marco mancini matteo renzi

SPIONI IN CATTEDRA - A TRE MESI DAL CONGEDO, L’EX 007 MARCO MANCINI HA TENUTO UNA LEZIONE ALL’UNIVERSITÀ DI PAVIA SU UN ARGOMENTO CHE CONOSCE MOLTO BENE: I “SEGRETI DI STATO” - OVVIAMENTE NON HA FATTO NESSUN CENNO ALLE POLEMICHE POLITICHE, NÉ ALLE VICENDE CHE LO HANNO RIGUARDATO, E CI HA TENUTO SPESSO A PRECISARE: “NON STO PARLANDO DI COSE CHE MI RIGUARDANO PERSONALMENTE” - LA STOCCATA A CHI LO CRITICA: “FORSE SI DOVREBBE TACERE QUANDO NON SI CONOSCE” (CON CHI CE L'HA?

Francesco Bechis per www.formiche.net

 

marco mancini

abu omar

Marco Mancini non sceglierebbe Antigone, “la morale non c’entra con il rispetto della norma”. L’integrità dello Stato viene prima di tutto. Anche al prezzo, se necessario, della verità. A pochi mesi dal pensionamento che ha chiuso anticipatamente una lunga carriera nell’intelligence, prima nel Sismi di Nicolò Pollari, poi come dirigente del Dis, Mancini riappare dietro a una cattedra universitaria.

marco mancini e matteo renzi

 

In un’aula dell’Università di Pavia, invitato da Alessandro Venturi, professore di Diritto pubblico e amministrativo nell’ateneo lombardo, l’ex 007 tiene una lezione sul “Segreto di Stato”. È la prima volta che parla in pubblico da quando ha lasciato il suo ufficio a Piazza Dante.

 

La prima da quando è scoppiata la polemica politica sul suo incontro in Autogrill insieme all’ex premier Matteo Renzi, nel dicembre del 2020. Un episodio che ha riaperto il dibattito sull’opportunità per un agente in servizio di incontrare politici e sulla necessità di un’autorizzazione ufficiale da parte dei suoi dirigenti (nel caso specifico, il direttore generale del Dis).

 

Mancini è un “veterano” dei Servizi. Protagonista di vicende che hanno segnato la storia dell’intelligence italiana. Fra le altre, il salvataggio della giornalista Giuliana Sgrena nel 2003, rapita in Iraq e liberata con un’operazione in cui ha perso la vita l’agente del Sismi Nicola Lipari. Prima ancora l’impegno come brigadiere dei Carabinieri nella squadra del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Un agente segreto di grande esperienza, apprezzato da alcuni, criticato da altri.

 

marco mancini

Oggi rompe il silenzio di fronte a un centinaio di studenti, in presenza e collegati online, per parlare di un argomento che ha toccato da vicino i suoi 37 anni di carriera nei Servizi segreti italiani. Si può dire in effetti che Mancini, a suo modo, abbia fatto “giurisprudenza” sul segreto di Stato. È il caso del rapimento nel 2003 di Abu Omar, l’imam della Moschea di Milano accusato di terrorismo e prelevato dalla Cia con la collaborazione dell’intelligence italiana.

 

Allora fu proprio la Corte Costituzionale ad annullare una sentenza in appello a nove anni per Mancini perché “l’azione penale non poteva essere proseguita per l’esistenza del segreto di Stato”. Incalzato da uno studente, Mancini si limita a dire che “tutte le sentenze vanno rispettate”, ma spiega anche: “Se non si conosce il contenuto del segreto di Stato, come si fa a sapere con certezza cosa sarebbe successo senza quel segreto?”.

NICOLO POLLARI

 

Dopotutto è una prerogativa prevista dalla legge, dice Mancini. L’istituto del segreto di Stato è definito nel dettaglio dalla più grande riforma dell’intelligence italiana, la legge 124 del 2007, oltre che dalla giurisprudenza della Consulta. “Lo Stato è come una persona che guarda, osserva, tace e si rifiuta di riferire certe notizie per la sua salvaguardia, nel rispetto delle norme che si dà”.

 

ALESSANDRO VENTURI

La lezione di Mancini viaggia in punta di diritto, da un comma all’altro. Ogni tanto inframezzata da una precisazione, “non sto parlando di cose che mi riguardano personalmente”. Anche se a tratti riaffiora un filo di criticismo. “Sono grato al mio Paese per il servizio, è stata un’avventura meravigliosa – confessa agli studenti, per poi tirare una stoccata a chi non lesina critiche al suo “periodo in attività” – forse si dovrebbe tacere quando non si conosce”.

 

MATTEO RENZI E MARCO MANCINI

“Tacere”, appunto. È quel che lo Stato chiede con il segreto previsto dalla legge quando la verità mette a rischio la sua sicurezza. “Spesso la violazione del segreto di Stato è un reato più grave di quello confessato”, dice Mancini. Anche per questo, ricorda, c’è solo un organo che può infrangere quel muro del segreto di Stato: la Corte Costituzionale. Neanche il presidente della Repubblica ha diritto a rivelare segreti di Stato, spiega l’ex agente, e lo stesso vale per il Parlamento.

 

abu omar

“Il segreto di Stato è opponibile anche al Copasir (il comitato parlamentare di controllo dei Servizi, ndr)”, dice Mancini, che dal comitato bipartisan di Palazzo San Macuto, oggi presieduto dal senatore di Fdi Adolfo Urso, è stato audito pochi mesi fa (scelta contestata dal responsabile Sicurezza del Pd e componente del comitato Enrico Borghi). Comitato che comunque resta “una struttura parlamentare importante, una garanzia democratica, talmente importante che il presidente è affidato dalla legge all’opposizione”.

 

Certo, non è facile capire quando il ricorso al segreto di Stato si trasforma in una censura o in una limitazione delle garanzie democratiche, fanno notare dubbiosi due studenti all’ex Sismi. Il sequestro di persona, ad esempio, può davvero essere coperto da quel segreto?

 

MATTEO RENZI E MARCO MANCINI

Lui risponde che le garanzie ci sono. “Se si ritiene che siano stati compressi dei diritti costituzionali, si raccolgono le firme e si va davanti alla Corte Costituzionale”. “I Nar, le Brigate rosse, il terrorismo sono state sconfitti con la democrazia, grazie a strumenti del sistema politico e giudiziario”. A volte senza raccontare tutta la verità. “È anche questa una forza dello Stato – sospira Mancini – si deve fidare dei propri funzionari, sapere che quando è necessario eserciteranno il silenzio”.

giuliana sgrena e marco mancini ALESSANDRO VENTURI

abu omar

Ultimi Dagoreport

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…