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TUTTO QUEL CHE C'E' DA SAPERE SUL CORONAVIRUS - ECCO COSA FARE PER EVITARE L’INFEZIONE: IL CONTAGIO PUÒ AVVENIRE SE CI SI TROVA A MENO DI UN METRO E MEZZO DA UNA PERSONA PORTATRICE DEL VIRUS - LE DIFFICOLTÀ RESPIRATORIE SONO L’UNICO ELEMENTO CHE LA DISTINGUE DA UNA NORMALE INFLUENZA - LE MASCHERINE IN STRADA – TUTTI I SINTOMI DELLA MALATTIA

Cristina Marrone per il COrriere della Sera

 

 

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I sintomi del Covid-19 assomigliano molto a quelli dell' influenza e delle forme parainfluenzali, per questo si creano molti falsi allarmi prima che le analisi di laboratorio consentano una diagnosi certa. Febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari sono i più comuni. Segnalati anche congiuntiviti, disturbi intestinali e diarrea, sebbene più rari. Nei casi più seri si manifestano polmoniti che possono portare a gravi insufficienze respiratorie e insufficienza renale.

 

«L' unico elemento (ma non è sempre così) che può far distinguere il coronavirus dall' influenza è l' insorgere di difficoltà respiratorie - spiega Massimo Andreoni, professore di Malattie infettive all' Università Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di Malattie infettive tropicali -. Se manca l' aria vale la pena allertare il medico curante, soprattutto qualora si sospetti di essere entrati in contatto con persone risultate positive al virus. Ma solo il tampone faringeo può confermare l' eventuale positività al Covid-19». Il coronavirus, come i rinovirus del raffreddore, segue un andamento stagionale: si diffonde di più in inverno. Il caldo e l' ambiente più secco, oltre al fatto che nella bella stagione si sta meno al chiuso, potrebbero ridurne la diffusione.

 

TAMPONE

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È il personale medico territoriale che valuta, in base alla situazione, chi deve essere sottoposto al tampone faringeo per cercare un' eventuale positività al nuovo coronavirus. Il tampone è una sorta di cotton fioc (come quello usato per cercare le infezioni batteriche alla tonsille) che viene infilato in gola per raccogliere il muco. Il materiale prelevato viene poi inviato a uno dei due laboratori territoriali competenti (ospedale Sacco a Milano e Istituto Spallanzani a Roma) per le analisi.

 

«Non è come un test di gravidanza che può fare chiunque a domicilio e non si vende in farmacia. La corretta raccolta del campione è cruciale per la buona riuscita del test e deve essere quindi fatta da mani esperte per non rischiare falsi negativi o incompleti per inidoneità del campione» spiega Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore del Dipartimento di scienze biomediche per la salute dell' Università degli Studi di Milano. Inoltre tutta la catena di conservazione del tampone - dalla raccolta al trasporto, fino all' arrivo ai laboratori - deve essere eseguita in modo corretto (il campione viene conservato in un apposito gel) per proteggerne l' eventuale carica virale.

 

COME SI TRASMETTE

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Il coronavirus si trasmette da persona a persona, in genere dopo contatti stretti: in famiglia, in ambienti di lavoro e in luoghi molto affollati come possono essere scuole, supermercati, uffici pubblici. Il contagio, come è successo anche nel Nord Italia, può verificarsi anche in ambiente sanitario. La trasmissione avviene attraverso le alte vie respiratorie (naso e bocca) tramite le goccioline che una persona infetta emette respirando, parlando, tossendo e starnutendo.

 

Perché avvenga il contagio bisogna trovarsi a meno di un metro e mezzo dalla persona portatrice del coronavirus.

 

La trasmissione può avvenire anche portandosi le mani al naso o alla bocca dopo aver toccato una persona infetta o averle stretto la mano (il virus si trasmette attraverso le mucose). Anche se Covid-19 sta circolando in Italia, non è detto che si possa essere contagiati per strada o in luoghi aperti semplicemente toccando una persona già colpita.

 

PRECAUZIONI

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Per difendersi dal contagio ancora oggi la precauzione più efficace è quella individuale, con comportamenti di igiene personale: non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani sporche; allontanarsi da chi starnutisce o tossisce; starnutire o tossire in un fazzoletto di carta e buttarlo subito via; mantenere una buona igiene delle superfici. La raccomandazione sulla quale insistono tutte le agenzie sanitarie del mondo è un gesto semplice, a costo quasi zero, ma molto efficace, che limita in misura significativa il passaggio dell' infezione: lavarsi spesso (e bene) le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, intrecciando le dita e frizionando palmo contro palmo. In mancanza di acqua e sapone possono essere utilizzate soluzioni alcoliche che sono altrettanto efficaci.

 

Le mascherine servono solo agli operatori sanitari che sono a stretto contatto con i pazienti malati e alle persone contagiate per proteggere quelle sane. «In questo momento - commenta il virologo Massimo Andreoni - non è raccomandato né necessario l' uso delle mascherine per la popolazione in generale perché, anche se in alcune zone d' Italia il virus sta circolando, per limitare il contagio basta evitare contatti ravvicinati». Nelle zone dove si sono verificati i focolai sono state predisposte ordinanze molto restrittive. A titolo precauzionale può comunque essere utile fare maggiore attenzione ai luoghi affollati e lavarsi le mani dopo i viaggi sui mezzi pubblici.

