eutanasia

LA STORIA DELL'UOMO CHE VUOLE MORIRE: "SOFFRO TROPPO, PERCHE' NON DARMI QUEI VENTI GRAMMI DI POZIONE LETALE?" - EX CAMIONISTA, 43 ANNI, DOPO UN INCIDENTE E' RIMASTO TETRAPLEGICO - "LE HO PROVATE TUTTE PER VEDERE FIN DOVE POTEVO ARRIVARE, E ORA NON POSSO E NON VOGLIO ANDARE OLTRE" - MA PER RIUSCIRE NEL SUO OBIETTIVO, DEVE SUPERARE UNA VISITA DELLA ASL, CHE INTANTO NON SI PRESENTA...

Giusi Fasano per il Corriere.it

 

eutanasia 7

«Se io potessi prenderei tutti i medicinali della sera, li metterei in un bicchiere e li manderei giù, ma non posso farlo da solo. Se un uomo dice una cosa del genere è perché è arrivato al limite. Come fanno a non capirlo?».

 

Come fanno chi? La Asl?

«Sì, la Asl. Prima la Corte Costituzionale e poi il Tribunale di Ancona hanno detto che devono farmi questa benedetta visita medica e invece loro non la fanno».

 

E se non la fanno non innescano i passaggi verso il suicidio assistito.

eutanasia 6

«Esatto. Se non la fanno e non mandano l’esito al Comitato etico non si può stabilire se ci sono o no i requisiti per il suicidio assistito, di conseguenza nessun medico può prescrivermi il farmaco letale. In pratica la Asl mi sta dicendo: puoi soffrire ancora. Anzi, di più, mi indica la strada che dovrei percorrere».

 

Che sarebbe?

«Secondo loro se proprio voglio morire posso sempre accedere alle cure palliative. Ma perché? Quella morte è dignitosa? Fine dei trattamenti e sedazione profonda: potrei durare giorni e giorni, incosciente e disidratato, consumarmi sotto gli occhi di mia madre, mio fratello, i miei amici... Perché non darmi quei venti grammi di pozione letale? Facciamo questa visita, vediamo se ho i requisiti per morire (e io sono sicuro di sì), prendo il farmaco e muoio in pochi minuti, con dignità e dopo aver salutato tutti».

 

eutanasia 4

Maglietta azzurra e gambe immobili infilate in un paio di jeans, quest’uomo parla di dignità e di fine vita con la dolcezza di un innamorato che parla della sua amata. Non c’è niente di disperato, non c’è depressione e non c’è lamento in quel che dice. Solo la lucida - e dolce, appunto - consapevolezza di aver assaporato ogni frutto possibile della sua vita, di «averle provate tutte per vedere fin dove potevo arrivare», come dice lui, «e ora non posso e non voglio andare oltre». In questo racconto si chiamerà Mario ma non è il suo nome. Vive nelle Marche, 43 anni. Un tempo era un trasportatore.

 

Mario, com’è diventato tetraplegico?

eutanasia 3

«E’ stato una sera d’autunno del 2010, tornavo a casa in macchina. Su un rettilineo un’auto che veniva dall’altra parte ha invaso la mia corsia e io ho sterzato d’istinto, ho preso il palo della luce, l’albero, il casottino dei bagni pubblici. Stavo andando a sbattere dal lato guidatore e allora mi è venuto istintivo slacciare la cintura e buttarmi dall’altra parte. Chissà... se non lo avessi fatto...».

 

Quando ha capito di essere paralizzato?

«Subito. Ricordo che provavo a prendere il marsupio per chiamare casa e ho realizzato che non muovevo più niente. Sono arrivati due ragazzi a soccorrermi e io capivo che stavo per morire, avevo i polmoni collassati, mi mancava l’aria. Gli ho detto: non mi toccate che magari peggioriamo le cose, perché credo di essermi rotto l’osso del collo. E poi ho chiesto una sigaretta. Per me era l’ultimo desiderio, e mentre quei due mi tenevano la sigaretta per farmi fare i tiri io dicevo: dite a casa che gli voglio bene».

 

E invece l’hanno salvata.

eutanasia in europa

«Avevano detto tutti che sarei morto, ero in condizioni molto molto critiche. Quando mi sono svegliato la prima cosa che ho detto è: l’hanno presa la Lancia? Avevo negli occhi lo stemma della Lancia che mi veniva addosso».

 

È stato in coma?

«Sì, sono stato in coma farmacologico. Su questo vorrei dirle una cosa. Sa quando gli infermieri ti aprono l’occhio e ti chiamano per nome? Forse in quel momento il cervello si attiva perché quando mi sono svegliato avevo nella testa un miscuglio di situazioni che erano un po’ quel che sentivo dire e fare attorno a me e un po’ no. Ho vissuto giorni di semirealtà, surreali».

 

In che senso?

eutanasia 8

«Chiedevo di essere addormentato ogni volta che mi svegliavo, sognavo che ero morto, tumulato, funerale. Qualcuno chiudeva il coperchio della bara e io attraversavo il centro della terra ed entravo in un mondo di cose meravigliose: sole, animali, natura, momenti bellissimi. Poi riaprivano il coperchio e tornavo indietro nella realtà. Vedevo i miei e non capivo. Sono morto? Lo sono anche loro? Ero intubato e non parlavo, sono stati giorni davvero strani. Sono tornato a casa a luglio del 2011 ma poi ci sono stati altri ricoveri, ho fatto anche tre mesi di riabilitazione e ho ottenuto questo».

