ponte morandi luciano benetton fabio cerchiai carlo bertazzo

VI RICORDATE DELLE PAGINATE DEI GIORNALI SULLE RISATE DI PISCICELLI DOPO IL TERREMOTO DELL’AQUILA? – BELPIETRO: “IL SUO CINISMO ERA INSOPPORTABILE: UN INSULTO AI MORTI DEL TERREMOTO. MA ANCHE QUELLO DEI MANAGER DI CASA BENETTON CHE SCHERZANO DOPO IL CROLLO DEL SOFFITTO DI UNA GALLERIA È UN INSULTO ALLE VITTIME DELLA MANCATA MANUTENZIONE” – “A ME È PARSA SUBITO UNA NOTIZIA DA PRIMA PAGINA. AI GIORNALONI NO, TANTO CHE HANNO EVITATO DI PUBBLICARLA..."

carlo bertazzo

Maurizio Belpietro per “La Verità”

 

Vi ricordate di Francesco Maria De Vito Piscicelli? Se il nome non vi dice nulla vi rinfresco la memoria. Il signore in questione è un imprenditore che nel febbraio di 11 anni fa venne arrestato per gli appalti della ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo. Non fu però per le accuse di corruzione che il suo nome finì sui giornali, ma per la pubblicazione della trascrizione di una conversazione tra lui e il cognato.

 

Al telefono, mentre gli italiani seguivano con dolore le operazioni di soccorso nelle zone stravolte dal sisma, i due se la ridevano. Il congiunto di Piscicelli raccomandava di partire subito in quarta, cioè di darsi da fare con gli appalti: «Perché non c'è un terremoto al giorno». Nel senso che una «fortuna» del genere non capita spesso. E l'altro rispondeva: «Io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto». In pratica, la tragedia aveva messo allegria a Piscicelli. Il cinismo dei due imprenditori felici per una calamità in cui perirono oltre 300 persone suscitò un'indignazione collettiva e non ci fu giornale che non avesse messo in prima pagina la notizia dei due avvoltoi che si felicitano fra loro per la catastrofe.

 

maurizio belpietro sulla terrazza dell atlante star hotel (2)

Vi chiedete perché tirare fuori ora questa vecchia storia? Perché ho la sensazione che l'indignazione proceda a singhiozzo: se c'è di mezzo uno sconosciuto come Piscicelli, ci si può sdegnare per il disprezzo della vita umana, se invece si parla di qualcun altro, magari della famiglia Benetton, si procede con cautela, moderando le parole. Anzi: cancellandole.

FRANCESCO DE VITO PISCICELLI

 

Già avevamo notato l'atteggiamento prudente della grande stampa due anni e mezzo or sono, quando venne giù il ponte Morandi. Per far spuntare in prima pagina il nome degli imprenditori di Ponzano c'erano voluti giorni: tranne La Verità e forse un altro quotidiano, raccontando la strage in cui morirono 43 persone i giornaloni riuscirono a non citare i padroni di Autostrade, quasi che la società fosse una specie di public company, cioè di azienda con tanti piccoli azionisti.

 

crollo ponte morandi

In realtà, come tutti sanno, il socio di riferimento era uno solo, ossia la holding dell'impero dei maglioni che per anni, grazie alla riduzione degli investimenti in manutenzione, aveva incassato dividendi miliardari. Ma se alla fine, dopo un disastro in cui 556 persone persero la casa, con molta timidezza il nome dei Benetton fu fatto, adesso si procede con cura, cercando di non mettere troppo in imbarazzo i signori di Ponzano, evitando cioè di disturbare la vendita di Autostrade a Cassa depositi e prestiti, operazione che, guarda caso, si sta concludendo proprio ora.

 

una veduta del moncone del ponte morandi da una finestra di via fillak

Vi chiedete che cosa ci sia di nuovo da aggiungere a una vicenda che già è stata scandagliata anche da una raffica di indagini? Beh, di nuovo c'è quel che abbiamo raccontato l'altro giorno e di certo è una novità. Il settimanale Panorama, scartabellando fra le carte dell'inchiesta della Procura di Genova, ha pubblicato le conversazioni tra i vertici del gruppo, ovvero tra l'amministratore della holding di famiglia e gli amministratori di Atlantia.

 

ruspe al lavoro per spezzare i blocchi del ponte morandi

È il 31 dicembre del 2019 e Gianni Mion parla con Carlo Bertazzo e Fabio Cerchiai, rispettivamente amministratore delegato e presidente della società che controlla Autostrade. Poche ore prima, sull'autostrada dei trafori che porta a Genova, dal soffitto di una galleria, è crollato un enorme blocco di cemento e solo per un soffio non ci sono stati morti.

 

fabio cerchiai

Dopo il disastro del ponte Morandi, ci si aspetterebbe che i tre dimostrino preoccupazione per la sicurezza degli automobilisti. Invece, a quanto pare, i manager del gruppo sono preoccupati solo delle loro vacanze. Riporto direttamente il brano di Panorama, che molti lettori già conoscono perché La Verità lo ha scritto due giorni fa. «Cerchiai è pensieroso: "per andare giù devo fare tutte le gallerie". Risate. Bertazzo fa riferimento a un censimento del Mit sui tunnel non a norma: "Mi son preso paura quando m' ha detto 200 gallerie su 270 in Italia". Irrompe Mion: "Devi andare in aereo, devi andare in aereo".

 

GIOVANNI CASTELLUCCI E FABIO CERCHIAI

Cerchiai sta al gioco: "Vado in aereo, difatti, sì". Altra ilarità. Chiude Mion: "Eh sì, però, se vai in galleria puoi fare tu il monitoraggio". Nuove risate». Tutto ciò, ribadisco, dopo il crollo del ponte Morandi con 43 vittime. E dopo la strage del bus caduto dal viadotto dell'autostrada Napoli-Canosa in cui, anche per scarsa manutenzione, morirono 40 persone e otto rimasero ferite.

 

CARLO BERTAZZO

Certo, il cinismo di Piscicelli era insopportabile: un insulto ai morti del terremoto. Ma anche quello dei manager di casa Benetton è un insulto alle vittime della mancata manutenzione. E tuttavia, l'indignazione della grande stampa per quelle risate non c'è stata. I tre scherzano perché un pezzo di galleria è caduto e dicono di non voler viaggiare in autostrada per paura, ma sono gli stessi che sulle autostrade incassano fior di pedaggi, mandando altri sotto le gallerie. Non so voi, ma a me è parsa subito una notizia da prima pagina. Ai giornaloni no, tanto che hanno evitato di pubblicarla. Zitti zitti, perché una delle famiglie più ricche d'Italia non può certo essere trattata come un Piscicelli qualunque. E poi, come la mettiamo con la bella pubblicità multirazziale e multimilionaria fatta dai Benetton?

le carcasse delle auto sotto il ponte morandi soccorsi dopo il crollo del ponte morandi

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…