmessi via comunicato stampa) è stata ridotta a commedia dell' arte: da un lato, la maschera del competente, dall' altro, l' antagonista No vax. Preoccupa, peraltro, che la trovata del patentino sia stata evocata pure da Arcuri, anche se, correttamente, in audizione alla commissione Bilancio della Camera, il commissario ieri ha ricordato che la decisione sull' obbligatorietà spetta alla politica. Arcuri ha anche assicurato che sarà disponibile un punto vaccini ogni 20.000 abitanti: «Ho chiesto alle Regioni di indicarmi i luoghi».

 

Dal canto suo, Ettore Rosato, coordinatore di Iv, l' ha buttata sull' autocontraddizione: «Noi siamo per l' obbligatorietà, ma con regole persuasive prima che coercitive». Costretti sì, però convinti che mamma Stato agisca nel nostro supremo interesse.

 

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Tra i giallorossi, tanto per cambiare, non c' è unanimità.

Ed è facile prevedere che, sul tema, si consumerà l' ennesima faida tra alleati. Le frizioni partono dal ministero della Salute: Pierpaolo Sileri, che a primavera s' era schierato per l' obbligo, quest' estate, in un' intervista alla Verità, era parso molto più prudente.

 

WALTER RICCIARDI PIAZZA PULITA

Aleggia il mistero su come il viceministro si coordini con il principale Speranza e lo spin doctor Ricciardi. Per i grillini, non sarebbe facile giustificare l' imposizione del vaccino. Da Marco Travaglio, direttore dell' house organ del M5s, è già arrivato l' altolà. Nondimeno, a inizio settembre, s' era levata qualche voce divergente, come quella del deputato Giorgio Trizzino: «Io sono per l' obbligatorietà dei vaccini in generale e quindi ritengo che anche questo dovrà essere obbligatorio». I pentastellati preparano ancora un' inversione a U?

 

Scontata, in teoria, l' opzione, opposta a quella degli ex visionari delle scie chimiche, del Pd, che però ha evitato entrate a gamba tesa. Tra i litiganti c' è Giuseppe Conte. Il quale, al contrario di Renzi, la scorsa estate si è espresso a favore della libertà di scelta.

E pensare che, per uscire dal guado, basterebbe poco: meno ridicolo e anacronistico fanatismo positivista, meno sparate, più trasparenza.

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