olaf scholz germania recessione crisi

SONO CRAUTI AMARISSIMI – L'AUMENTO DEI PREZZI DELL'ENERGIA HA MANDATO IN FRANTUMI IL MODELLO ECONOMICO DELLA GERMANIA COME PAESE ESPORTATORE, CON QUEL SURPLUS DELLA BILANCIA COMMERCIALE CHE TANTO A LUNGO HA FATTO INCAZZARE I SUOI VICINI – LA RECESSIONE È ALLE PORTE E BERLINO È DIVENTATA L'ANELLO DEBOLE DELL'UE – RIUSCIRÀ SCHOLZ A COMPIERE UNA TRANSIZIONE ENERGETICA A VELOCITÀ ACCELERATA? – INTANTO GAZPROM CONFERMA CHE IL GASDOTTO NORD STREAM DA DOMANI SI FERMA DI NUOVO…

nord stream

1 - GAZPROM CONFERMA LO STOP DI NORD STREAM DA DOMANI A SABATO

(ANSA) - Gazprom conferma che il gasdotto Nord Stream sarà fermato per attività di manutenzione da domani, 31 agosto, al 3 settembre. Lo riferisce la Tass.

 

2 - GERMANIA IN GINOCCHIO

Uski Audino per “La Stampa”

 

La Germania frena, è una locomotiva che non ha più energia per alimentarsi. Letteralmente. Le risorse che hanno fatto la sua fortuna dagli anni sessanta a oggi non sono più a disposizione nei volumi e ai costi sostenuti fino 24 febbraio scorso.

 

CROLLO ECONOMIA TEDESCA

Il prezzo del gas al kilowattora oggi nel Paese è scambiato a 32 centesimi, contro i 3 centesimi di un anno fa. Anche l'elettricità è in aumento, e il ministero dell'Economia sta pensando a «una riforma sostanziale per disaccoppiare l'andamento dei prezzi dell'elettricità al dettaglio dall'aumento del prezzo del gas», ha detto una portavoce. Ma c'è di più.

 

La crisi generata dalla crescita dei prezzi dell'energia e dalla dipendenza eccessiva da un fornitore «inaffidabile» come la Russia - che da domani sospenderà completamente il flusso di gas via Nord Stream per tre giorni - mettono in discussione il modello economico della Germania come Paese esportatore, con quel surplus della bilancia commerciale che tanto a lungo ha fatto storcere il naso ai suoi vicini.

 

olaf scholz vladimir putin

Costi di produzione in rialzo e i rincari in arrivo mettono alla prova la competitività dell'industria tedesca e quindi dell'export tedesco nel mondo. La domanda ora è: riuscirà la Germania a compiere una transizione energetica a velocità accelerata e al tempo stesso mettere in moto un cambio di paradigma economico? Sul piano dell'approvvigionamento energetico qualcosa si muove ed è in vista un cambio di strategia.

 

Il governo di Berlino, sotto la spinta del ministro verde Robert Habeck, sta spostando lo sguardo da Est a Ovest. Dopo anni di flirt commerciale con Pechino e con Mosca, Berlino ora guarda con crescente interesse al Canada, all'Argentina e all'Australia, oltre all'amica di sempre, la Norvegia.

 

ATTIVISTE SI SPOGLIANO DAVANTI AL CANCELLIERE TEDESCO SCHOLZ

 

Tutti territori ricchi di risorse naturali e materie prime. E ancora una volta lo scambio è simile a quello che segnò i rapporti negli anni '60 e '70 con l'Unione Sovietica: investimenti in tecnologia in cambio di risorse naturali e manodopera a buon mercato. Prima ancora di Willy Brandt e Helmut Schmidt fu l'industria tedesca della Bundesrepublik ad aprire la strada ai contratti con l'Urss sugli idrocarburi, racconta Frank Bösch, del centro di ricerca Leibniz per la storia contemporanea di Potsdam. Alla fine degli anni '60, Thyssen-Krupp, Mannesmann e Ruhrgas AG, sostenuti da banche della Germania ovest, siglarono i primi contratti con l'Unione Sovietica.

 

Gas e petrolio erano risorse a basso costo relativamente vicine e straordinariamente sicure, per via di una connessione diretta. Può sembrare un paradosso, ma proprio la transizione energetica, iniziata con il disastro di Fukushima nel 2011 e segnata dall'uscita dal nucleare prima e dal carbone poi, ha aggravato la dipendenza dal gas.

