chiara colosimo

VUOI VEDERE CHE FRATELLI D’ITALIA, PER LA REGIONE LAZIO, TIRA FUORI IL NOME DI CHIARA COLOSIMO? - FEDELISSIMA DI GIORGIA MELONI, LA 36ENNE ROMANA E’ FAMOSA SOPRATTUTTO PER ESSERSI FATTA INTORTARE, AI TEMPI DELLE TRUFFE IN STILE MARK CALTAGIRONE, DA UN ACCOUNT FARLOCCO DI UN CERTO DANY (CONOSCIUTO SULLA BACHECA FACEBOOK DI PAMELA PERRICCIOLO) CHE LE HA SPILLATO 1600 EURO…

OGGI VI SPIEGHIAMO IL DIABOLICO SISTEMA ''SEBASTIAN CALTAGIRONE''. PENSAVATE CHE IL CASO PRATI FOSSE GOSSIP? NO, È POLITICA, RICATTI, FINTI BIMBI MALATI. E VISITE DAL PAPA!

https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/oggi-vi-spieghiamo-diabolico-sistema-39-39-sebastian-204716.htm

 

Maria Egizia Fiaschetti per il “Corriere della Sera – Edizione Roma”

 

CHIARA COLOSIMO

Nel centrodestra inizia a restringersi la rosa dei possibili candidati alla presidenza del Lazio: tiene l'ipotesi del civico Francesco Rocca, presidente della Croce rossa che piace anche alla Lega, mentre tra i politici salgono le quotazioni di Chiara Colosimo, fedelissima di Giorgia Meloni, segretaria d'Aula a Montecitorio. Si complica invece la posizione di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, che sembrava in pole .

 

Le sue critiche al termovalorizzatore, espresse nel collegamento da remoto con il consiglio tematico del IX Municipio, non sono piaciute e rischiano di indebolirlo. Negli ambienti più vicina alla premier la posizione ambientalista dell'architetto esperto di urbanistica e paesaggio, che nel'94 da consigliere comunale si battè contro la cementificazione di Tor Marancia, ha destato forti perplessità: «Su un tema così sensibile - sono le voci che filtrano dalla coalizione di centrodestra - avrebbe fatto meglio a non esporsi».

 

CHIARA COLOSIMO

Esternazioni considerate inopportune, che potrebbero pesare su un clima già teso. Tra i fondatori del circolo di Colle Oppio, e mentore della futura leader che poi si è ritagliata una sua autonomia fino a scalare i vertici del partito, Rampelli vanta un saldo radicamento sul territorio e un'influenza che si è riaffermata anche alle ultime politiche: i due consiglieri comunali riconducibili alla sua corrente, Andrea De Priamo e Lavinia Mennuni, sono stati eletti in Senato andando a rafforzare la squadra dei rampelliani.

 

GIOVANNI DONZELLI CHIARA COLOSIMO

In caso di vittoria nel Lazio, la conquista della seconda regione italiana per Pil ne aumenterebbe la competitività: un'ascesa che potrebbe infastidire l'entourage meloniano. Il dossier delle candidature è sul tavolo della presidente del Consiglio che, rientrata dal G20 di Bali, in questi giorni potrebbe sciogliere il nodo: dagli alleati arriva la richiesta di non temporeggiare - come avvenne per le comunali con la scelta in extremis di Enrico Michetti - per non concedere alcun vantaggio al centrosinistra e approfittare dei dissidi tra gli avversari prima che si ricompattino.

 

CHIARA COLOSIMO

Nel frattempo, accanto all'ipotesi Rocca sembra prendere quota l'opzione politica, caldeggiata anche dal senatore azzurro Maurizio Gasparri, da contrapporre ad Alessio D'Amato: se Pd e Terzo polo non si accordassero la carta dell'outsider potrebbe risultare meno appetibile. E però, i rumors incrociati che si rincorrono in queste ore potrebbero anche essere un tentativo di depistaggio per tenere coperta una scelta già blindata. Tra i papabili Paolo Trancassini, coordinatore regionale di FdI e questore anziano alla Camera.

 

CHIARA COLOSIMO

Avrebbe invece perso interesse per la sfida nel Lazio Francesco Lollobridiga, che si starebbe appassionando al ruolo di ministro dell'Agricoltura. FI, dal canto suo, vorrebbe proporre l'ex senatore Francesco Giro, vicino a Salvini e Meloni, come capolista. Ieri si è riunito anche il gruppo dirigente della Lega a Roma per nominare il nuovo segretario, il consigliere capitolino Davide Bordoni che subentra al notaio Alfredo Maria Becchetti. Proseguono intanto i colloqui tra Alessio D'Amato, schierato da Pd e Terzo polo nella sfida del Lazio, con le forze della sinistra ecologista e progressista. Gli alleati insistono sulla ricucitura del dialogo con il M5S, ma le trattative sono ancora in una fase di stallo.

GIORGIA MELONI CHIARA COLOSIMO

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?