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LA SICCITÀ LASCIA A SECCO IL MADE IN ITALY - SOLO NELL'ULTIMO ANNO LE IMPRESE AGRICOLE ITALIANE HANNO PERSO 6 MILIARDI A CAUSA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI E QUELLA POCA ACQUA CHE CADE NON RIUSCIAMO A RACCOGLIERLA: TRATTENIAMO SOLO IL 10% DELLE ACQUE PIOVANE - GABANELLI: "IL PIANO CONTRO LA CRISI IDRICA DI CINGOLANI PREVEDEVA 4,3 MILIARDI DEL PNRR. PER I 2 MILIARDI DA INVESTIRE IN INFRASTRUTTURE IDRICHE, 350 MILIONI SONO DESTINATI A 20 GRANDI BACINI. TROPPO POCHI"

Michelangelo Borrillo,Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”

 

milena gabanelli

«C'è bisogno che l'Italia esporti all'estero e per farlo bisogna difendere la qualità dei prodotti italiani dagli altri che cercano di copiarci in malo modo». Con queste parole il ministro Francesco Lollobrigida ha spiegato il motivo per cui il suo dicastero si chiama «dell'Agricoltura e della sovranità alimentare e forestale». I prodotti da esportare però bisogna anche averli.

 

LA SICCITÀ RIDUCE IL MADE IN ITALY

I numeri di alcuni dei principali prodotti del made in Italy, grano, pomodori e olio, dicono il contrario: tutti con il segno meno. Dai dati Istat elaborati dai Consorzi agrari d'Italia, nel 2022, nonostante l'incremento di circa 10 mila ettari coltivati, la produzione di grano duro è diminuita, rispetto all'anno scorso, del 7,4% e quella del grano tenero del 9%.

 

siccita tevere

 Anche per il pomodoro da industria la Coldiretti stima una produzione di pelati, passate, polpa e concentrato scesa dell'11% rispetto al 2021. E per la campagna olearia, Unaprol stima un calo del 30%. Pure la vendemmia ha avuto un calo di produzione del 10%. Complessivamente le imprese agricole hanno perso 6 miliardi. A causa soprattutto del cambiamento climatico e della siccità, del caro energia e conseguente aumento dei costi dei concimi.

siccita lago di bracciano 6

 

Un problema mondiale, quello della carenza di acqua, che per l'Italia ha, però, un peso specifico molto elevato. Nel modello agricolo made in Italy, secondo il Centro studi Divulga, il 42% della produzione ha bisogno di irrigazione perché l'acqua piovana non basta. Un dato che colloca l'Italia nelle prime posizioni in Europa, preceduta solo da Grecia (54%) e Malta (47%).

siccita nel po 2

 

IL CUNEO SALINO DEL PO

Il distretto del Po, con i suoi 141 affluenti, genera il 40% del Pil italiano fra produzione agricola, industriale, zootecnica, idroelettrica. Un modello costruito su un'abbondanza d'acqua che da quasi trent' anni non c'è più, però si è continuato ad utilizzarne più di quella disponibile. la portata media annua del Po degli ultimi 10 anni è di 1.470 m3/s mentre il prelevato, ovvero l'insieme dei diritti di prelievo delle concessioni, è di 1.850 m3 al secondo, perché quei diritti, che risalgono a decenni fa, non sono mai stati aggiornati.

 

siccita nel po 1

La conseguenza è il cuneo salino: quando la portata del fiume è sotto i 450 metri cubi/s, l'acqua del mare risale lungo il corso del fiume, rendendola inutilizzabile per l'irrigazione. A luglio era di 160 metri. Così per la prima volta l'acqua salata è entrata nel Delta per 40 chilometri generando un processo di desertificazione irreversibile su 30.000 ettari di terreno. Compromessi i raccolti di grano, mais, soia, erba medica. A inizio novembre l'ultimo punto di rilevamento a Pontelagoscuro (Ferrara), il livello era di 740 m3 al secondo, ben al di sotto delle medie di periodo pari a 1.750 metri.

 

GLI INTERVENTI CHIESTI DAL 2014

ALLARME SICCITA - FIUME PO

Dal 2014 esiste il piano Strategico nazionale per l'adattamento ai mutamenti climatici pubblicato sul sito del ministero dell'Ambiente, con indicate le tappe per mitigare i danni della siccità: 1) costruire invasi per trattenere l'acqua piovana da utilizzare quando serve, 2) riprogettare i canali di irrigazione, che sono ancora quelli scavati nella terra e con enormi dispersioni, 3) investimenti tecnologici in sistemi di irrigazione intelligente, 4) riprogrammare le coltivazioni in base alle risorse idriche disponibili.

riso e siccita

 

Partiamo dagli invasi, cruciali per la raccolta dell'acqua piovana: a livello Paese siamo in grado di trattenere solo il 10%; in Spagna, con un clima più arido del nostro, la percentuale sale al 50%. Coldiretti ha stimato che occorrerebbero 10 mila bacini di accumulo: mille laghetti in montagna e alta collina da realizzare con i fondi del Pnrr; 6 mila piccoli invasi aziendali da realizzare con i Fondi dello Sviluppo rurale, e 3.000 di dimensioni più grandi con le risorse europee del Fondo di sviluppo e coesione.

riso e siccita

 

COSA SI STA FACENDO?

