luigi di maio gianluigi paragone

''IL CONTE 2 È UNO STRUMENTO CONTRO I CITTADINI. CI SONO SENATORI M5S CHE LA PENSANO COME ME''. PARAGONE FA L'AGITA-PEONES E PROMETTE SFRACELLI ALLA FIDUCIA. ''E QUANDO USCIRÀ LA LISTA DEI SOTTOSEGRETARI…'' - MA LA RIUNIONE CARBONARA DEI DISSIDENTI A BOLOGNA NON HA PORTATO A GRANDI RISULTATI. BARILLARI, CHE HA PROMESSO DI ''NON MORIRE GRILLINO'', È ANCORA AL SUO POSTO…

 

1. PARAGONE: "CRESCE MALESSERE TRA SENATORI M5S"

Da www.adnkronos.com

 

gianluigi paragone

"Questo governo ha già deciso di accontentarsi delle briciole". Il senatore M5S Gianluigi Paragone, che ha votato no su Rousseau all'accordo tra M5S e Pd e non intende dare la fiducia al nuovo governo, si esprime così su Facebook in relazione alla linea dell'esecutivo. Paragone, commentando un post che immortala un baciamano del premier Giuseppe Conte alla cancelliera Angela Merkel, su Facebook scrive: "Non credo che sia il più grande ribaltone di sempre ma sono sicuro che dalla difesa degli italiani passeranno alla difesa del Sistema. La Ue continua a fare solo gli interessi della Germania. E questo governo ha già deciso di accontentarsi delle briciole".

 

 

di battista paragone

"Per oggi mi basta questo, da qui a martedì la strada è lunga", aggiunge poi il senatore interpellato da 'Affaritaliani.it' in merito al suo post su Facebook nel quale scrive: "Secondo me potrei non essere più solo, nel gruppo Senato M5S, ad aver capito che il Conte 2 è una operazione contro i cittadini...". Quante mani servono per contare chi potrebbe pensarla come lei nel gruppo M5S del Senato e quindi non votare la fiducia al governo? "E che ne so? Anche io faccio il giornalista e raccolgo gli umori e il malessere".

 

Il malessere è crescente tra i senatori del M5S? "Penso proprio di sì", risponde Paragone. Tanto da mettere a rischio la fiducia al governo Conte? "Questo non lo so, alla lunga però credo di sì. Io parlo di quello che so e penso che nel lungo periodo usciranno tutte le difficoltà, soprattutto dopo che verrà comunicata la lista con i sottosegretari e gli altri posti di governo. Lì si che si capirà il metodo...".

GIANLUIGI PARAGONE RENZI BOSCHI

 

 

2. IL SUMMIT DEI GRILLINI RIBELLI È UN FLOP

Sarina Biraghi per ''la Verità''

 

«Siamo i ribelli dell' onestà». ll 27 agosto minacciava le dimissioni o una «nuova strada» in caso di alleanza tra il M5s e il Pd, ieri così si è descritto insieme ai malpancisti del Movimento che ha riunito a Bologna «per discutere e riflettere» dopo la svolta del Conte bis. Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio, è uno di quelli a cui l' accordo giallorosso non è andato giù ma non si dimette né tradisce il M5s.

di maio e paragone

 

«Scontenti? È riduttivo definirci così, siamo i ribelli della coerenza» ha dichiarato dopo una riunione piuttosto «carbonara» nello stile del primo M5s, a Bologna, in una location top secret con un numero anche quello segreto di partecipanti, anche se c' erano tanti portavoce venuti da tutta Italia, anche nazionali.

 

«È l' inizio di un percorso, ma non sarà né una scissione né si creerà una corrente. È un modo per ripartire, per dare segnali forti alla dirigenza M5s e alla nostra base».

 

Secondo Barillari, «un progetto che sta partendo. Diciamo: mai più errori. Abbiamo analizzato le contraddizioni che hanno caratterizzato l' alleanza con la Lega e, ora, quella col Pd. Per ultima, la questione delle concessioni ad Autostrade. Su questo c' è stata una discussione molto intensa».

 

davide barillari beppe grillo

Il consigliere grillino non esclude «incontri in futuro con i dirigenti nazionali» del Movimento compreso Beppe Grillo che però ha ampiamente «benedetto» l' accordo giallorosso. Il passo successivo, dice, «potrebbe essere la stesura di un documento». E se già si pensa a prossimi incontri a Milano o Roma, Barillari ammette che il capo politico Luigi Di Maio «non è stato informato. Ma esiste la libertà di espressione, i portavoce possono incontrarsi, legittimamente».

 

Al termine della riunione gli scontenti hanno diramato una nota: «Vogliamo far ripartire il sogno. Il Movimento 5 stelle non può ridursi ad ago della bilancia fra destra e sinistra, ma deve rimarcare la sua identità. Oggi abbiamo posto le basi di un confronto costruttivo tra portavoce del M5S di diverse parti di Italia e di diversi livelli».

 

Non un documento che inchiodi il Movimento ormai lanciato nell' alleanza con l' ex «partito di Bibbiano» nel governo ma anche sul territorio dove già si studiano le alleanze per le prossime elezioni regionali, a cominciare dall' Umbria, ma la presa di posizione di chi non rinnega il M5s ma è convinto che sia ancora un Movimento dove ci si può confrontare e decidere, visto che ha sempre fatto della «democrazia partecipativa» la sua bandiera. Davide Barillari, si sa, che all' annuncio del possibile nuovo governo giallorosso, è stato tra i primi a dire: «Sono nato grillino e non voglio morire piddino».

virginia raggi roberta lombardi

 

E appena varato il nuovo esecutivo non ha avuto dubbi: «È stata una spartizione di poltrone. Basta vedere Roberto Speranza alla salute, quando nemmeno riesce a trovare una farmacia». Un' ultima trincea dunque il conclave bolognese per il consigliere del Lazio che, nonostante il fondatore Grillo e il «democratico» Rousseau, continua ad avversare qualunque dialogo con il Pd mentre la sua nemica giurata (ma non solo sua), la capogruppo Roberta Lombardi, anche lei in Regione dopo che l' avevano esiliata dal palco nazionale, continua a parlare di «modello Lazio».

 

roberta lombardi (3)

Ovvero, dialogo costruttivo tra l' opposizione grillina e la maggioranza di Nicola Zingaretti per approvare anche una serie di leggi regionali che facevano parte del programma pentastellato, rifiuti al piano paesaggistico. Per la Lombardi, dunque, il governo giallorosso può vivere, basta esportare il «modello Lazio». Due voci grilline delle 10 che siedono negli stessi banchi della Pisana eppure sono diverse «dentro» tanto da farsi largo ipotesi di possibile rimpasto.

 

A Roma però non piace l' accordo giallorosso neanche alla consigliera Gemma Guerrini che ha preso le distanze dal nuovo governo scagliandosi, in un post su Facebook, contro Dario Franceschini di nuovo a capo del ministero dei Beni culturali: «È il segno che tutto è cambiato perché tutto rimanesse come era».

 

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