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È STATO RECUPERATO IL CADAVERE DELLA QUINTA VITTIMA DELLA STRAGE AL LAGO DI SUVIANA – IL CAPO DEI SOMMOZZATORI CHE CERCANO ANCORA I DISPERSI DENTRO LA CENTRALE IDROELETTRICA: “CI MUOVIAMO AL BUIO, È COME CON LA CONCORDIA, MA LÌ NON C’ERANO LE MACERIE. IL LIVELLO DI ACQUA CRESCE DI 25 CENTIMETRI L'ORA” – LA RICOSTRUZIONE: LO SCOPPIO DELL'ALTERNATORE E LA TRAPPOLA MORTALE AL PIANO -9 – VIDEO

Adriano Scandellari - morto nell esplosione della centrale idroelettrica di bargi

1 - STRAGE SUVIANA: LA QUARTA VITTIMA È ADRIANO SCANDELLARI. ANCORA NON IDENTIFICATO IL QUINTO CORPO

(ANSA) - È stata identificata la quarta vittima della strage di Suviana. Lo comunica la Prefettura di Bologna. È Adriano Scandellari, 57 anni, nato a Padova e residente a Ponte San Nicolò (Padova), lavoratore specializzato di Enel Green Power nella funzione di O&M Hydro. Era stato insignito da poco con la stella al merito per il lavoro dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. La moglie è a Bargi. Il suo corpo è stato recuperato questa mattina insieme a quello di un altro disperso, quinta vittima, non ancora identifica.

 

2- SUVIANA: 'IMPOSSIBILE DARE TEMPISTICHE SU PROGNOSI USTIONATI'

(ANSA) - "La prognosi in questi casi è sempre riservatissima", impossibile "dare tempistiche sullo scioglimento", troppi sono i fattori coinvolti, "molto dipende dai danni subiti dal paziente dal fuoco e se includono le vie respiratorie". Così Stefano Merelli, direttore della Chirurgia plastica e Centro ustioni dell'ospedale di Parma, inquadra all'ANSA la delicata situazione di pazienti con ustioni, come i feriti della strage di Suviana tutt'ora ricoverati in diversi ospedali.

 

Uno dei lavoratori del disastro è in rianimazione proprio all'ospedale di Parma, con ustioni su circa la metà del corpo. In rianimazione, sottoposto a terapie, in prognosi riservata. Il direttore spiega che non si possono dare tempistiche in questa fase per lo scioglimento della prognosi.

 

"Spesso il paziente ustionato inala fumo e fuoco. Bisogna vedere che danno hanno subito le vie respiratorie. Nei primi momenti viene intubato, può essere tracheostomizzato per farlo respirare. Se nei danni sono incluse le vie respiratorie, allora siamo di fronte a una delle situazioni più delicate. Se invece la parterespiratoria fosse risparmiata, a quel punto avremo solo le ustioni da trattare".

 

3 – «SOTT'ACQUA AL BUIO PER FARE DUE METRI CI VOGLIONO 20 MINUTI È COME LA CONCORDIA»

Estratto dell’articolo di Alfio Sciacca per il “Corriere della Sera”

 

giuseppe petrone - capo della squadra sommozzatori al lago di suviana

«È sicuramente uno degli interventi più difficili che sia stato chiamato a gestire nella mia carriera. Qualcosa di simile l'ho vista solo dopo il disastro della Costa Concordia. Come allora anche ora procediamo al tatto, in un ambiente particolarmente ostile e di totale devastazione». Giuseppe Petrone, 49 anni, è il responsabile nazionale del servizio sommozzatori dei Vigili del fuoco e coordina tutte le squadre di sommozzatori che stanno operando nelle ricerche dei dispersi ancora intrappolati nella centrale idroelettrica di Bargi.

 

Cosa intendi per «operare al tatto»?

«Vuole dire che in acqua non abbiamo alcuna visibilità. Zero. Siamo praticamente al buio e non vediamo tutte le insidie a cui possiamo andare incontro. Esattamente come per la Concordia. L'unica differenza sta nel fatto che in quel caso non c'erano macerie. In acqua, oltre a residui di olio e fanghi, qui troviamo anche i resti dell'esplosione, lastre di calcestruzzo, tondini in ferro. Operare in un ambiente del genere è proibitivo».

 

RICERCHE DEI DISPERSI - CENTRALE IDROELETTRICA DI BARGI - DIGA DI SUVIANA

Che scena ha trovato quando è sceso giù?

«Quando sono arrivato, martedì sera, una squadra aveva già fatto una prima ispezione. In quel momento c'erano solo due piani allagati: il meno nove e meno dieci. Adesso i piani allagati sono tre: è allagato anche l'ottavo e il livello dell'acqua è cresciuto per tutto il giorno. Mi ha impressionato la quantità di macerie che ti trovi davanti. Materiale pesante che non sappiamo come e dove spostare a mani nude. Ci si muove poi con estrema fatica: per fare appena due metri ci possono volere anche venti minuti».

