soldati russi

I RUSSI HANNO PRESO LA REGIONE DEL LUGANSK E PREPARANO L'ATTACCO FINALE PER CONTROLLARE IL DONETSK: L'OBIETTIVO È L’INTERO DONBASS - NEL MIRINO C’E’ LA CITTA’ DI SLOVJANSK E I SOLDATI DI PUTIN HANNO INIZIATO LA DISCESA DA NORD, DA IZIUM, CITTÀ CONQUISTATA DA PIÙ DI UN MESE - I LANCIAMISSILI UCRAINI CERCANO DI SBARRARE LA STRADA, DI RALLENTARE LORO IL PASSO, MA PER FARLO SI MUOVONO ALLO SCOPERTO A FAVORE DELLE TELECAMERE DEI DRONI RUSSI E DIVENTANO FACILI BERSAGLI - KRAMATOSK, CITTÀ CUORE DEL DONETSK UCRAINO, SARÀ LA ROCCAFORTE DA DIFENDERE…

Vladimir Putin con Sergei Shoigu

Riccardo Coletti per “la Stampa”

 

Il Lugansk è caduto, ma la guerra deve continuare. L'ordine arriva direttamente dal Cremlino. A metterlo nero su bianco il ministro della Difesa russo Serhiy Shoigu. Ordini in viaggio verso il fronte e dichiarazioni a favore di telecamere. Le forze armate russe «stanno continuando l'Operazione militare speciale», il messaggio ai russi. Una minaccia per l'Ucraina. Una minaccia concreta che il Donbass prende più che seriamente. La conquista di Lysychansk conclude una battaglia, ma non mette fine alla guerra.

 

bombardamenti a lugansk

La vittoria del Lugansk è benzina per la propaganda russa. Carburante che lo stesso Putin vuole iniettare nel motore delle truppe. Lo fa con una dichiarazione diretta ai soldati: «Riposatevi e recuperate la preparazione militare». Altri porteranno avanti le operazioni militari: «Ora ci prendiamo il Donetsk». Una minaccia che l'Ucraina prende più che seriamente. «I soldati sono a 7 chilometri dalla città - l'annuncio allarmato di Vadym Liakh, sindaco di Sloviansk - stanno martellando la perizia con l'artiglieria. Chi può abbandoni la città».

 

donetsk e lugansk

I piani del Cremlino paiono essere cambiati. Presa Lysychansk l'avanzata può rallentare. «Ora metteranno in sicurezza l'area, ma non li lasceremo dormire tranquilli - raccontano i soldati ucraini - schiereranno i separatisti. Soldati che non sanno far altro che nascondersi nelle trincee e sparare a tutto ciò che si muove». Bakhmut, l'ultima grande città ucraina prima di Donetsk, può aspettare, stando ai nuovi piani russi. È colpita dai caccia, martellata dai cannoni, ma l'avanzata di terra non pare essere alle porte.

 

«Si concentreranno su Sloviansk - il mantra che si ripete ad ogni checkpoint -. Ci vogliono chiudere in una tenaglia». Un gergo di guerra che si ripete nei secoli. Le tenaglie della Prima Guerra Mondiale si ripetono nelle guerre dei droni, dei satelliti, delle intercettazioni. I segnali ci sono tutti. La "domenica di sangue" di Sloviansk ha ottenuto il risultato sperato: far fuggire chi ancora era rimasto in città. I pochi caffè ancora aperti hanno sbarrato le porte e sigillato le finestre.

 

Serhiy Haidai governatore di Lugansk

L'Ucraina ama la cucina italiana, ma ancor più la sua musica. La più grande catena di pizzerie di tutto il Paese è un tributo a Celentano. A Sloviansk ha resistito sino a domenica. «Ora non ci sono più le condizioni per restare - racconta il suo gestore - carichiamo tutto ciò che si può trasportare sul camion e ce ne andiamo ad Ovest». Giorno dopo giorno ogni piccolo tassello di normalità si sta sgretolando. Tessere di un mosaico che cadono alla rinfusa su un pavimento insanguinato dalla guerra.

 

carri armati russi entrano nel donbass

Chi resta in città lascia le auto in garage visto che la benzina non si trova e costa 70 grivna, 2 euro in un Paese in cui la pensione media è 150 euro. Gli anziani si ammassano davanti ai centri umanitari. Lì gli aiuti vengono distribuiti a singhiozzo e la rabbia scivola nella disperazione: «Non ci danno ciò che ci spetta - dice Olga -. La mia pensione finisce in una settimana. Come faccio a comprare le medicine e da mangiare? Basta. Non ce la faccio più. Meglio morire che vivere così».

ucraina, evacuazione di civili nella regione di lugansk 3

 

Olga non se ne vuole andare e a lei che i russi avanzino da Izium interessa poco: «Morire di fame o morire per le bombe non cambia. Meglio morire a casa che in una tenda fuori Dnipro». Appartiene ad una generazione le cui radici sono profonde in questa terra nera, fertile e irrinunciabile d'Ucraina. Irrinunciabile per gli ucraini, di conquista per le truppe con la bandiera della Federazione Russa. Soldati di Putin che proprio ieri avrebbero iniziato la discesa da Nord.

 

IL TERRITORIO CONTESO DEL DONBASS

Da Izium, città conquistata da più di un mese, si avanza spediti. I lanciamissili ucraini cercano di sbarrare la strada, di rallentar loro il passo. Per farlo si muovono in pieno giorno. Si muovono allo scoperto a favore delle telecamere dei droni. Sparano. Colpiscono, ma diventano facili bersagli per caccia e missili. Solo Kramatosk vive ancora come retrovia. La città cuore del Donetsk ucraino sarà la roccaforte da difendere.

 

Le trincee scavate in periferia sono profonde due metri. Le casematte in cemento armato possono reggere i proiettili d'artiglieria più pesanti. Lì si combatterà ad oltranza. Si combatterà per non poter concedere ai russi la vittoria promessa da Putin durante la parata del 9 maggio. Le uniche buone notizie arrivano dal fronte Sud: intorno a Kherson si avanza di qualche metro e si liberano i villaggi. l'Ovest festeggia. L'Est ucraino attende la battaglia finale per il Donbass.

autobomba a donetsk

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