1- DOPO L’ALLUVIONE DEL ’70, LA PIOGGIA UCCIDE ANCORA A GENOVA: SEI PERSONE (DI CUI DUE BAMBINE) MUOIONO DOPO ESSERSI RIFIUGIATE NELL’ANDRONE DI UN PALAZZO DI VIA FEREGGIANO, DOVE UN’ONDA DI TRE METRI D’ACQUA HA DEVASTATO TUTTO - 2- SCUOLE CHIUSE, DIVIETO DI CIRCOLAZIONE, MASSIMA ALLERTA, CITTÀ DESERTA. SÌ, SOLO OGGI PERÒ. IERI I GENOVESI SONO STATI SORPRESI E TRAVOLTI DALLA PIENA DEL BISAGNO E DI 3 TORRENTI (SPORCHI E FUORI NORMA): STRADE CANCELLATE, AUTO ALLA DERIVA, APPARTAMENTI E NEGOZI TRASFORMATI IN TRAPPOLE - 3- PER IL SINDACO MARTA VINCENZI È STATA UNA “TRAGEDIA IMPREVEDIBILE”. NON LA PENSANO COSÌ I SUOI CITTADINI CHE STAMATTINA L’HANNO DURAMENTE CONTESTATA: "VOI LO SAPEVATE CHE QUESTO ERA UN POSTO A RISCHIO E NON AVETE FATTO NIENTE. VATTENE! NON SIAMO SU FACEBOOK!". E' DOVUTA INTERVENIRE LA POLIZIA PER PROTEGGERLA - 4- IL MALTEMPO ERA PREVISTO MA IL COMUNE NON HA PREDISPOSTO UN PIANO DI EMERGENZA - 4- RIMANE LA PAURA IN LIGURIA: ALLAGAMENTI NELLE ZONE DI SAVONA E LA SPEZIA, MAREGGIATE LUNGO TUTTA LA COSTA, SFERZATA DA UN MARE FORZA SETTE -

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1 - VIDEO: L'ONDA DEVASTANTE CHE ATTRAVERSA VIA FEREGGIANO (DOVE SONO MORTE 6 PERSONE) E LE OPERAZIONI DEI VIGILI DEL FUOCO
Da "La Stampa" - http://multimedia.lastampa.it/multimedia/in-italia/lstp/93466/


2 - LA TRAGEDIA NON ERA IMPREVEDIBILE...
Massimo Gramellini per "La Stampa"

ALLUVIONE GENOVA VIA FEREGGIANOALLUVIONE GENOVA VIA FEREGGIANO

Non possiamo accettare come una fatalità che nel 2011, in una delle più illustri città italiane, si possa ancora morire per un acquazzone troppo forte. Il sindaco Vincenzi è sconvolta dal dolore, ma ci lascia esterrefatti quando afferma che la tragedia era imprevedibile. Imprevedibile dopo quanto era appena successo alle Cinque Terre? Tutti sapevano che su Genova stava per abbattersi una tempesta. Magari non delle dimensioni tropicali che ha poi assunto nella realtà. Ma se ne parlava e scriveva da giorni. «La Stampa» aveva addirittura pubblicato un decalogo del meteorologo Luca Mercalli.

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Regole di buon senso: evacuate i piani bassi delle case, riempite uno zaino con i beni di prima necessità e tenetelo a portata di mano in caso di emergenza. Eppure a nessuno dei genovesi interpellati in queste ore è sembrato che le istituzioni avessero colto la drammaticità del momento. E se anche l'avevano colta, di sicuro non sono riusciti a trasmetterla ai cittadini.

Sì, la sera prima era scattata l'allerta, con un invito generico a ridurre gli spostamenti. Ma nulla di paragonabile alle decisioni assunte ad agosto dal sindaco di New York, che per il passaggio dell'uragano Irene aveva fatto evacuare intere zone della metropoli, infischiandosene delle patenti di catastrofista e menagramo che i soliti superficiali gli avevano subito affibbiato.

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Il sindaco Vincenzi difende la scelta di aver tenuto aperte le scuole e, con esse, quell'illusione di normalità bruscamente smentita dagli eventi. Sta di fatto che al momento dello tsunami un sacco di persone camminavano per Genova munite di borse della spesa e passeggini, come se si trattasse di un venerdì qualsiasi. Sorprese in mezzo alla strada, alcune di loro (comprese due bambine) hanno trovato una morte orribile dentro l'androne della casa in cui si erano rifugiate.

Forse, però, è troppo comodo scaricare sempre tutte le colpe sulle famigerate Autorità. I cittadini dovrebbero cominciare a farsi un esame di coscienza e a chiedersi se esiste davvero una consapevolezza dei cambiamenti climatici in atto. Di fronte agli allarmi che il sistema ansiogeno dei media (portiamo anche noi le nostre responsabilità) rovescia quotidianamente addosso al pubblico, si tende a reagire con stati emotivi estremi: la rimozione o il panico. E' arrivato il momento di prendere in considerazione una terza ipotesi: la presa di coscienza.

