SAVIANO KO - IL GOMORROICO PERDE LA CAUSA PER DUE ARTICOLI SU “LIBERAZIONE” SU PEPPINO IMPASTATO

Mario Lucio per www.polisblog.it

"Inviavo a Felicia gli articoli sulla camorra che scrivevo, così, come per una sorta di filo che sentivo da lontano legarmi alla battaglia di Peppino Impastato. Un pomeriggio, in pieno agosto mi arrivò una telefonata: "Robberto? Sono la signora Impastato!"
A stento risposi ero imbarazzatissimo, ma lei continuò: "Non dobbiamo dirci niente, dico solo due cose una da madre ed una da donna. Quella da madre è stai attento, quella da donna è stai attento e continua"

Quello che riportiamo sopra è un passo di un articolo, successivamente pubblicato nel libro La bellezza e l'inferno, scritto da Roberto Saviano in occasione della morte della mamma di Peppino Impastato, Felicia.

Tuttavia la telefonata, di cui Saviano riporta la conversazione, per Felicia Vitale, moglie di Giovanni, fratello di Peppino, e nuora di Felicia Impastato, non è mai avvenuta.
Proprio ieri, in occasione dell'anniversario della morte del militante di Democrazia proletaria, il sito baruda.net ha pubblicato una dichiarazione, datata 14 novembre 2012, depositata agli atti del procedimento penale scaturito dalla querela di Saviano contro Paolo Persichetti, nel quale si legge:

La madre di Peppino non aveva il telefono e faceva le telefonate tramite me. Non mi risulta che abbia telefonato a Roberto Saviano. Faccio notare che mia suocera è morta nel 2004 e il libro Gomorra è uscito nel 2006

Questa dichiarazione va contestualizzata in una vicenda singolare.

Paolo Persichetti, giornalista ed ex br, scrisse due articoli su Liberazione, pubblicati tre anni fa, che non furono graditi all'autore di Gomorra.

Dagli articoli di Persichetti emergono due fatti di rilevanza giornalistica.

Il primo è inerente alla notizia della diffida inviata all'editore Einaudi da parte di Umberto Santino, Presidente del Centro siciliano di documentazione "G. Impastato". In essa si lamentavano gravi inesattezze storiche e superficialità presenti nel volume di Saviano, La parola contro la camorra, riguardanti la ricostruzione della vicenda della riapertura delle indagini sull'assassinio di Impastato avvenuto su ordine del boss Tano Badalamenti. Ù

In alcuni passaggi del libro, infatti, si avvalora l'idea che il merito di aver fatto cadere il muro dell'omertà sulla tragica vicenda di Peppino debba essere interamente attribuito al film I cento passi di Marco Tullio Giordana, omettendo così il ruolo giocato dai familiari e dal Centro Impastato.

Il secondo fatto di rilievo, riportato da Persichetti, è stato il parere di Santino proprio sulla vicenda della telefonata, che, dopo delle verifiche, ha dichiarato non essere mai avvenuta.

Saviano ha giudicato gli articoli usciti su Liberazione diffamatori, e non ha nemmeno gradito i commenti del giornalista alla sua performance nella trasmissione Vieni Via Con Me. Per questo ha scelto di querelare Persichetti il 12 gennaio 2011.

Dopo la richiesta di archiviazione, il 15 gennaio 2013, lo scrittore napoletano ha deciso di presentarsi in tribunale e di rilasciare una dichiarazione spontanea nella quale descrive gli articoli di Persichetti come:

un attacco teso a svilire il mio stesso impegno sociale e civile

Ma queste parole non sono bastate affinché la vicenda avesse un buon esito per Saviano. Il Gip, Barbara Càllari gli ha dato torto, stabilendo nell'ordinanza che:
a)"La polemica tra Saviano e il Centro Peppino Impastato, relativamente all'attività che avrebbe determinato la riapertura delle indagini sull'omicidio Impastato è stata documentalmente provata".

b) Sulla vicenda della telefonata "Persichetti si è limitato a riferire una diversa ricostruzione della vicenda fondata su fonti attendibili, ovvero le dichiarazioni rese dalla nuora di Felicia Impastato, anch'essa di nome Felicia, e da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, documentate in atti".

c) I giudizi critici espressi nei confronti degli interventi di Saviano nel corso della trasmissione Vieni via con me "non trasmodano nell'attacco personale ma sono configurabili nel legittimo esercizio del diritto di critica".

Ci abbiamo tenuto a presentare questa vicenda perché non ha avuto la giusta rilevanza nel circuito dell'informazione, mentre gli articoli e perfino i tweet e gli aggiornamenti su Facebook di Saviano ne hanno quotidianamente.

Non vogliamo, infine, proporre una riflessione sul "savianesimo" connesso a logiche mediatiche e spettacolari. Piuttosto ci teniamo a rimarcare un aspetto legato anche alla vicenda della querela a Persichetti.

Saviano si avvale sempre di argomentazioni che si rifanno alla legalità, al rispetto delle regole democratiche e ai buoni sentimenti. Il suo tarlo, come ha più volte dichiarato, è quello di trovare le giuste modalità di comunicazione per promuovere questi temi nei confronti dell' "altra parte, degli elettori di Berlusconi". In sintesi, per lo scrittore, il fenomeno mafioso si batte con i buoni argomenti della "cultura" del rispetto delle leggi sempre e comunque, anche se corrono il rischio di essere liberticide. Forse all'autore sfugge che per molti altri non è questo il punto.

Altrettanto legittimamente si può pensare che l'illegalità sia legata, attraverso un processo osmotico, al neoliberismo. Altrettanto legittimamente si può pensare che la mafia si batte principalmente con risposte sociali prima che "culturali", per non dire di bon ton.

Altrettanto legittimamente si può pensare che il mondo non si divida tra centro sinistra e centro destra, ma tra chi vuole questo modello di sviluppo e chi ne preferirebbe un altro, tra chi si trova benissimo in questa democrazia rappresentativa e chi ne immagina un'altra. Se Saviano considerasse legittime anche queste distinzioni, e non solo le sue, avrebbe certamente risposto a Persichetti su Liberazione, invece lo ha querelato, dando prova di quanto sia sterile il suo moralismo.

 

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