simonetta cesaroni gialli

S-PROFONDO GIALLO - DA EMANUELA ORLANDI A DENISE PIPITONE, DA MARTA RUSSO A SIMONETTA CESARONI. TANTI INDIZI, NESSUNISSIMA PROVA. NEL CASO DEL DELITTO DI VIA POMA DOPO L’EX FIDANZATO, IL PORTIERE SUICIDA, SPUNTA UN NUOVO SOSPETTATO. MORTO DA SEI ANNI - MASSIMO LUGLI, AUTORE DEL LIBRO CHE HA RIACCESO I RIFLETTORI SULLA VICENDA: "IL PROCESSO NON SI FARÀ MAI. L'OMICIDIO DI VIA POMA, 7 AGOSTO DEL 1990, SEMBRA UNO DI QUEI CASI DESTINATI A RESTARE NELLA STORIA, FORSE IL PIÙ NOTO TRA I GIALLI SENZA COLPEVOLE…"

Massimo Lugli per “il Venerdì di Repubblica”

 

cold case all'italiana

L’ultimo sospettato è un fantasma. E ci mancava solo questa, la svolta surreale e vagamente horror del grande giallo a puntate, l'ultimo capitolo di una serie interminabile di misteri mai risolti.

 

Casi giudiziari che si snocciolano per decenni, indagini che si aprono, si chiudono, tornano a riaprirsi con la promessa di una svolta sempre attesa e mai in arrivo. Presunti colpevoli che finiscono sotto i riflettori e svaniscono nel buio, innocenti alla gogna mediatica, testimoni che si contraddicono o riacquistano la memoria dopo anni e anni, perizie tecniche in disaccordo, magistrati e poliziotti che si accapigliano tra loro, sentenze capovolte nei vari gradi di giudizio.

 

simonetta cesaroni 4

I cold case italiani sono un pentolone che ribolle di continuo sotto la fiamma alimentata da titoli d'apertura dei telegiornali, interminabili dissertazioni in diretta, criminologi da salotto, lettere anonime ad avvocati improbabili. E quasi sempre la vittima ha un nome e un volto di donna, da Wilma Montesi a Christa Wanninger, da Milena Sutter a Ida Pischedda, preistoria criminale. Fino a Simonetta Cesaroni. Già, lei, la ventenne di via Poma, la ragazza sulla spiaggia in costume da bagno con un'espressione che vorrebbe essere disinvolta e un sorriso strano.

 

È il Giallo per eccellenza, una serie tv interminabile che sembra riservare un colpo di scena a ogni nuova stagione. Fino agli ultimi sviluppi recenti.

francesco caracciolo di sarno

 

Dopo Pietrino Vanacore, il portiere del palazzo, arrestato e scarcerato in meno di un mese, dopo Federico Valle, nipote di un noto ingegnere che abitava a via Poma e che fu indagato e scagionato senza mai arrivare a un processo, dopo Raniero Busco, l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, condannato a ventiquattro anni in primo grado e definitivamente assolto in Appello e Cassazione, adesso nel mirino è finito un personaggio scomparso sei anni fa: indagini riaperte per un processo che non si farà mai.

il giallo di via poma cover

 

 

L'omicidio di via Poma, 7 agosto del 1990, sembra uno di quei casi destinati a restare nella storia, forse il più noto tra i gialli senza colpevole (o con un colpevole molto dubbio) che tengono i lettori e gli spettatori della cronaca nera col fiato perennemente sospeso.

Il nome del "sospettato", tenuto nascosto nei primi giorni dopo l'uscita della notizia, è finito per trapelare come inevitabilmente succede in questi casi. Ed è un nome che pesa: Francesco Caracciolo di Sarno, ex presidente dell'Associazione italiana alberghi della gioventù, l'ufficio dove Simonetta lavorava da poco e che avrebbe lasciato il giorno successivo al delitto.

 

Famiglia blasonata, personaggio corrusco e scontroso che si era rintanato da tempo nella sua tenuta di Tarano, nella Bassa Sabina, Caracciolo era entrato e uscito dall'inchiesta a passo di carica.

pietro vanacore 1

 

Il suo alibi («Avevo accompagnato mia figlia e un'amica all'aeroporto a prendere un aereo e poi mi sono fatto riaccompagnare a Tarano») sembrava inattaccabile e, del resto, in quei primi giorni la Squadra mobile puntava tutto sul portiere, Vanacore. Ricordiamolo: l'uomo si uccise alla vigilia della sua nuova testimonianza in Corte d'Assise durante il processo Busco: rimorso? Paura di venire smascherato? O addirittura un omicidio mascherato da suicidio? Altri misteri. Sta di fatto che, secondo la pm Ilaria Calò, Vanacore avrebbe avuto comunque un ruolo nel delitto, se non altro di copertura.

 

raniero busco 3

La nuova pista, in realtà, non è affatto nuova. Di Francesco Caracciolo di Sarno si parlò in un'informativa della Digos, una delle tante carte dimenticate, in cui l'uomo veniva definito più o meno un molestatore seriale.