 

g7 in germania biden e scholz

L'identificazione del gas come vettore di transizione per un'economia fondata su rinnovabili e idrogeno ha fatto spostare l'ago della bilancia sempre più verso Mosca. Dal 2011 al 2021 la dipendenza dal gas russo è aumentata dal 32% al 52%, mentre è scesa l'importazione dall'Olanda e dalla Norvegia è aumentata solo del 3%. Nessuno ha considerato la dipendenza un pericolo e «nessuno era disposto a pagare costi miliardari per una maggiore protezione.

 

Non lo eravamo noi politici, non lo erano i consigli di amministrazione e non i cittadini», ha detto l'ex ministro dell'Economia del governo Merkel, Peter Altmaier.

Ora la strategia dei rubinetti aperti a singhiozzo di Mosca rende necessari piani B e C. La Norvegia copre al momento il 30% di fabbisogno energetico tedesco, ma il premier Jonas Store ha detto al cancelliere Olaf Scholz di poter fare poco di più.

 

mario draghi olaf scholz emmanuel macron sul treno per kiev

La Germania punta sul gas liquefatto che dovrebbe arrivare «entro la fine dell'inverno» nei 2 terminal galleggianti in costruzione a Willhelmshaven e Brunsbuttel, tramite i quali sarà in grado di ricevere fino a 12,5 miliardi di metri cubi di Gnl all'anno, pari al 13% del consumo di gas del Paese nel 2021, secondo Enerdata.

 

Questo però non basta e la Germania ha rimesso in rete alcune centrali a carbone e sta valutando l'ipotesi - ma gli stress test sono ancora in corso - di mantenere attive in via temporanea le 3 centrali nucleari, in chiusura il prossimo dicembre.

 

Il nucleare produce solo il 5% (a maggio era appena il 3%), quindi si punta ad aumentare la quota di rinnovabili nel mix energetico spingendo le autorizzazioni per i parchi eolici on shore e off shore. Dal 2025 poi si dovrebbe importare energia a idrogeno dal Canada.

 

SCHOLZ NUCLEARE

 Nel frattempo si dovrà ricorrere al gas stoccato. Per ora le riserve sono piene all'82,7%, il che significa aver raggiunto il traguardo di ottobre con un mese di anticipo. L'obiettivo resta il 90% entro novembre. Ma se anche gli impianti di stoccaggio fossero pieni al 100% non coprirebbero che 1/4 del fabbisogno annuale, sostiene Handelsblatt. Perciò è necessario tagliare i consumi.

 

Finora la riduzione è stata del 14% ma «deve essere alzata l'asticella» almeno al 20%, ha detto il presidente dell'Agenzia federale delle reti, Klaus Mueller. Mettere in campo una transizione energetica in tempi rapidi, trovando un nuovo modello economico e tagliando sui consumi senza risorse facili è nel suo insieme un compito titanico, come si addice a un Paese forgiato dal romanticismo.

emmanuel macron olaf scholz putin schroederschroeder gazpromschroeder gazprom 1olaf scholz

Ultimi Dagoreport

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)

marco rubio giorgia meloni donald trump jd vance vaticano papa leone xiv pietro parolin

DAGOREPORT – MARCO RUBIO ATTERRERÀ GIOVEDÌ A ROMA NON TANTO IN QUALITÀ DI SEGRETARIO DI STATO AMERICANO, BENSÌ COME CANDIDATO AL DOPO TRUMP – RUBIO SA BENISSIMO CHE LA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA È PERDUTA SENZA IL DECISIVO VOTO DEI CATTOLICI AMERICANI, CHE NON HANNO PRESO PER NIENTE BENE L’IGNOBILE GUERRA A COLPI DI INSULTI DELL’IDIOTA-IN-CAPO A PAPA LEONE – UNA VOLTA OTTENUTO DA TRUMP IL VIA LIBERA PER IMBARCARSI PER ROMA, RUBIO È RIUSCITO A STRAPPARE UN INCONTRO CON IL SUO OMOLOGO DELLA SANTA SEDE, IL CARDINALE PIETRO PAROLIN, MA IL DISCO VERDE PER UN’UDIENZA AL COSPETTO DEL TOSTISSIMO PAPA PREVOST NON C’È, PER ORA – PER L’ARRIVO DI RUBIO, L’AMBASCIATORE USA (IN VACANZA) IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, STA ORGANIZZANDO UNA BELLA CENETTA CON I MINISTRI TAJANI E CROSETTO – PER RUBIO UN INCONTRO PREVISTO ANCHE CON LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CHE, VISTI I NEGATIVISSIMI SONDAGGI ITALIANI SUL PRESIDENTE PIÙ MENTECATTO DELLA STORIA, L’HA MOLLATO AL SUO DESTINO RINCULANDO A TESTA CHINA TRA LE BRACCIA DELL’EUROPA….

meloni giuli buttafuoco venezi biennale

DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…