cassa integrazione

SCASSA DISINTEGRAZIONE – SOLO UN LAVORATORE SU CINQUE (IL 19%) HA RICEVUTO I SOLDI DELLA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA: IL DECRETO CURA ITALIA HA STANZIATO 5 MILIARDI PER GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, MA DA QUANDO LE PRATICHE SONO FINITE IN MANO A INPS E REGIONI È PARTITO LO SCAMBIO DI ACCUSE PER I RITARDI – MA DI CHI È LA COLPA? LE IMPRESE, SPECIE QUELLE PICCOLE, SONO INCIAMPATE IN UNA PROCEDURA INEDITA…

Valentina Conte per ''la Repubblica''

 

CASSA INTEGRAZIONE PIL

A due mesi dal lockdown totale del Paese del 9 marzo, solo un lavoratore su cinque - il 19% - ha ricevuto i soldi della Cassa integrazione in deroga. Lo dicono i dati Inps, contestati dalle Regioni per le quali siamo a uno su undici, il 9% appena.

 

Il decreto Cura Italia che ha stanziato 5 miliardi per gli ammortizzatori sociali è entrato in vigore il 17 marzo. Soldi in grado di coprire fino a 13,8 milioni di lavoratori bloccati dal decreto "Io resto a casa" con tre strumenti: Cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario, Cassa in deroga. «Nessuno sarà lasciato indietro, tutti saranno coperti, anche le aziende con un dipendente », rassicurava il governo.

 

GIUSEPPE CONTE FIRMA UN DECRETO

Com' è andata? Una valanga di richieste da 9,1 milioni di lavoratori: dentro la platea, dunque. Ma solo 6,2 milioni possono ad oggi dire di avere l' assegno in tasca. Tanti, non tutti. Oltre 3 milioni sono senza stipendio da due mesi. Tra questi i più penalizzati proprio quelli finiti nel ciclone della Cig in deroga: soldi dello Stato, ma meccanismo affidato alle Regioni. Inevitabile il caos e la polemica politica.

 

malware inps coronavirus

Strumento vecchio Ma perché resuscitare un ferrovecchio come la Cig in deroga? Nata nel 2009, nel pieno della Grande Crisi, all' epoca venne data in gestione dal ministro Sacconi, governo Berlusconi, alle Regioni perché i soldi - 8 miliardi - erano delle Regioni tra fondi europei e Fas, Fondi per le aree sottoutilizzate. Il Jobs Act di Renzi nel 2016 l' ha poi spazzata via, lasciando solo la Cassa ordinaria e straordinaria. Risorge ora con la pandemia per arrivare a tutti, alle imprese sotto i 5 dipendenti - il bar e il negozietto sotto casa che hanno chiuso dalla sera alla mattina - e a buona fetta di commercio e terziario. Risorge con gli stessi difetti di 10 anni fa: tortuosa e lenta. E con i soldi dello Stato.

CASSA INTEGRAZIONE PIL

 

La falla regionale Capire dove si inceppa il cammino di una domanda per la Cig in deroga non è semplice. All' indomani del Cura Italia (17 marzo) ogni Regione ha fatto accordi quadro con le parti sociali: 21 documenti. Da quel momento, via alle domande delle aziende alle Regioni, dopo aver informato i sindacati, senza bisogno di accordi: unica semplificazione di questa fase.

 

nello musumeci

Le Regioni poi hanno controllato, "decretato" le domande e spedite a Inps. Tutto liscio? No. Da una parte le imprese, specie quelle piccole, sono inciampate in una procedura inedita e mille domande: posso metterci un lavoratore in somministrazione? E uno a chiamata? Molte si sono scordate di allegare il modulo SR41, con i nomi e soprattutto l' Iban dei dipendenti per l' accredito dei soldi.

 

E le Regioni? Altrettanto spaesate. Il Piemonte ha dovuto richiamare in servizio un pensionato che si ricordava come si fa. I dipendenti della Regione Sicilia hanno rivendicato 10 euro in più per ogni pratica. La Lombardia ha dovuto aggiornare tra l' 1 e il 15 aprile - il sistema informatico, ritardando l' immissione delle domande e innescando una dura querelle politica col governo, reo di non pagare in tempo. Ricevendo per contro critiche per una lentezza sospetta, esasperata per lamentarsi e così occultare le falle nella fase acuta dell' epidemia.

cassa integrazione

 

Fatto sta che alle Regioni sono arrivate 472 mila domande per 1,3 milioni di lavoratori (dati raccolti da Uil). Ma Inps ne segnala solo 305 mila per 641 mila lavoratori. Di chi è la colpa? Chi è in ritardo nel lavorare le pratiche: l' Inps o le Regioni?

catalfo

 

Il ruolo di Inps Un fatto è certo: su 6,1 milioni di lavoratori che hanno chiesto la Cig ordinaria o l' assegno ordinario 5,5 milioni hanno i soldi in tasca grazie all' anticipo delle loro aziende.

 

L' Inps ha pagato i 600 mila restanti, ma su 3 milioni di sua spettanza: il 20% appena. Inps contesta questa lettura: abbiamo pagato 600 mila su 1 milione, degli altri 2 milioni non conosciamo l' Iban. Insomma le domande sono sbagliate o incomplete del modulo SR41. Per la Cig in deroga i numeri poi sono impietosi come detto: 122 mila lavoratori pagati su 641 mila.

 

inps

Le Regioni dicono: 122 mila su 1,3 milioni. Inps ora prova a velocizzare: se l' Iban è errato, farà un bonifico domiciliato alle Poste e manderà un sms al lavoratore per avvertirlo. Prima di andare allo sportello - non il massimo in fase di distanziamento fisico - dovrà aspettare la lettera di Poste. O entrare nel cassetto Inps e stampare un foglio. Si poteva e doveva semplificare. Con una Cig unica, ad esempio.

nunzia catalfo giuseppe contenunzia catalfo giuseppe contenunzia catalfoconte

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…