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Abitiamo un mondo complesso, seduti su autentiche bombe ambientali che l'incuria e l'avidità umane hanno contribuito a innescare. Prenderne atto non significa disperarsi, ma prepararsi. Cambiare atteggiamento mentale: smetterla di sentirsi invulnerabili e assumere le precauzioni necessarie. Il prefetto Gabrielli, erede di Bertolaso, lamenta la scarsa capacità di auto-protezione degli italiani. Qualche populista d'accatto, pur di blandire gli impulsi più bassi della clientela, ha rivoltato il senso del suo discorso, trasformandolo in un invito ad «arrangiarsi da soli». Mentre è solo un appello a diventare finalmente adulti. Tutti: amministratori e cittadini.

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3 - COLPITA IN PIENA...
Ferruccio Sansa per "il Fatto Quotidiano"

Un altro acquazzone, come ogni autunno. Un'altra alluvione, come un anno su due. Ancora morti in Liguria: sette, a Genova. Dicono che sono caduti 300 millimetri, quanti in un anno intero. Esattamente le stesse frasi di dieci giorni fa, dopo la tragedia delle Cinque Terre (13 morti). Insomma, bisogna guardare al cielo, prendersela con il destino. L'importante è non cercare responsabili su questa terra. E tirare avanti. Certo, si sapeva, era stata data l'allerta maltempo 2. Ma capita. D'un tratto, però, ci si è accorti che la pioggia aveva una forza tremenda. Che la situazione era fuori controllo. Insomma, all'improvviso migliaia di genovesi hanno capito che l'acqua gli stava arrivando addosso e che rischiavano la vita.

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"Papà, sono in macchina con la mamma. Torniamo da scuola. C'è il fiume, il Bisagno, che è venuto fuori... l'acqua sale, è quasi ai finestrini", sta per piangere Matteo mentre telefona al padre. È un momento, Matteo, il padre lontano e impotente, capiscono che tutto si gioca in questi istanti. Poi d'un tratto il cammino si libera, l'auto riparte. Salvi.

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Matteo l'ha scampata per una manciata di metri, di minuti. Chiamatelo destino. Voltandosi indietro ha visto Genova, la città dov'è cresciuto, cambiare volto: dal tunnel scuro di Brignole è uscito all'improvviso un fiume di fango che spostava le auto come giocattoli. Ma dentro c'erano persone, vere, quelle che fino a pochi secondi prima Matteo aveva accanto in coda. La gente a piedi adesso si aggrappava ai pali della luce, per non essere trascinata via. Verso il mare.

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Ovunque vedi uomini e donne in fuga, un'anziana che suona all'impazzata i campanelli di un condominio per farsi aprire la porta. Decine di persone si raccolgono ai piani alti e guardano, impotenti, chi è in strada e chiede aiuto, agita le braccia, grida, ma il fragore dell'acqua copre ogni cosa. Straripa il Bisagno, nemico storico di Genova, che già nel 1970 causò venti morti. Perché il Bisagno è fatto così, nemmeno sai come definirlo: in primavera è un rigagnolo, d'estate è un letto di pietre. Ma d'autunno si trasforma in un fiume dalla violenza inaudita. Impossibile scappare: il centro di Genova viene ricoperto dall'acqua, si rischia di essere portati via.

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Ieri, però, non è stato soltanto il Bisagno. Ci si sono messi anche il Bisagnetto (un minimo affluente), lo Sturla, il Fereggiano. In una manciata di minuti il Centro e il Levante di Genova erano coperti d'acqua. Strade cancellate, auto alla deriva, accatastate agli incroci, alberi spezzati. Gli appartamenti e i negozi ai piani terra trasformati in trappole dove si moriva in pochi minuti. A uccidere è stato soprattutto il Fereggiano. È lui che si è portato via due donne e due bambine. E si continuano a cercare le due persone che mancano all'appello. Si scava nel fango che indurisce, si guardano il cielo basso, nerissimo, e il mare che batte contro la costa e respinge l'acqua dei torrenti.

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È il momento dei soccorsi. Ma le polemiche sono già cominciate. "È stato un vero e proprio tsunami. Mai visto niente di simile", racconta il sindaco di Genova, Marta Vincenzi. Aggiunge: "Abbiamo fatto poco terrorismo, è questa la vera colpa. Da ora in poi ‘allerta 2' deve significare nessuno per strada e nessuno in macchina. Tutto questo deve essere fatto se si vogliono salvare le vite". E Claudio Burlando, presidente della Regione Liguria: "Pensare che proprio su quei torrenti avevamo avviato lavori per oltre cento milioni di euro".

Sì, forse la prevenzione delle ultime ore poteva andare oltre quei tabelloni gialli lampeggianti con scritto "allerta meteo 2". Forse non sono bastati gli allarmi su radio e televisioni. Ma il punto forse è un altro: "La prevenzione, quella vera, doveva partire da lontano", attacca Silvia Trucco, professoressa. Aggiunge: "I nemici della sicurezza sono due: la mancata manutenzione dei corsi d'acqua e la cementificazione dei rilievi genovesi. Esattamente quello che hanno fatto le nostre amministrazioni".