 

sommozzatori al lago di suviana

A che ritmo cresceva il livello dell'acqua?

«Costantemente di 25 centimetri l'ora».

 

Sotto vieni a operare?

«Attraverso un cavo, chiamato ombelicale, siamo collegati a una centralina in superficie che ci fornisce aria. In più attraverso il cavo trasmettiamo le immagini delle nostre telecamere». […]

 

Quanto stato in acqua?

«Ogni squadra fa campagne di 40 minuti l'una e poi si alterna».

 

Che cosa si prova a muoversi in questi ambienti?

«È come camminare in una stanza che non si conosce che è completamente arredata e totalmente al buio». […]

 

Ci sono ancora speranze?

«Noi resteremo qui fino a quando non riusciremo a trovarli tutti. Quanto alle speranze: tutto è possibile, ma è molto difficile. In ogni caso noi ci muoviamo come soccorritori che stanno cercando delle persone ancora in vita».

 

4 – LO SCOPPIO DELL'ALTERNATORE E LA TRAPPOLA MORTALE AL PIANO -9 ENEL GP: NOI PARTE LESA

Estratto dell’articolo di Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”

 

ricostruzione dell esplosione alla centrale idroelettrica di bargi - lago di suviana

Chi fra i soccorritori è sceso laggiù a cercare segni di vita o a recuperare cadaveri. Chi fra gli inquirenti sta cominciando a ragionare su quel che è successo. Chi è scampato alla cattiva sorte riuscendo a fuggire in tempo. Tutti raccontano qualcosa che porta allo stesso punto di partenza: l'alternatore. È

 

 nell'alternatore che va cercato l'incipit di questa ennesima strage sul lavoro. L'incipit, appunto. Perché è mistero adatto su tutto il resto, e cioè sulle cause che lo hanno fatto esplodere. Un errore umano? Un malfunzionamento? Un difetto strutturale?

«Facciamo le persone serie. È troppo preso per dire qualunque cosa. Al momento nessuna ipotesi può reggersi su fatti oggettivi» taglia corto il procuratore Giuseppe Amato che ha aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo.

 

sommozzatori nella centrale idroelettrica al lago di suviana

Martedì mattina alla centrale idroelettrica di Enel Green Power, a Camugnano, vicino a quell'alternatore erano indaffarati una quindicina di lavoratori. Gente altamente specializzata, dicono tutti, alle prese con le fasi finali di un lavoro di manutenzione straordinaria iniziato a settembre del 2022: il cosiddetto revamping, cioè l'ammodernamento dell'impianto di produzione dell'energia.

 

«Per fare questi lavori di aggiornamento tecnologico di fornitura, montaggio e collaudo, avevamo scelto fra le migliori ditte, le migliori società nel campo del settore elettrico e idroelettrico», dice davanti ai cancelli della centrale Salvatore Bernabei, amministratore delegato di Enel Green Power.

 

ricerche dei dispersi esplosione alla centrale elettrica alla diga di suviana

E cita i nomi di quelle società: «Siemens, Abb, Voith» specificando che «quando mi rivolgo a un contractor, il contractor è sinonimo di prestigio e serietà». Un ragionamento che sottintende quello che altre fonti di Enel Green Power dicono più apertamente, e cioè che in questa storia la società energetica si sente «parte lesa», non certamente responsabile.

 

[…] La gran parte di quei lavoratori specializzati martedì era ai piani -7, -8 e -9 dov'era in corso il collaudo del «gruppo numero due» (per gruppo si intende l'insieme delle unità che producono energia: turbina, alternatore, trasformatore). Alla centrale di Camugnano i gruppi sono due, identici. Il numero uno era già stato collaudato nelle scorse settimane con successo, ora toccava al «gemello».

 

ricerche dei dispersi esplosione alla centrale elettrica alla diga di suviana.

Ma tutto suggerisce, appunto, che stavolta, quando si è trattato di mettere alla prova l'alternatore, sia successo qualcosa che lo ha fatto esplodere. Sembra di vederli, i tecnici al lavoro in quell'angolo sepolto del mondo. In trappola.

 

A più di 40 metri sotto il livello del lago che in superficie fa da cornice alla centrale. Il boato ha polverizzato i cilindri verticali in cemento che (ai piani -7 e -8) contenevano gli alternatori dei due gruppi. È scoppiato tutto, il fumo ha reso l'aria irrespirabile e fra le macerie è rimasta la vita dei tre che erano più vicini al punto dell'esplosione.

 

Mario Pisani era uno di loro: avrebbe compiuto 74 anni fra pochi giorni, tarantino, ex dipendente Enel; aveva messo in piedi da pensionato la «Engineering automation srl», un'azienda (sede nel Genovese) che si occupa di «ingegneria di sistemi di controllo e supervisione per i settori della produzione di energia». […]

 

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