ratti a parigi

SE NON PUOI SCONFIGGERLI, CAMBIAGLI NOME – A PARIGI IL CENTRO È INFESTATO DA RATTI ENORMI, MA I POLITICI SONO IMPEGNATI A DISQUISIRE SU COME CAMBIARE IL NOME AI TOPI PER DARE LORO UNA CONNOTAZIONE” MENO NEGATIVA”. LA MINCHIATA È STATA SPARATA DALLA CONSIGLIERA ANIMALISTA DOUCHKA MARKOVIC CHE HA PROPOSTO DI CHIAMARLI “SURMOLOTTI”: “RIMANDIAMOLI NELLE FOGNE DOVE SONO UTILI”. E MENTRE LORO LITIGANO SUL LINGUAGGIO DA USARE, I CITTADINI ORGANIZZANO DELLE RONDE...

Danilo Ceccarelli per “Specchio – la Stampa”

 

ratti a parigi 10

“Mi è passato sopra il piede!». Ad urlarlo, all'improvviso, una ragazza, mentre una piccola ombra nera schizza via a rintanarsi in un cespuglio. Intanto, uno dei suoi amici stappa l'ennesima birra senza neanche ascoltarla, sdraiato sul lungosenna dell'Ile-de-la-Cité, l'isola dove un tempo sorgeva Lutezia, l'antenata di Parigi. Il giovane, poco più che ventenne, segue con lo sguardo uno degli ultimi bateaux mouches della giornata. Il battello solca le tranquille acque del fiume carico di turisti impegnati a fotografare quel che resta della cattedrale di Notre Dame, ancora in ricostruzione dopo l'incendio del 2019.

ratti a parigi 7

 

A caccia di rimasugli Una scena come tante, soprattutto nelle calde serate estive, quando al crepuscolo i quais del fiume cominciano a svuotarsi, diventando territorio di caccia dei ratti in cerca dei resti di cibo lasciati a terra o nei cestini della spazzatura. Rimasugli dei tanti pic-nic improvvisati ogni giorno da chi cerca refrigerio sulle rive della Senna e lascia inconsapevolmente dei fast food a cielo aperto per i roditori, che la notte escono dalle fogne per approfittare di quel ben di dio. Quando ad una certa ora cominciano a sfrecciare impunemente a destra e a sinistra, la maggior parte delle persone si dà alla fuga disgustata. «Che schifo...», sussurra stizzito un signore raccogliendo in fretta e furia le sue cose, con quella che probabilmente è la sua compagna già scappata lontano.

 

ratti a parigi 1

I più giovani restano accampati sulle banchine a chiacchierare e ad ascoltare musica fino a tardi, senza nemmeno farci caso. Di giorno, poi, tutto sembra tornare alla normalità, almeno a sentire chi sull'isola ci lavora da più di venti anni. «Mai visto topi nel mio negozio o nei dintorni», garantisce il proprietario di una vecchia cartoleria. «Con il tribunale accanto, qui vengono avvocati, notai e qualche giudice: nessuno si è mai lamentato di questo problema», spiega il cinquantenne, forse per non fare cattiva pubblicità a una delle zone più turistiche del mondo.

 

ratti a parigi 3

Triste primato Ma a Parigi ormai è difficile non rendersi conto di una presenza che diventa sempre più ingombrante. Stime precise sul numero di esemplari che popolano le fogne della capitale francese non ce ne sono, anche se l'Accademia della medicina ne calcola tra 1,5 e 1,75 a persona. Un tasso che porta la Ville Lumière dritta nella top ten delle città più infestate del pianeta. Un fenomeno amplificato dai recenti scioperi della nettezza urbana, dai tanti lavori pubblici degli ultimi anni che hanno portato in superficie i ratti e dall'incuria di alcune zone.

All'Hotel de Ville, sede del municipio guidata dalla sindaca socialista Anne Hidalgo, ricordano le massicce campagne di derattizzazione e gli investimenti già sbloccati. Tuttavia qualcuno preferisce vedere il problema da un'altra prospettiva, aggiungendo polemiche su polemiche.

 

ratti a parigi 2

Il dibattito lessicale Come la consigliera animalista Douchka Markovic, che rispondendo alle critiche dell'opposizione durante una riunione del Consiglio di Parigi a inizio luglio ha scatenato un putiferio proponendo l'utilizzo del termine "surmolotti" al posto di ratti, per dare una «connotazione meno negativa» all'animale. Una bomba lanciata in un campo di battaglia già abbastanza infuocato: sui social sono fioccati i commenti, tra chi ironicamente si è raccomandato di non «urtare la sensibilità» dei roditori e chi invece ha chiesto «un po' più di serietà e di efficacia». Le opposizione, invece, sono insorte costringendo il vice-sindaco Emmanuel Gregoire a prendere le distanze.