 

simonetta cesaroni 5

Nel 2010, una testimone che smentiva la sua versione fu ascoltata dalla polizia ma la cosa finì lì. È stata la pubblicazione di un romanzo Il giallo di via Poma, edizioni Newton Compton, firmato da chi scrive e da Antonio Del Greco, a riaccendere i riflettori sulla vicenda della ragazza uccisa con ventinove pugnalate. Del Greco è l'ex funzionario della mobile che diresse le indagini sul giallo assieme a Nicola Cavaliere: fu lui ad arrestare Vanacore e, successivamente, a indagare su Federico Valle.

 

ILLAZIONI E VELENI

Dopo l'uscita del libro, l'ex poliziotto fu letteralmente bersagliato di segnalazioni, sospetti, suggerimenti, insinuazioni più o meno velenose. La maggior parte erano spazzatura ma, tra le tante soffiate fasulle, è arrivata quella, molto più consistente, che puntava a Caracciolo. Ascoltato in Procura per oltre cinque ore, Del Greco ha ripreso in mano tutti gli appunti e la documentazione sull'omicidio.

il delitto di via poma

 

Disincantato e scettico per natura, l'ex investigatore evita di sbilanciarsi ma sembra convinto che, stavolta, la pista potrebbe reggere - e se ci crede lui Il problema è che l'inchiesta è diretta dallo stesso pubblico ministero che, dodici anni fa, sostenne l'accusa in quel delirio giudiziario che fu il processo a Raniero Busco e riuscì perfino a vincerlo: 24 anni di galera per il segno di un morso che forse non era un morso sul seno della ragazza e per una traccia di Dna sul reggiseno.

 

FRANCESCO CARACCIOLO 11

Una follia che, fortunatamente, non costò all'ex fidanzato neanche un giorno di carcere: i due successivi gradi di giudizio ristabilirono una verità fin troppo evidente: innocente come Abele.

 

Cambiare strada, ammettere l'errore e ricominciare da capo è segno di intelligenza e duttilità e bisogna vedere fino a che punto la Procura sarà in grado di smentire se stessa. Una sola cosa è certa: l'inchiesta si fermerà dove dovrebbe cominciare, visto che non si possono fare accertamenti su una persona deceduta né tantomeno condannarla post mortem. La verità, almeno quella ufficiale, sancita da una sentenza definitiva, insomma, resterà sempre nascosta.

 

il morso sul seno di simonetta cesaroni

Restano il dolore dei familiari di Simonetta, la delusione degli investigatori di allora, l'interesse quasi maniacale per un omicidio che continua a dilagare e ad alimentare ricostruzioni più o meno deliranti che rimbalzano di continuo sui social e sui siti sempre più frequentati di crime investigation.

 

SERVIZI TROPPO SEGRETI

I grandi gialli, dicevamo, sono quasi sempre al femminile. Gli ingredienti perché una storiaccia di cronaca nera diventi un mistero infinito sono sempre gli stessi: la vittima deve suscitare empatia e compassione, nell'indagine deve comparire un presunto colpevole, gli indizi debbono essere labili o poco convincenti. Ciliegina sulla torta: il caso deve prestarsi a quelle dietrologie tipicamente italiane che fantasticano di servizi segreti deviati, grandi intrighi internazionali e, magari, misteri d'Oltretevere.

il corpo di simonetta cesaroni

 

Già perché un altro viso di ragazza che contende a Simonetta il primato di vittima più nota d'Italia è quello di Emanuela Orlandi.

 

Quindici anni, figlia di un dipendente del Vaticano, l'adolescente uscì da una lezione di musica il 22 giugno del 1983 e scomparve nel nulla. Di lei si è saputo tutto senza sapere niente. L'elenco delle piste investigative potrebbe riempire un'antologia del crimine: rapita dalla Banda della Magliana come ritorsione per i fondi della gang bloccati dallo Ior, la Banca vaticana, uccisa durante un'orgia di pedofili in clergyman, sequestrata da agenti segreti bulgari, seppellita sotto un palazzo romano, ricoverata in permanenza in una clinica psichiatrica a Londra, viva e madre in Turchia, avvistata in vacanza su un'isola greca.

 

Rivelazioni a tassametro, spiate di detenuti infami, rivelazioni in diretta a Chi l'ha visto?, una tonnellata di fiction, docufiction, romanzi, dibattiti televisivi, film, serie tv, disperati appelli del fratello che cerca ancora la verità con implacabile ostinazione. Risultati: zero.

simonetta cesaroni

 

 

La sceneggiata più assurda fu la riapertura dell'ossario della basilica di Sant' Apollinare in Classe, dove fu sepolto Enrico De Pedis, il "Renatino" della Magliana, con tanto di analisi sui resti umani che risalivano al 1500, ovviamente sotto l'occhio onnipresente delle telecamere. Indagini spettacolo destinate a dissolversi come fumo.