 

Cioè: muovere il braccio destro.

eutanasia 5

«Esatto, lo alzo con la forza della spalla e questo mi serve per usare il mignolo. Si solleva il braccio e quando lo lascio ricadere il mignolo batte sulla tastiera del computer, del telefonino, del telecomando. È il mio unico movimento».

 

Quando ha deciso di voler morire?

«Nel 2015. Una domenica pomeriggio ero con babbo, in cortile. Mi ha chiesto che intenzioni avessi per il futuro e gli ho risposto: finché riesco vado avanti, poi faccio di tutto per avere il suicidio assistito in Italia, se non ci riesco vado in Svizzera. Io so che lui ha capito, è morto l’anno dopo».

 

A sua madre come l’ha detto?

MARCO CAPPATO DJ FABO

«Quando è morto in Svizzera Fabiano (dj Fabo, ndr) tutti parlavano di quel caso e io le ho detto: è la fine che andrò a fare io, mamma. So che poi starà male ma nessuno più di lei sa come sto io, quello che patisco, i dolori, le contrazioni, le umiliazioni del corpo, la fatica, le infezioni...».

 

Quindi ha abbandonato l’idea di andare in Svizzera?

«Mi ero dato una scadenza: dovevo mettere da parte 13 mila euro che servivano e poi sarei partito. Mi sono informato, iscritto, ho mandato i documenti, ho ottenuto il primo semaforo verde. A settembre dell’anno scorso ero pronto».

 

E poi ha rinunciato?

DJ FABO

«No. Ho cercato Marco Cappato per ringraziarlo per quello che fa per gente come me. E lui mi ha detto: fai come pensi sia meglio ma sappi che dopo la sentenza della Corte Costituzionale hai una possibilità anche in Italia. E così mi sono legato all’Associazione Coscioni, ho cominciato a sentire Filomena Gallo, avvocata e segretario dell’Associazione. Insomma: ho cominciato a sperarci, mentre le difficoltà fisiche crescevano: spasmi, problemi continui col catetere, dolori alle scapole, al collo...In questi anni ho provato ad avere infezioni con febbre anche a 41, ci sono stati giorni in cui per scaldarmi mia madre mi puntava addosso l’asciugacapelli».

 

Quand’è stata l’ultima volta che è uscito di casa?

marco cappato

«Un mercoledì del 2019. Erano cinque anni che non uscivo in carrozzina. Sono andato in Comune per autenticare il testamento biologico».

 

Chi altro sa della sua scelta di morire?

«Mio fratello, i 3-4 amici di sempre e le persone più care che mi hanno aiutato in questi 11 anni. Li ho chiamati ad uno ad uno e ho spiegato i miei perché. La vita è bellissima, ricordo bene quando era bellissima anche la mia. Ricordo che avevo paura della morte, a quei tempi mai avrei pensato a un passo del genere. Ma con quello che ho passato... Ho detto a tutti la stessa cosa: io non piango e non urlo di dolore, non mi lamento, non sono depresso, mi avete perfino visto scherzare, ma voi mi vedete un’ora e poi tornate alle vostre vite, le altre 23 sul letto ci sto io e le giornate sono lunghe, con la sofferenza addosso sono infinte».

 

Che cosa le manca di più della sua vita bellissima?

eutanasia 1

«Io facevo il camionista, 18 mila chilometri al mese. Mi piaceva moltissimo. Ero uno che al sabato mattina, se non avevo niente da fare, andava a fare un giretto fino al Lago di Garda con gli amici. Tutte le domeniche mi facevo 1200 chilometri in macchina per andare a vedere la Juventus. Vivevo il tempo fino all’ultimo secondo, fino all’ultimo metro. Mi manca tutto. Ora non posso più fare nulla. Mangio se mi danno da mangiare, mi lavo e mi vesto se mi lavano e mi vestono, bevo se mi danno da bere. Mi pulisco se mi puliscono. Non c’è niente che possa fare da solo a parte sollevare il braccio destro e usare il mignolo per il tablet, il telefono e la televisione».

 

Se potesse tornare a fare per un giorno una cosa che faceva prima dell’incidente che cosa sceglierebbe?

olanda eutanasia

«Un gran giro in moto. Adoravo la mia Ducati. E magari lavorerei anche un po’, perché adoravo anche il mio lavoro».

 

Cosa direbbe a chi nella Asl non sta decidendo per quella visita?

«Gli direi che sta facendo una cosa grave, sta negando un mio diritto. Filomena Gallo, con il collegio legale che mi segue, ha inviato una notifica e una diffida: hanno pochi giorni per darsi da fare, poi mandiamo avanti la denuncia penale per omissione di atti d’ufficio. E c’è un’altra cosa che farei: inviterei a casa mia chi pensa che io abbia torto a non voler vivere. Chiunque tu sia ti invito: stai accanto a me per una settimana. Poi capirai».

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…