TUTTO QUELLO CHE DOVETE SAPERE SU “C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA”, IL CAPOLAVORO DI SERGIO LEONE CHE COMPIE 40 ANNI – SUL SET NESSUNO PARLAVA INGLESE, COMPRESO IL REGISTA, E GRAN PARTE DELLA PELLICOLA FU GIRATA IN ITALIA – IL FILM RIMASE IN FASE DI PROGETTAZIONE PER QUASI 15 ANNI E NEGLI USA AL BOTTEGHINO FU UN DISASTRO – CI FU PURE UN TOILETGATE: DE NIRO VOLEVA RINUNCIARE ALLA PARTE DOPO CHE LEONE GLI AVEVA PISCIATO SULLA TAVOLETTA DEL BAGNO E… VIDEO

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Estratto dell'articolo di Eva Cabras per www.corriere.it

 

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Italo-America

Dietro le quinte di “C’era una volta in America”, proiettato per la prima volta quarant'anni fa al Festival di Cannes, ci sono alcuni dei nomi più famosi del cinema italiano. Il progetto nacque infatti nella mente del regista Sergio Leone, che ne fece l’ultimo capitolo di una trilogia insieme a “C’era una volta il West” e “Giù la testa”. Il film fu anche il suo ultimo lavoro, dato che Leone morì solo cinque anni dopo la sua uscita. Alla direzione della fotografia ci fu il leggendario Tonino Delli Colli, mentre le famosissime musiche furono opera di Ennio Morricone.

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No speak english

L’attore Scott Tiler, che interpretava il giovane Noodles, raccontò che nessun componente del team sul set di “C’era una volta in America” parlava un inglese anche solo accennato. Persino Sergio Leone parlava esclusivamente italiano e aveva imparato una sola parola: “goodbye”.

 

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Problemi di lunghezza

“C’era una volta in America” rimase in fase di progettazione per quasi 15 anni e quando finalmente fu realizzato Leone avrebbe voluto distribuirlo in due film da tre ore ciascuno. Pressato dai produttori, il regista riuscì a ridurre il girato a 229 minuti, con i quali partecipò al Festival di Cannes del 1984.

 

Disastro americano

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Negli Stati Uniti il film venne considerato troppo prolisso e venne quindi letteralmente mutilato, riducendo la lunghezza a 139 minuti e ri-arrangiando le scene in ordine cronologico per evitare i flashback. Il risultato fu disastroso e al botteghino americano fu infatti un fiasco

 

Location

Gran parte di “C’era una volta in America” fu girato sul suolo italiano, nei celebri studi di Cinecittà, ma altre scene furono invece realizzate tra Parigi, Montreal e la Florida. A New York fu invece ricostruita la Williamsburg degli anni ’30 e sempre a Brooklyn si trova Washington Street, dalla quale si può ammirare lo scorcio sul Manhattan Bridge che campeggia nella locandina del film.

 

Il toiletgate

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Durante le negoziazioni per ingaggiare Robert De Niro in “C’era una volta in America” ci fu un incidente che rischiò di far saltare l’accordo. L’attore invitò il regista nella sua suite in un hotel di New York per discutere il progetto, ma rimase profondamente offeso da un dettaglio: nel suo bagno Leone aveva urinato sulla tavoletta. De Niro chiamò quindi infuriato il produttore Arnon Milchan, che riuscì a far rimanere l’attore nel film, nonostante la sua acuta indignazione.

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Un piccolo favore

Joe Pesci fece il provino per il ruolo di Max ma fu scartato dal regista, che però gli concesse di scegliersi un’altra parte nel film in virtù della sua forte amicizia con De Niro. Pesci scelse il ruolo di Frankie, che però venne pesantemente tagliato in seguito alle continue riduzioni di minutaggio.

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Il Metodo

Robert De Niro è uscito dall’Actors Studio ed è un fervente sostenitore del Metodo, ovvero del calarsi totalmente nei propri personaggi fino a riuscire a viverne le vite in completa mimesi. Sul set di “C’era una volta in America” non tutti gli interpreti erano però del solito avviso. James Woods si dichiaro infatti molto infastidito dal perfezionismo del collega e non risparmiò opinioni infuocate anche nei confronti del tanto celebrato Actors Studio, che, a suo dire, “stava rovinando film da 40 anni”.

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Regia perfezionista

In realtà anche Sergio Leone si fece notare per la quantità di dedizione riversata sul film, prima e durante la sua realizzazione. Nella fase di pre-produzione il regista incontrò infatti circa 3000 attori per assegnare le oltre 100 parti parlate dello script, mentre uno degli sceneggiatori raccontò di una scena con la folla girata almeno 35 volte. Una delle 35 fu perché il regista si era accorto che nel mucchio c’era un bambino che guardava direttamente in camera.

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