savoini salvini

AL TAVOLO CON SAVOINI C’ERA ANCHE UN FUNZIONARIO PUBBLICO RUSSO? – IL PUZZLE IN MANO ALLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUI PRESUNTI FINANZIAMENTI ALLA LEGA: GLI ITALIANI ERANO SAVOINI, MERANDA E VANNUCCI. DALL’ALTRA PARTE SI SAPEVA SOLTANTO DELLA PRESENZA DEL MANAGER YLIA YAKUNIN, MA FORSE C’ERA ANCHE UN ALTRO RUSSO…

 

 

Ferruccio Sansa per “il Fatto Quotidiano”

 

Una foto del novembre 2016 tratta dal profilo Facebook di Claudio D’Amico con Salvini e Savoini

Il puzzle si compone. I pm milanesi e gli investigatori della Guardia di Finanza avrebbero identificato un altro russo - il secondo - presente alle 9,30 del 18 ottobre scorso all' hotel Metropol di Mosca. Il nome è avvolto ancora dal riserbo, ma sembra trattarsi di un pubblico funzionario.

 

GIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGIN

Anche da qui viene l' ipotesi di reato, corruzione internazionale, scritta sul fascicolo dell' indagine condotta dai pm Fabio De Pasquale, Gaetano Ruta e Sergio Spadaro. La presenza di un rappresentante dello Stato russo darebbe una luce diversa all' incontro di ottobre. Certo, occorre sapere se l' uomo fosse presente in veste ufficiale (e su mandato di chi). Finora alla ricostruzione del famoso incontro mancavano tasselli fondamentali. Si conoscono ormai le identità degli italiani presenti: oltre a Gianluca Savoini (presidente di Lombardia- Russia), c' erano l' avvocato Gianluca Meranda e Francesco Vannucci, ex impiegato del Monte dei Paschi di Siena.

gianluca meranda

 

Dall' altra parte del tavolo si sapeva soltanto della presenza di Ylia Anreevich Yakunin, un manager vicino all' avvocato Vladimir Pligin (che la sera prima avrebbe ospitato nel suo studio un incontro tra Matteo Salvini e il vicepremier russo con delega all' Energia Dimitry Kozak). Ma si trattava, appunto, di un manager, una figura del mondo dell' imprenditoria privata, pur se con legami al Cremlino. La presenza di un pubblico funzionario potrebbe agganciare l' incontro al governo russo.

 

SAVOINI D AMICO

È un momento importante per l' inchiesta che fa tremare la Lega. Per definire meglio il quadro i pm sembrano decisi a sentire come persona informata sui fatti (non è indagato) Ernesto Ferlenghi: la sera precedente all' incontro del Metropol, il manager Eni e presidente di Confindustria Russia era presente con Matteo Salvini e Savoini a una cena organizzata da Luca Picasso (direttore di Confindustria Russia, neppure lui indagato). Anche la versione di Picasso potrebbe presto essere oggetto di interesse da parte dei magistrati milanesi. Ferlenghi potrebbe fornire ai pm dettagli importanti per ricostruire l' agenda della delegazione italiana a Mosca.

FRANCESCO VANNUCCI

 

Savoini, Meranda e Vannucci, infatti, essendo indagati hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere ai pm. Ma Ferlenghi come testimone è obbligato a rispondere e a dire la verità. Intanto le indagini proseguono su altri fronti. C' è da esaminare la grande mole di materiale sequestrato agli indagati nelle scorse settimane.

 

matteo salvini e gianluca savoini a villa abamelek

Un lavoro che richiederà tempo. Mesi, forse. Non solo: dagli accertamenti sulle celle telefoniche in Italia e dalle informazioni per esempio acquisite dalle compagnie aeree potranno arrivare altri elementi utili. Poi, certo, ci sarebbe da indagare anche in Russia, ma finora non sono state avanzate richieste di rogatoria. Difficile dire se le autorità moscovite sarebbero disposte a collaborare. I rapporti tra autorità giudiziarie sono regolate da una convenzione di assistenza giudiziaria che risale al 1959, in piena epoca sovietica.

salvini savoinil ipotesi di passaggio dei soldi dalla russia alla lega attraverso eniHOTEL METROPOL MOSCA 1l ipotesi di passaggio dei soldi dalla russia alla lega attraverso eni l ipotesi di passaggio dei soldi dalla russia alla lega attraverso eni. l ipotesi di passaggio dei soldi dalla russia alla lega attraverso eni. matteo salvini vladimir putin gianluca savoini savoinimatteo salvini vladimir putin luigi di maio vladimir putin e gianluca savoinisalvini a mosca con gianluca savoini e claudio d'amicomatteo salvini gianluca savoini a moscalorenzo fontana, marine le pen, matteo salvini, max ferrari e gianluca savoinigianluca buonanno, lorenzo fontana, and matteo salvini contro le sanzioni alla russiavladimir putin brinda con giuseppe conte e salvini con savoini sullo sfondohotel metropol moscaVLADIMIR PUTIN E GIANLUCA SAVOINI HOTEL METROPOL MOSCAgianluca savoiniGIANLUCA SAVOINI AL VERTICE FRA I MINISTRI DELL INTERNO NEL LUGLIO DEL 2018 A MOSCAsalvini savoiniGIANLUCA SAVOINIsalvini savoiniborghezio salvini savoiniCLAUDIO DAMICO - MATTEO SALVINI - GIANLUCA SAVOINIGIANLUCA SAVOINIMATTEO SALVINI E GIANLUCA SAVOINI A MOSCA NEL 2014salvini savoini

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?