capelli uomo

SAPEVATE CHE IL CAPELLO LUNGO NELL'UOMO NON FA PARTE DEI SEGNALI DI IDENTITA' SESSUALE? - VA COLLOCATO NELLA CATEGORIA DEI "SEGNALI INVENTATI", DESTINATI A CAMBIARE NEL CORSO DELLA STORIA E A SECONDA DELLA COLLOCAZIONE GEOGRAFICA - DALL'ANEDDOTO BIBLICO DI SANSONE AI SAMURAI, IL TAGLIO DELLA CHIOMA SIGNIFICAVA PERDERE L'ONORE E LA VITA STESSA - MENTRE SAN PAOLO, NELLA PRIMA LETTERA AI CORINZI (11:14-15) SCRISSE CHE "È INDECOROSO PER L'UOMO LASCIARSI CRESCERE I CAPELLI, MENTRE È UNA GLORIA PER LA DONNA…"

Carmen Covito per “la Stampa”

 

Elliot Page Oscar 2022

Tra la seconda e la terza stagione della serie televisiva The Umbrella Academy, l'attore Elliot Page aveva annunciato la sua transizione da donna a uomo, dichiarando di non voler più sentir parlare di Ellen Page, la vecchia identità di attrice con cui aveva vinto premi ed era stato candidato a un Oscar per la migliore interpretazione femminile.

 

Eravamo perciò molto curiose di vedere che cosa sarebbe successo alla donna che interpretava nella serie, la supereroina tormentata, emarginata e un po' psicopatica Vanya Hargreeves, dotata di poteri così terribili da poter causare un paio di apocalissi nei diversi livelli temporali su cui lei e i suoi fratelli si inseguono cercando di salvare il mondo. Elliot avrebbe rinunciato a sostenere il ruolo? Vanya sarebbe stata eliminata dalla trama? Non è insolito che gli sceneggiatori di una serie debbano fare modifiche al volo quando un interprete non è più disponibile e nessun altro può sostituirlo.

 

ELLIOT PAGE VIKTOR UMBRELLA ACADEMY

In questi casi, il personaggio muore, o si trasferisce, o, come don Matteo/Terence Hill, può anche venire misteriosamente rapito. Vanya no. Con una puntigliosa intrusione della realtà nella finzione, Vanya diventa Viktor così come Ellen è diventata Elliot, pari pari. La cosa accade all'inizio della seconda puntata, gli altri personaggi restano un attimo interdetti ma si riprendono nel giro di pochi fotogrammi, tutti accettano la trasformazione senza fare domande e l'America progressista del politicamente corretto si concede un minuscolo trionfo nel bel mezzo della catastrofe dei diritti umani che, nel nostro livello temporale, minaccia di schiacciarla.

 

ELLIOT PAGE VIKTOR UMBRELLA ACADEMY

Peccato che l'emergere di Viktor sia letteralmente tirato per i capelli. Vediamo Vanya fermarsi davanti alla vetrina di un barbiere. La sua attenzione è attratta da una pubblicità che illustra diversi tagli maschili con lo slogan «Uno stile senza tempo per ogni situazione». Vanya entra nel negozio del barbiere.

 

 

Elliot Page 1

Quando la rivediamo, è Viktor che si sta avvicinando ai fratelli per dichiarare di aver trovato finalmente la sua vera identità, ma per gli spettatori è uguale a prima: stesso abbigliamento unisex pantaloni e felpa su t-shirt, stessa faccia pulita senza un filo di trucco. L'unica e sola differenza sta nel fatto che i suoi capelli lunghi e lisci sono diventati un taglio corto con frangetta, del tipo che i parrucchieri chiamano «alla Cesare».

 

Per carità, è normale che in un prodotto televisivo si ricorra a una sintesi visiva efficace. Non si poteva certo dare conto di tutto il lungo, complesso e spesso doloroso processo che accompagna nella realtà la riassegnazione di genere, tra somministrazioni di ormoni e interventi chirurgici. Fermarsi al look però rischia di far sembrare tutto troppo facile. E per giunta il segnale di virilità scelto da Umbrella Academy è clamorosamente fuori moda.

 

capelli uomo

 Già nel 1977 Desmond Morris in un saggio sulla comunicazione non verbale intitolato L'uomo e i suoi gesti notava che la lunghezza dei capelli non fa parte dei segnali di identità sessuale della specie umana, ma va collocata piuttosto nella categoria dei «segnali inventati», destinati a cambiare nel corso della storia e nei meandri della geografia. I capelli corti non sono stati sempre segno di mascolinità.

 

lettera di san paolo ai corinzi

Lo furono nel mondo romano, e guarda caso fu il romano Paolo a dichiarare nella Prima Lettera ai Corinzi (11:14-15) che «è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna». Evidentemente non conosceva l'aneddoto biblico di Sansone che viene privato della forza con l'astuto espediente di tagliargli i capelli. Altri uomini chiomati e zazzeruti avrebbero poi invaso l'antico impero (potete immaginare un Obelix senza le trecce?) ma è nel lontano Giappone che troviamo la più stretta analogia con quella che potremmo definire la sindrome di Sansone.

 

sansone e dalila

L'acconciatura tipica del samurai (anche nella versione da disoccupato, il rnin vagabondo senza padrone) prevedeva capelli abbastanza lunghi da poter essere raccolti in una crocchia (mage). Questa foggia era nata per imitazione dello stile degli uomini dell'aristocrazia di corte, che usavano la crocchia per tenere a posto i loro cappellini di crine, ma in battaglia il mage poteva offrire un appiglio al nemico (poi, una volta troncata la testa, era un comodo manico per trasportare il trofeo) e forse fu per questo che i samurai finirono per assegnargli un valore simbolico molto alto.

 

Lasciarsi tagliare la crocchia per il guerriero significava perdere l'onore, cioè la vita stessa.

acconciatura dei samurai

Era una castrazione neanche tanto simbolica. È comprensibile quindi che ci siano state non poche resistenze quando nel 1871 il nuovo governo Meiji nello sforzo di modernizzare il Giappone emanò il cosiddetto «editto dei capelli corti» (iwayu danpatsurei), che pur non imponendolo permetteva ai cittadini di tagliarsi i capelli e vestirsi come preferivano.

 

 Il taglio corto (zangiri) si affermò comunque in breve tempo, diventando sinonimo di modernità, a tal punto che nel teatro Kabuki le opere ambientate nella realtà quotidiana furono chiamate zangirimono. Alcune spettatrici ne furono così entusiaste da cominciare a copiare il taglio del loro attore preferito.

 

Il governo intervenne con un nuovo decreto per proibire alle donne di accorciarsi le chiome, ma in pratica riuscì soltanto a ritardare di un mezzo secolo quello che successe negli Anni Venti del Novecento, in Giappone così come in Europa e in America, con i tagli alla maschietta delle moga giapponesi e delle flapper europee e americane.

capelli medioevo 2

 

Furono quelle nostre nonne e bisnonne scapestrate ad avviare una rivoluzione forse piccola ma niente affatto frivola, perché è merito loro se nell'universo che ci piace - purtroppo solo uno degli universi culturali esistenti - l'abbigliamento e la lunghezza dei capelli sono una scelta libera e non un'uniforme femminile o maschile a cui attenersi obbligatoriamente.

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