 

Ma l'esempio più eclatante di inchiesta mediatica senza risultati fu il caso di Denise Pipitone, la bimba di 4 anni scomparsa all'ora di pranzo del 1° settembre 2004 a Mazara del Vallo e mai ritrovata.

 

«IO SO DOV' È»

Faida familiare, visto che la piccola era nata da una relazione adulterina? Vendetta? Ritorsione? Indagini difficili, in un contesto intriso di omertà e diffidenza, con personaggi pericolosamente vicini alle cosche locali e, sembra, alcuni investigatori collusi. Dopo anni di silenzio, l'ex pm, Maria Angioni, trasferita al Tribunale del lavoro, diventa una specie di star televisiva e riapre il caso.

 

il corpo di simonetta cesaroni

 Parla, accusa, denuncia, indica nuove piste a tamburo battente e riesce nella difficile impresa di comparire in tre diversi programmi nel giro di un solo giorno. «Io so dov' è, ha due figli, vive all'estero ed è felice», annuncia, sibillina, a Storie Italiane, il programma condotto da Eleonora Daniele, davanti agli ospiti basiti e ai telespettatori esterrefatti. E non demorde neanche quando le sue rivelazioni verranno puntualmente smentite dagli inviati delle televisioni, che sembrano gli unici a indagare veramente mentre la magistratura sonnecchia.

 

Conclusione: l'indagine viene nuovamente chiusa e l'ex pm Angioni finisce sotto processo per ostacolo alle indagini e falsa testimonianza. Per consolidare la fiducia nella magistratura non è decisamente il massimo.

 

il corpo di simonetta cesaroni 2

Ma in Italia, del resto, le toghe dei giudici non sono state mai particolarmente amate, forse per via di tre gradi di giudizio che a volte, se la Cassazione annulla un dibattimento, possono diventare quattro o cinque con sentenze stravolte o capovolte nel giro di pochi mesi. Chi ha ragione? L'ultimo che parla?

 

OTTIMO PER UN BESTSELLER

Anche per questo il caso di Marta Russo si è lasciato dietro uno strascico di polemiche e dubbi che durerà almeno per un paio di generazioni. La ragazza, studentessa di giurisprudenza (voleva diventare magistrato), fu uccisa da un colpo di pistola calibro 22 in un vialone dell'università La Sapienza, il 9 maggio del 1997.

 

Omicidio senza movente, arma del delitto scomparsa, classico processo indiziario: il 15 dicembre del 2003 la Corte di Cassazione condanna in via definitiva gli assistenti universitari Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, a 5 anni e 4 mesi e a 4 anni e 2 mesi di reclusione, una pena quasi simbolica. Una sentenza contestata in ogni modo possibile e immaginabile: troppo blanda, di compromesso, ingiustificata, "pilotata", assurda. I due non hanno mai confessato e molti continuano a ritenerli innocenti. I dubbi, comunque, restano.

EMANUELA ORLANDI

 

È chiuso per sempre, invece, un altro dei gialli romani più clamorosi dell'ultimo mezzo secolo: l'omicidio di Alberica Filo della Torre, strozzata nella sua villa dell'Olgiata il 10 luglio 1991, l'anno successivo al delitto di via Poma, una sorta di maledizione estiva capitolina. Classico giallo alla Poirot, con ingredienti da best seller: una nobildonna fascinosa assassinata mentre stava per festeggiare i dieci anni di matrimonio, una rosa di sospettati ristretta, una famiglia con legami nel mondo della finanza e della politica.

Manca solo un detective impomatato che se ne esca con «L'assassino è in questa stanza».

 

Per vent' anni gli investigatori si arrabattarono dietro le piste più folli senza cavare un ragno dal buco. Un magistrato piuttosto noto arrivò a ipotizzare che un unico serial killer avesse ucciso Simonetta, Alberica e, perché no, anche altre tre o quattro donne romane. Il caso fu archiviato e riaperto nel 2011 dopo ripetute istanze della famiglia.

 

Ai nuovi investigatori bastarono pochi giorni per trovare una macchia di sangue mai analizzata e individuare il colpevole: Manuel Winston Reyes, ex domestico della villa, licenziato dalla contessa.

 

EMANUELA ORLANDI

L'assassino è il maggiordomo, roba da Agatha Christie. Winston Reyes confessò, si beccò 16 anni, è uscito pochi mesi fa ed è tornato dalla figlia, battezzata Alberica come la sua vittima.

 

"Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem", dice il principio del Rasoio di Occam che risale al XIV secolo, "Non moltiplicare gli elementi più del necessario". Un concetto chiarissimo: a parità di fattori, scegli la spiegazione più semplice. Funziona, ma molti investigatori sembrano essersene dimenticati. O magari non averlo mai sentito nominare.

alberico filo della torre 5denise pipitonedenise pipitoneDENISE PIPITONE BATTISTA DELLA CHIAVEil corpo di simonetta cesaroni 1simonetta cesaroni 3simonetta cesaroni 1simonetta cesaroni 2pietro vanacoremassimo lugli (2)manuel winston 8

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...