george pell diari

LE SUE PRIGIONI - I DIARI DAL CARCERE DEL CARDINALE AUSTRALIANO GEORGE PELL DIVENTANO UN LIBRO: “IL CIBO È MOLTO ABBONDANTE, CON ALMENO TRE VERDURE DI COLORI DIVERSI,  IL LETTO E IL GABINETTO MOLTO BASSI MA NON CI SONO SEDIE. QUESTO MI FACEVA DOLERE I TENDINI DELLA GAMBA SINISTRA, COSÌ HO CHIESTO UNA SEDIA PIÙ ALTA. MA IL DIRETTORE DEL PENITENZIARIO MI HA SPIEGATO CHE NON VOLEVA ESSERE ACCUSATO DI…” - LE ACCUSE, “L’ACCANIMENTO” E LA SENTENZA CHE LO HA DICHIARATO INNOCENTE

 

 

 

Salvatore Cernuzio per www.lastampa.it

 

george pell

«Dio nostro Padre, dammi la forza per superare questo, e possa la sofferenza essere unita alla redenzione di tuo Figlio Gesù per la diffusione del Regno, la guarigione di tutte le vittime di questa piaga della pedofilia, la fede e il benessere della nostra Chiesa, e soprattutto per la saggezza e il coraggio dei vescovi».

 

Era questa la preghiera che il cardinale australiano George Pell ha recitato la sera del 27 febbraio del 2019, prima notte trascorsa dietro le sbarre nel carcere di Melbourne. Quel giorno il Tribunale di Victoria aveva ordinato l’arresto dell’ex prefetto della Segreteria per l’Economia vaticana, revocando la libertà su cauzione accordatagli dopo l’incriminazione del dicembre 2018 per abusi sessuali su due chierichetti minorenni negli anni ’90. Accuse dalle quali il cardinale è stato prosciolto, ma solo dopo aver trascorso 404 giorni in cella.

 

i diari dal carcere di george pell

Dei primi cinque mesi (27 febbraio - 13 luglio 2019) dei tredici in prigione, il porporato - tornato ad ottobre a Roma - offre un dettagliato resoconto in “Prison Journal: the Cardinal makes his appeal”. Un libro, anzi, un diario che raccoglie riflessioni, meditazioni spirituali e dettagliate osservazioni della routine carceraria, di colui che fino al 2017 è stato uno degli uomini più potenti della Curia romana e che, nemmeno due anni dopo l’aver lasciato Roma per difendersi nel processo in Australia, si è dovuto spogliare delle vesti color porpora per indossare una tuta arancione da galeotto.

 

Il volume è il primo di una collana edita da Ignatius Press, casa editrice dei gesuiti negli Usa, i cui ricavi dovrebbero essere utilizzati per pagare le spese legali del cardinale. La pubblicazione è prevista per il prossimo 15 dicembre. Vatican Insider-La Stampa ha potuto leggere in anteprima il volume in lingua inglese (la traduzione è a cura nostra). 

 

george pell prison journal

Circa 350 le pagine divise per settimane, venti per l’esattezza, con una minuziosa ricostruzione di luoghi e situazioni in cui vengono citati nomi, cognomi, orari, documenti. L’introduzione è a firma di George Weigel, biografo di Giovanni Paolo II ed esponente di spicco della Chiesa conservatrice statunitense, che esordisce: «Questo diario della prigione non avrebbe mai dovuto essere scritto».

 

In effetti tutta la vicenda Pell rimane una pagina nera, considerandone l’intreccio - dalle contraddizioni della giuria alla campagna mediatica che ha pesato sull’intero processo - e soprattutto l’epilogo, cioè la sentenza dell’aprile 2020 dell’Alta Corte di Victoria che ha dichiarato il cardinale innocente. Una dimostrazione dell’«accanimento» subito, come egli stesso dichiara in queste pagine e come riconosciuto anche da Papa Francesco nell’udienza al cardinale del 12 ottobre scorso. 