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COSA SUCCEDE SE TOCCO SUPERFICI INFETTE

Può certamente capitare di starnutire su un oggetto o su una mano con cui poi si tocca qualcosa. In questo caso, attraverso le goccioline emesse, il virus può depositarsi sulle superfici. In teoria, toccando quelle superfici subito dopo la contaminazione e portandosi poi le mani alla bocca ci si potrebbe infettare. Ma si tratta di un meccanismo molto improbabile.

 

«Su questo punto si sta facendo molta confusione dopo la pubblicazione di uno studio che affermava che i coronavirus possono sopravvivere sulle superfici fino a nove giorni» avverte Massimo Andreoni, professore di Malattie infettive all' Università Tor Vergata di Roma.

 

«Il virus nell' ambiente sopravvive poco e male e per essere infettivo deve mantenersi in quantità sufficiente. Potrebbe succedere, ed è un caso remoto, che se tocco la mano o un' altra parte del corpo su cui ha starnutito un soggetto malato e poi mi metto la mano in bocca io venga contagiato. Ma toccare una superficie contaminata è un rischio trascurabile: la carica virale, seppur vitale, è in concentrazione così bassa che difficilmente riuscirebbe a dare l' infezione».

 

L' infettività sulle superfici è dunque così ridotta che il rischio di contagiarsi in questo modo è assolutamente trascurabile. Mantenere una buona igiene degli ambienti resta sempre una strategia vincente: i disinfettanti contenenti alcol, candeggina oppure cloro sono efficaci per disinnescare il coronavirus in pochi secondi. Va ricordato che la via di trasmissione più temuta e più veloce resta comunque quella respiratoria, attraverso le goccioline di tosse e starnuti e non quella da superfici contaminate.

PSICOSI CORONAVIRUS

 

SE HO SINTOMI SOSPETTI CHI CHIAMO

Chi riscontra sintomi simil-influenzali o problemi respiratori non deve andare al Pronto soccorso e neppure recarsi nello studio del medico di base, bensì chiamare il numero 112 (nelle Regioni dove è attivo il numero unico di emergenza) o il 118 e illustrare la situazione.

 

Ogni caso verrà valutato singolarmente e verrà spiegato che cosa fare. A tutti i medici di medicina generale in queste ore è stata distribuita una scheda di triage telefonico con domande da porre ai pazienti che si sospetta potrebbero essere contagiati dal nuovo coronavirus per fare una prima diagnosi. Queste misure servono a evitare che medici e pazienti siano esposti a rischi inutili.

Per informazioni generali chiamare il 1500, numero di pubblica utilità attivato dal ministero della Salute.

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GLI ASINTOMATICI TRASMETTONO LA MALATTIA

L' Organizzazione Mondiale della Sanità aveva specificato che la trasmissione del virus da parte di pazienti asintomatici è possibile ma molto rara. Alcune prime ricerche avevano tra l' altro evidenziato questa possibilità. Un nuovo studio cinese condotto su 18 pazienti, pubblicato sul New England of Medicine, ha dimostrato che la quantità di nuovo coronavirus presente nel naso e nella gola dei pazienti asintomatici può raggiungere livelli paragonabili a quelli dei malati con sintomi, rendendoli potenzialmente infettivi.

 

La quantità di virus raggiunge il picco subito dopo la comparsa dei primi sintomi, con livelli più alti nel naso che in gola.

 

C' è da dire che chi non ha sintomi non tossisce e non starnutisce ed è quindi improbabile che possa produrre goccioline che favoriscono il contagio. Le persone ritenute asintomatiche in realtà potrebbero avere forme molto lievi della malattia ed essere dunque contagiose.

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Anche tra le persone risultate positive in Lombardia ci sono asintomatici: stanno bene ma potrebbero essere potenzialmente infettivi anche se è parere di tutta la comunità scientifica che, più i sintomi sono manifesti, più i soggetti sono contagiosi.

 

L’INFEZIONE COLPISCE SEMPRE IN MODO GRAVE?

«Purtroppo no. Può sembrare un paradosso ma la gravità della malattia sarebbe un ottimo sistema per selezionare i pazienti, invece moltissimi sviluppano la malattia in modo blando, come ad esempio in ragazzo rientrato da Whuan e già guarito, e questo rende molto difficile l' identificazione dei pazienti» precisa Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di Malattie infettive tropicali. Secondo quanto emerso dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi cinesi, nell' 80-90% dei casi il coronavirus causa sintomi lievi e moderati, proprio come un' influenza. Nel 10-15% dei casi può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda un ricovero in terapia intensiva e circa il 2,5% di questi muore.

 

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Non è ancora chiaro perché alcune persone si ammalino più gravemente di altre. Gli anziani e le persone con problemi di salute rischiano di più e rappresentano infatti la maggior parte delle vittime. Nulla però esclude che anche persone in ottima salute e con polmoni sani possano ammalarsi seriamente (proprio come è successo al paziente di 38 anni ricoverato a Codogno), soprattutto se vengono trascurati i sintomi e se si attendono molti giorni prima di farsi assistere.

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