 

ratti a parigi 6

"Rimandarli nelle fogne" «Stiamo parlando di un tema politico, spesso strumentalizzato dalla destra», si difende la co-presidente del Partito Animalista, spiegando che è stato estrapolato il passaggio «meno importante» del suo intervento. «Gli uomini hanno sempre cercato di sterminare i ratti senza mai riuscirvi», adesso è necessario un «cambio di paradigma» nell'affrontare la questione. Insomma, se non puoi batterli magari non unirti a loro, ma almeno impara a conviverci.

Per questo Markovic preferisce impiegare il «nome scientifico» per evitare quelle «fobie e tensioni» che in genere emergono ogni volta che si tratta l'argomento. L'obiettivo, garantisce la consigliera, è quello di «rimandarli nelle fogne, dove sono più utili», anche se a suo dire i rischi sanitari sono «bassissimi».

 

ratti a parigi 5

La scelta del XVII «È una posizione aberrante! Significa disconoscere le regole della biosicurezza per la salute pubblica», secondo la veterinaria Jeanne Brugère-Picoux, che ha partecipato alla stesura di un comunicato diffuso dall'Accademia della medicina, di cui è membro, subito dopo le dichiarazioni della consigliera animalista, dove si condannava «l'ingenuità» delle sue parole.

 

ratti a parigi 4

E mentre il dibattito continua, nel XVII arrondissement, uno dei più borghesi della città, c'è chi si rimbocca le maniche e si organizza nelle "Brigate cittadine": un'iniziativa nata quattro anni fa da un'idea di Sylvain Clama, che nella vita fa l'attore ma nel tempo libero gira nel suo quartiere insieme ad una decina di altri "colleghi", tutti volontari, per ripulire i giardini e i palazzi infestati. «Non ne potevo più di vedere questi animali scorrazzare liberi nelle strade, così mi sono rivolto al sindaco dell'arrondissement, Geoffroy Boulard, che ha sostenuto il progetto e ha lanciato l'applicazione signalerunrat.paris (segnala un ratto, in italiano), dove i cittadini possono indicarci i luoghi più infestati nei quali intervenire», racconta durante una delle sue ronde.

ratti a parigi 8

 

Mille e una trappola Con Sylvain c'è Jacques D'Allemagne, esperto di trappole, che durante il giro butta un occhio tra le aiuole per controllare che non ci siano nuove tane. La tecnica utilizzata è quella del ghiaccio secco, per evitare alle bestie una morte meno brutale: «Una volta individuato il buco nella terra ne inseriamo una quantità sufficiente, che con il calore torna alla sua forma gassosa andando in fondo fino a far perdere i sensi al ratto prima di ucciderlo».

 

ratti a parigi 9

Ogni tanto qualche commerciante li ferma per salutarli, qualcuno è preoccupato dalla situazione: «Può capitare che i clienti seduti ai tavoli all'esterno del locale si vedano passare queste bestiole tra le gambe mentre stanno cenando», riconosce Florian, proprietario di un bistrot. Il giro continua fino a quando Jacques non trova nascoste dietro ad un cespuglio alcune cassette di frutta e verdura. «Sono dei venditori abusivi, le abbandonano qui a fine giornata con dentro quello che è andato a male, i ratti ne vanno ghiotti». Neanche il tempo di finire la frase, che un topolino schizza via da un mucchio di mele marce, come un Ratatouille qualsiasi.

ratti a parigi 2ratti a parigi 5

Ultimi Dagoreport

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…

maurizio maddaloni pd campania maurizio de giovanni luigi riello

“TRA NANI, BALLERINE, FROCETTI E LESBICHINE, DE GIOVANNI SARÀ A SUO AGIO” – COSÌ PARLÒ SU FACEBOOK MAURIZIO MADDALONI, DAL 2023 PRESIDENZA DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO A CASERTA (SCELTO DALL’EX MINISTRO SANGIULIANO). IL RIFERIMENTO È ALLA NOMINA DELLO SCRITTORE MAURIZIO DE GIOVANNI NELLA SEGRETERIA REGIONALE DEL PD DELLA CAMPANIA. ALTRETTANTO PESANTI LE PAROLE DI MADDALONI SULL’EX PROCURATORE GENERALE DI NAPOLI, LUIGI RIELLO, ANCHE LUI ENTRATO NELLA SEGRETERIA DEM: “RIELLO DA QUANDO È UN PENSIONATO DA DI MATTO: BEVE, DISTURBA GLI ALTRI COMMENSALI CON INDEGNI SPETTACOLINI” – IL SEGRETARIO REGIONE DEL PD, PIERO DE LUCA, SI DICE INDIGNATO (“LA DESTRA HA UN PROBLEMA CON LA CULTURA E CON LA LEGALITÀ”) E DENUNCIA LA DISASTROSA GESTIONE DELLA FONDAZIONE REAL SITO DI CARDITELLO: “QUESTO ODIO VIENE DA CHI HA PORTATO AL DEFAULT LA FONDAZIONE” – MINISTRO GIULI, NON SARÀ CHE IN CAMPANIA ABBIAMO UN PROBLEMINO?