 

papa francesco riceve george pell 1

Il primo volume di “Prison Journal” parte dalla notte precedente all’arresto, passata insonne da Pell che racconta di aver celebrato alle 6 la messa per affidarsi alla Madonna. La scena successiva è quella del Tribunale, dove ad accogliere il porporato c’era «una folla molto ostile, specialmente un pover’uomo di mezza età, la cui faccia era contorta dalla rabbia». «La discussione sulla sentenza è stata molto surreale e kafkiana, poiché il giudice ha elencato le molte ragioni per cui l’aggressione non era plausibile», scrive Pell. In serata era in carcere: «Sono stato arrestato e perquisito da due guardie filippine, entrambe rispettose della legge. Uno di loro mi ha detto di esser stato in Tribunale e di sapere che ero innocente».

INCONTRO TRA GEORGE PELL E PAPA FRANCESCO SULL OSSERVATORE ROMANO

 

Pell è stato rinchiuso nell’Unità 8 di isolamento: «Sono stato giudicato a rischio autolesionismo, tenuto sotto regolare osservazione durante la notte». Il racconto si snoda tra i dettagli della vita carceraria: i test psicologici, l’orologio e il rosario sequestrati, gli esercizi in cortile, poi «il cibo molto abbondante, con almeno tre verdure di colori diversi», il letto e il gabinetto «molto bassi» e l’assenza di una qualsiasi sedia. «Questo mi faceva dolere i tendini della gamba sinistra, così ho chiesto una sedia più alta». Ma il direttore del penitenziario «mi ha spiegato che non voleva essere accusato di avermi dato una sedia più comoda. Io ho risposto che si trattava solo una sedia più alta! Tre sedie di plastica sono state sovrapposte l’una all’altra, il che è stato sufficiente». 

 

george pell papa francesco

Più volte il porporato accenna a suor Mary O’Shannassy, la cappellana, che gli portava l’eucarestia visto che la più grande sofferenza era di non poter partecipare o celebrare la messa «per la prima volta in più di 70 anni». L’ex ministro delle finanze vaticane si paragona a Giobbe: nel breviario legge delle sue prove e riflette sulla sofferenza. Citando Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, dice: «Un’unica grande dottrina separa i cristiani dai laici, e cioè i diversi atteggiamenti nei confronti della sofferenza. I laicisti vogliono nascondere la sofferenza o porvi fine. Da qui l’entusiasmo per l’aborto e l’eutanasia. Noi cristiani crediamo che la sofferenza nella fede possa essere redentrice, che la salvezza ci sia stata guadagnata dalla sofferenza e dalla morte di Cristo, e che il peggio possa essere riscattato. Allo stesso modo, nessun gruppo lavora più duramente dei cristiani per alleviare il dolore».

GEORGE PELL

 

Dolore che il cardinale ammette di aver provato durante la reclusione ed in particolare nel corso del processo: in quei mesi, racconta, «ho provato un forte risentimento nei confronti del pubblico ministero, che ha offuscato e confuso, talvolta contraddetto i fatti per permettere alla giuria di prendere la sua bizzarra decisione». Per lui, per i giudici, ma anche per il suo accusatore e tutti  coloro che gli si sono dimostrati nemici, George Pell assicura di aver pregato.

 

Da Roma non gli mancano gli aggiornamenti. L’ex tesoriere vaticano legge libri e riviste - limitati ad un numero di sei a settimana - e guarda tanta Tv, dove segue le partite di rugby o i servizi sul suo caso. Racconta di essersi informato sulla vicenda del cardinale Philippe Barbarin, ex arcivescovo di Lione, accusato di insabbiamenti di abusi, che aveva presentato le dimissioni: «Se lo facesse, sarebbe una perdita». Il cardinale commenta poi la vicenda di Lady Diana dopo aver visto un documentario, le notizie su Donald Trump che descrive come «un po’ un barbaro, ma per certi versi è “il nostro” barbaro (cristiano)» e la sconfitta politica di Tony Abbot, ex premier australiano e suo amico: «La prova del crollo del cristianesimo».