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Certo, le casse degli enti pubblici sono vuote, ma gli sprechi non mancano. E i fiumi genovesi non perdonano: lunghi appena una manciata di chilometri e ripidissimi, scorrono in un letto largo pochi metri. Se nessuno li pulisce si intasano in pochi istanti ed è la tragedia. Poi c'è il cemento che, passate le alluvioni, cresce ancora e ancora: il Wwf ha denunciato le nuove norme della Regione Liguria che consentono di costruire soltanto a tre metri dai fiumi (prima erano dieci). Il cemento è un killer: l'acqua, invece di penetrare nella terra, corre veloce verso valle. Ma il Wwf ricorda anche che non c'è più traccia dei 500 milioni promessi dal governo per il riassetto idrogeologico. Colpe bipartisan, quindi.

Succedeva nel 1970. Succede adesso. Quarant'anni sembrano passati invano. Ma la gente di Genova, Valentina Vitale, madre di Matteo, uscita dall'auto coperta di fango dice, quasi urla: "Adesso il sindaco, il presidente della Provincia e della Regione devono dirci, con la massima chiarezza, senza mentire, quanto hanno speso per ripulire i torrenti. C'è gente che con la stessa mano con cui abbraccia i parenti delle vittime firma progetti che cementificano le rive. Basta, questa gente se ne vada. Via, via...".

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4 - AGGIORNAMENTI DA "ILSECOLOXIX.IT"

GENOVA SI RISVEGLIA DOPO L'ALLUVIONE
È scattato alle sette il divieto di circolazione a Genova disposto dal sindaco Marta Vincenzi dopo il violentissimo nubifragio di ieri. La città si è risvegliata sotto un cielo grigio e con un forte vento di scirocco, ma al momento non piove. Deserte le strade, dove circolano soltanto mezzi di soccorso e delle forze dell'ordine, taxi e autobus. In giro anche qualche auto privata, che non ha rispettato il divieto.

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Nelle zone più colpite dalla furia del torrente Fereggiano - quelle del quartiere Marassi - hanno lavorato per tutta la notte i vigili del fuoco e gli addetti alle fognature. Lungo tutta via Fereggiano sono ancora centinaia le auto presenti, trascinate e distrutte dalla piena, che le ha accatastate una sull'altra. Decine i negozi che hanno subito danni. Intanto ha ripreso a piovere con violenza sullo spezzino e sulle zone colpite dall'alluvione di una settimana fa: al momento però non si registrano particolari criticità.

ALLAGAMENTI NEL SAVONESE
Temporali, allagamenti, mareggiate: il maltempo che ieri ha devastato Genova ha colpito nella notte la provincia di Savona, anche se fortunatamente non si sono registrati morti e feriti. In tutta la provincia era già stato disposto fin da ieri la chiusura delle scuole. Le situazioni più gravi si sono registrate a Cairo Montenotte, in Valbormida; a Quiliano, dove diversi cittadini hanno abbandonato le abitazioni ai primi piani, e in diversi comuni della riviera. Ad Alassio le onde, altissime, hanno raggiunto le vetrine dei locali della passeggiata mentre ad Albenga, alla foce del Centa, il mare ha raggiunto forza 7. Mareggiate anche a Varazze e Celle Ligure.

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MARTA VINCENZI CONTESTATA
Lungo via Fereggiano la contestazione nei confronti del sindaco Marta Vincenzi è stata pressochè unanime. «Perché ha lasciato le scuole aperte?». «Qui sono morti dei miei amici, perche?». «Voi lo sapevate che questo è un posto a rischio, ma non avete fatto niente, non avete fatto niente». Quasi impossibile per Marta Vincenzi rispondere. È dovuta intervenire la polizia e improvvisare lì per lì un cordone di sicurezza.

Il sidaco di Genova Marta VincenziIl sidaco di Genova Marta Vincenzi

«Vergogna, vergogna, vattene a casa, dimissioni». Così alcuni residenti di via Fereggiano, a Genova, hanno contestato il sindaco, Marta Vincenzi, che era venuta a rendersi conto della situazione. «Qui non sei su Facebook - hanno aggiunto - qui siamo nel tempo reale».

BAGNASCO IN VISITA ALLE ZONE DELLA CITTÀ COLPITE DALL'ALLUVIONE.
L'arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, ha visitato di persona il quartiere Marassi colpito ieri dall'alluvione. Il porporato, giunto in auto in via Fereggiano, si è incontrato con alcuni cittadini. «Siate forti - ha detto loro - è come l'alluvione del `70. Il dolore e´ grande, ma ora è il momento di rimboccarsi le maniche».

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ALLUVIONE, APERTO UN FASCICOLO SULLE VITTIME DI GENOVA
La Procura di Genova ha aperto un fascicolo sulle sei vittime dell'alluvione che ha colpito il capoluogo ligure. Si tratta, hanno spiegato in Procura, di un atto dovuto quando ci sono decessi per cause di morte non accertate. Al momento, quindi, non c'è alcuna ipotesi di reato.

 

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