Il piano contro la crisi idrica di Roberto Cingolani prevedeva 4,3 miliardi complessivi del Pnrr così distribuiti: 600 milioni in capo al Mite (oggi ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica) per la depurazione delle acque, 880 milioni per il sistema irriguo in capo al Mipaaf (oggi ministero dell'Agricoltura e sovranità alimentare), 900 milioni per ridurre le perdite delle reti più 2 miliardi in infrastrutture idriche in capo al Mims (oggi ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).

 

siccita lago di bracciano 2

I bandi per ridurre le perdite sono partiti con il vecchio governo: la prima fase si è chiusa con l'assegnazione di risorse per 607 milioni, per la seconda da 293 milioni si attende la graduatoria finale delle proposte di interventi al ministero, ora guidato da Matteo Salvini. Per i 2 miliardi da investire in infrastrutture idriche, 350 milioni sono destinati a 20 grandi bacini. Troppo pochi, e comunque non c'è ancora nessun progetto. Eppure quanto sia urgente la neo premier Giorgia Meloni lo sa molto bene: a luglio scorso, con l'agricoltura in ginocchio per mancanza d'acqua e temperature record, ha accusato pesantemente il governo in carica per non aver costruito invasi.

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DIGHE SENZA MANUTENZIONE

Nulla si muove anche sui vecchi invasi, a partire dalla diga del Pappadai (vicino a Taranto), opera idraulica abbandonata e mai utilizzata. Il presidente della Commissione Bilancio e programmazione della Regione Puglia Fabiano Amati ha fatto il conto di quanti litri d'acqua sono andati persi nell'ultimo triennio dalle dighe nel Mezzogiorno. Si è dovuto aprirle per riportare l'acqua al di sotto del massimo invaso autorizzato.

 

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Causa: la mancata manutenzione. Sono usciti 166 miliardi di litri (51 dalla diga di Conza, 48 da quella del Pertusillo, 67 dalla diga di Monte Cutugno) e finiti in mare perché non ci sono impianti di raccolta lungo i fiumi. Il fatto grottesco è che i soldi per la manutenzione ci sono ma non viene fatta per motivi burocratici. Sul territorio nazionale le grandi dighe che hanno bisogno di essere sistemate sono un centinaio, tutte con un'età media di 60 anni.

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IRRIGAZIONE INTELLIGENTE

Intanto l'acqua che c'è non va dispersa. Secondo lo studio dei Consorzi agrari d'Italia con l'irrigazione goccia a goccia si possono raggiungere livelli di efficienza del 50%, sia in termini di risparmio idrico che energetico. Le produzioni più idroesigenti sono quelle di frutta e ortaggi. Non lo è il mais, ma se invece di fare un raccolto l'anno per il cibo da dare agli animali se ne fanno tre per fare biomassa (perché è più redditizio), allora il consumo d'acqua diventa enorme.

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Questo avviene nella Pianura Padana, dove gran parte dell'acqua utilizzata dagli irrigatori a pioggia che scorrono sui campi anche nelle ore più calde del giorno, evapora. In base ai dati delle sperimentazioni di Consorzi Agrari d'Italia e Ibf Servizi emerge che con l'agricoltura di precisione per ogni ettaro di mais è possibile ottenere in media un risparmio idrico annuo del 10% con 360 metri cubi di acqua in meno.

 

I consumi si riducono del 12% per gli ortaggi, con 600 m3 in meno per ettaro. Si arriva al 15% per i frutteti (risparmio di 630 m3/ettaro) e al 20% per le coltivazioni come la barbabietola (840 m3/ha in meno). Un beneficio per l'ambiente e costi inferiori per le aziende agricole tra acqua risparmiata e quantità ridotte di gasolio utilizzato per il pompaggio.

 

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ADATTAMENTO DELLE COLTURE

Cruciale infine programmare le coltivazioni in base alle risorse idriche disponibili, che significa selezionare le specie vegetali che richiedono poca acqua e promozione di incentivi per l'adozione di pratiche agricole più sostenibili. Ma bisogna pianificare ora, perché in assenza di acqua i nostri paesaggi cambieranno: nelle zone a nord del Po le coltivazione di mais o soia verranno sostituite da girasole e sorgo.

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Anche al Sud, in assenza di interventi strutturali e migliori tecniche di irrigazione, si rischia di perdere coltivazioni tradizionali orticole, a partire da pomodoro, patate, ortaggi che richiedono importanti quantità di acqua. Dopo aver fatto tutto questo, si potrà pensare alla sovranità alimentare. Ma solo dopo.

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