 

GEORGE PELL

A fine marzo Pell ammette di non aver conosciuto gli altri compagni di prigione: «Siamo in dodici nell’Unità 8. Tutti in isolamento. Non so chi siano gli altri, anche se Gargasoulas (James, condannato per l’omicidio di sei persone, conosciuto dal cardinale tramite lettere, ndr) è probabilmente uno di loro e forse anche un terrorista musulmano. Almeno una coppia è mentalmente disturbata». 

 

Pell ha ricevuto diverse visite in carcere: familiari, come il nipote George, parenti, amici. Nessun vescovo. Ognuna di queste visite era preceduta da una perquisizione: «Una procedura poco dignitosa». Come quella volta che una guardia gli ordinò di togliersi i calzini.

 

GEORGE PELL PAPA FRANCESCO BERGOGLIO

Numerose le lettere recapitate al cardinale, «tutte molto incoraggianti»: «Hanno cambiato il mio tempo in prigione, il mio programma quotidiano, il mio pensiero e la mia preghiera, la mia pace mentale». Tra le missive c’era quella del cardinale Tim Dolan di New York e «un bel paio di pagine» del cardinale Roger Mahony, emerito di Los Angeles, che «ha ricordato che eravamo stati insieme nel Consiglio cardinalizio di 15 membri del Vaticano per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede ai tempi di Papa Benedetto XVI, quando tante delle nostre questioni non avevano mai avuto una risposta soddisfacente e le nostre raccomandazioni non sono mai state prese sul serio».

 

A proposito di finanze, l’ex prefetto dell’Economia ricorda gli anni in cui lavorava «con il denaro» a Roma. Dice che con il maxi Dicastero, guidato dal 2014 al 2017, la situazione era «migliorata, ma non in misura sufficiente, in quanto gli sforzi per la riforma finanziaria sono stati vanificati e inconcludenti».

 

GEORGE PELL

Una critica aperta a certi meccanismi della Curia. La stessa che indirizza al doppio Sinodo sulla Famiglia, osteggiato allora per l’apertura ai Sacramenti per i divorziati risposati. Pell definisce «pericolose» le «interpretazioni “approvate” argentine e maltesi» dell’Amoris Laetitia e il 23 marzo appunta: «Nei due Sinodi sulla Famiglia alcune voci hanno proclamato con forza che la Chiesa era un ospedale o un porto di rifugio. Questo è solo un’immagine della Chiesa e tutt’altro che la più utile o importante, perché la Chiesa deve mostrare come non ammalarsi, come evitare i naufragi, e qui i comandamenti sono essenziali».

 

GIOVANNI PAOLO II E MCCARRICK

Mentre redige queste pagine Pell non sa quale sarà la sua sorte: spera in un ripensamento dei giudici, ma il più delle volte ammette lo scoraggiamento per un esito positivo del suo appello. Il caso viene esaminato quotidianamente con «Robert» (Ritcher, l’avvocato) e si studiano strategie legali. Si fanno riferimenti alla presunta vittima che lo accusa di violenze sessuali, verso il quale sembra non mostrare risentimento. Il cardinale insiste però sul fatto che bisognerebbe «richiedere agli accusatori di provare il loro caso» in Tribunale. Questo «non vuol dire essere contro le vittime, ma stabilire che sono vittime», perché «molti sono stati falsamente accusati, me compreso».

 

«Una signora mi ha suggerito che il Signore mi sta facendo fare la riparazione per McCarrick», riflette Pell, riferendosi all’ex arcivescovo di Washington, sporporato e spretato dal Papa per abusi su giovani e minori. «Sarei felice di svolgere un piccolo ruolo in questo, in quanto ha fatto molti danni». 

 

Il “Prison Journal” si conclude con una preghiera perché «il mio appello abbia successo e che i miei amici e il mio gruppo di sostegno sapranno avere la saggezza di andare avanti nel modo più efficace per garantire che quello che è successo a me, non succeda ad un altro innocente australiano».

THEODORE MCCARRICK IL CARDINALE GEORGE PELL George Pell George Pell George Pell

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