CON LA SALUTE NON SI SCHERZA: I DOTTORI CHE FANNO DIAGNOSI A CAZZO DEVONO PAGARE / 2 - UN MEDICO DELL'OSPEDALE CRISTO RE DI ROMA È FINITO A PROCESSO PER LA MORTE DI GIUSEPPE MURA, OPERAIO 53ENNE A CUI ERA STATA DIAGNOSTICATA UNA GASTRITE QUANDO IN REALTÀ SI TRATTAVA DI UN INFARTO - L'UOMO ERA ARRIVATO AL NOSOCOMIO DOPO TRE GIORNI DI DOLORI LANCINANTI ALLO STOMACO, CHE NON PASSAVANO UTILIZZANDO GASTROPROTETTORI E FARMACI ANTIREFLUSSO E IL DOTTORE L'HA RIMANDATO A CASA DICENDO DI SEGUIRE UNA DIETA LEGGERA - IL DECESSO ERA EVITABILE: SAREBBE BASTATO…

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Michela Allegri per il Messaggero

 

giuseppe mura giuseppe mura

Dopo tre giorni di dolori lancinanti allo stomaco, che non passavano utilizzando gastroprotettori e farmaci antireflusso, era andato al pronto soccorso per chiedere aiuto. Lì, invece di diagnosticargli un infarto acuto in atto, lo avevano dimesso troppo in fretta, rimandandolo a casa con alcune raccomandazioni: seguire una dieta leggera e insistere con la terapia. E lui, un cinquantatreenne romano, era tornato nel suo appartamento quasi sollevato: sofferente, ma convinto di non avere nessuna malattia grave.

 

Giuseppe Mura, operaio di Primavalle, addetto alle pulizie nel reparto assistenza volo dell'aeroporto di Ciampino, era morto la mattina successiva, sei ore dopo il mancato ricovero: è stato stroncato da un attacco cardiaco che si è protratto.

 

ospedale cristo re di roma ospedale cristo re di roma

Una patologia grave e acuta che, secondo il pubblico ministero Vincenzo Barba, si sarebbe potuta curare con una diagnosi tempestiva e un trattamento farmacologico adeguato. Per questo motivo, ora, il medico che il 25 novembre del 2019 si trovava al triage dell'ospedale Cristo Re è stato rinviato a giudizio dal gup Tamara De Amicis con l'accusa di omicidio colposo.

 

la vittima Giuseppe Mura la vittima Giuseppe Mura

Dalla cartella clinica sequestrata dalla Procura è emerso che l'infarto in corso era stato scambiato per una epigastralgia, cioè un dolore localizzato tra l'ombelico e la parte alta dell'addome, variabile da persona a persona. Mura sarebbe stato visitato in modo troppo sbrigativo: l'ingresso al pronto soccorso era stato registrato alle 22.50, mentre le dimissioni erano avvenute alle ore 23.47, dopo una lunga attesa prima della visita.

 

Ecco diagnosi e prescrizioni: «Dolore addominale epigastrico», «si consiglia Pantorc - un farmaco inibitore della pompa protonica, ndr - a digiuno per un mese», da assumere insieme ad altri medicinali antireflusso da prendere per una settimana: Gaviscon Advance in bustine dopo i pasti e prima di coricarsi per sette giorni, e lo sciroppo Peridon trenta minuti prima di pranzo e cena.

 

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LA FAMIGLIA

La moglie ha raccontato che l'uomo aveva avuto un altro forte malore tre ore dopo le dimissioni, mentre era a casa, a letto. La morte era stata registrata dal medico legale alle 6,50. Mura ha lasciato un figlio di 18 anni, oltre alla moglie e alla madre.

 

Secondo gli inquirenti, il medico di turno, una dottoressa, avrebbe sottovalutato i risultati dell'elettrocardiogramma. Il tracciato, infatti, era «al limite della norma», ma evidenziava due anomalie che non sarebbero state considerate. Nel capo di imputazione si legge che il camice bianco, «discostandosi dalle linee guida del settore», non avrebbe adeguatamente considerato il quadro clinico del paziente: nonostante il «dolore addominale epigastrico da tre giorni, di tipo intermittente», resistente alle terapie, non avrebbe disposto prima il ricovero e poi ulteriori accertamenti.

 

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 E questo «nonostante i sintomi riferiti dal paziente Giuseppe Mura rientrassero nelle possibili manifestazioni atipiche di una sindrome coronarica acuta». Secondo i medici legali incaricati dagli inquirenti di effettuare l'autopsia, l'errore più grave sarebbe stato dimettere il cinquantatreenne: il decesso, per l'accusa, era evitabile. Sarebbe bastata una lettura più accurata dell'elettrocardiogramma.

 

 Invece, Mura era morto a causa della rottura di una placca coronarica, avvenuta proprio a ridosso della permanenza in ospedale. I familiari dell'operaio si sono costituiti parte civile con l'avvocato Cesare Piraino.

 

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