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''UNA CRISI IN MANO A 'ESPERTI' IMPROVVISATI'' - PARLA IL FAMIGERATO CAPO DI GABINETTO AL CENTRO DEL LIBRO ''IO SONO IL POTERE'' A CURA DI GIUSEPPE SALVAGGIULIO: '' STRUTTURE IMPREPARATE, ASSENZA DI LEADERSHIP, ERRORI DI COMUNICAZIONE. CIRCOLANO TROPPE BOZZE DI DECRETI SU CUI INTERVENGONO MANINE E MANONE. NON SI È IPOTIZZATO UN PIANO PER LO SCENARIO PEGGIORE. PER TROPPI GIORNI I MEDICI SONO RIMASTI SENZA MASCHERINE. E SOLO POCHE ORE FA È STATO ASSEGNATO L' APPALTO PER RADDOPPIARE GLI APPARATI RESPIRATORI''

 

Maurizio Caverzan per “la Verità”

 

Buongiorno signor capo di gabinetto, è così che la chiamano nei palazzi romani della politica, giusto?

«Buongiorno a lei. Proprio così, con naturale sussiego e dovuta deferenza».

IO SONO IL POTERE CONFESSIONI DI UN CAPO DI GABINETTO

Leggendo il suo libro anonimo Io sono il potere - Confessioni di un capo di gabinetto (Feltrinelli), denso di aneddoti e circostanze molte delle quali vissute da testimone oculare, raccolte da Giuseppe Salvaggiulo, mi viene il sospetto che tanti addetti ai lavori non potranno non riconoscerla.

 

Sbaglio?

«Qualcuno ci prova, inevitabilmente. È la parte più divertente. Ma io resto uno, nessuno e centomila. Impersonale, come il potere autentico».

 

Parliamo del coronavirus, una situazione senza precedenti non solo per l' Italia. Prima di entrare nei dettagli, come descriverebbe con un' immagine la gestione istituzionale dell' emergenza?

«Molti hanno parlato di 8 settembre. Piuttosto mi pare una via di mezzo tra il grand bazaar di Istanbul e Caporetto».

 

Dire che il premier Giuseppe Conte brancola nel buio, come si faceva parlando di certe indagini della polizia, è troppo forte e troppo colorito?

«Io non do giudizi politici, non è il mio ruolo. Io lavoro nella politica, con la politica, per la politica. In questi giorni tutti annaspano. Non solo premier e ministri ma anche capi partito, sindaci e governatori più esperti. Alla fine si faranno i conti. Non escludo rivalutazioni, quando gli altri Paesi copieranno dall' Italia».

 

Come giudica che nemmeno 48 ore dopo la proclamazione della Lombardia e di 14 province zone arancioni si estendono queste norme a tutto il Paese?

«È quello che si sarebbe dovuto fare due settimane fa. Meglio chiudere tutto e subito che un po' alla volta, ingenerando confusione.

Nel nostro ambiente se n' era discusso».

 

E perché poi non si è fatto?

conte speranza

«Perplessità sui presupposti sanitari e giuridici, oltre che incertezza politica.

Anche da parte di chi oggi chiede di chiudere tutto».

 

Decreti a singhiozzo che si accavallano possono trasmettere ai cittadini senso d' insicurezza e il sospetto che chi ci governa non abbia completamente in mano la situazione?

«È più di una sensazione, anche per noi uomini di Stato. Prenda le carceri. Nel ministero della Giustizia c' è grande preoccupazione, dietro le dichiarazioni rassicuranti. Il capo di gabinetto esperto ipotizza tutte le ripercussioni delle decisioni politiche. Risolve preventivamente i conflitti, minimizza gli effetti indesiderati. Così aiuta a far accadere le cose, nella direzione giusta. Altrimenti sono grida manzoniane, se non boomerang».

 

Di che cosa è sintomo il fatto che un governo convochi una conferenza stampa per comunicare decisioni drammatiche alle 3 della domenica mattina?

«Strutture impreparate, assenza di leadership, troppi "esperti" improvvisati. E sottovalutazione della comunicazione con i cittadini: nella gestione delle crisi sanitarie conta quanto la scienza. Anche qualche gabinettista non se n' è accorto, impiccandosi a moduli e autocertificazioni».

ANGELO BORRELLI

 

A suo giudizio i consulenti tecnici cui si affida il governo, da Walter Ricciardi a Angelo Borrelli a Rocco Casalino, sono sufficientemente preparati?

«Non spetta a me giudicare. E comunque si tratta di ruoli e persone troppo diversi. Uno scienziato, un burocrate, il terzo non saprei definirlo».

 

Com' è avvenuto che il decreto del presidente del consiglio dei ministri è stato diffuso prima che fosse firmato?

«Troppe bozze in giro, per giunta con lo stemma e l' intestazione di Palazzo Chigi. Quindi con il crisma dell' ufficialità. Da troppi anni girano bozze, bozzette e bozzacce. Su cui si esercitano manine e manone. In una materia così delicata, una follia. E senza nemmeno le precauzioni da gabinettisti esperti».

 

La tecnica del baco nelle copie dei documenti che ora potrebbe rivelare chi è stato a trasmetterla in anticipo all' esterno?

«Constato che è un lettore attento delle mie "confessioni". Metodo acuto e prudente: lo introdusse Sabino Cassese alla Funzione pubblica, nel 1993. Ora invece siamo alle insinuazioni tra istituzioni. E non possiamo escludere che le manine siano più di una, come in Assassinio sull' Orient Express».

GIUSEPPE CONTE ROCCO CASALINO

 

Sono confessioni che illuminano l' anatomia del potere. Quali compiti sta assolvendo il capo della Protezione civile? Noi lo vediamo solo aggiornare il bollettino dell' emergenza

«Angelo Borrelli è un rispettabile, dignitoso e diligente funzionario pubblico. Che gli si faccia recitare il bollettino di guerra pomeridiano, oltre che irriguardoso nei suoi confronti, è un errore strategico. S' è capito tardi che siamo in uno stato di eccezione. Lei è tifoso di calcio?».

 

Sì, certo. Perché me lo chiede?

«Domenica, mentre guardavo la partita, ho ripensato a Carl Schmitt: "Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione". Nel calcio, sovrano è chi tira un rigore all' ultimo minuto. Nella Juventus il pallone lo prende Cristiano Ronaldo, non De Sciglio».

 

Per la sua esperienza, servirebbe un supercommissario?

«Servirebbe, perché manca una regia unica. Ma l' esperienza insegna che i commissari, che la politica teme perché se funzionano fanno ombra ai politici, vanno nominati subito. A questo punto suonerebbe come una delegittimazione dei titolari delle istituzioni.

È doloroso osservare che la gestione di un' emergenza così grave sia finita in pasto alle furbizie e ai calcoli politici».

 

Non siamo più in tempo a distinguere le macchine operative una per la gestione ordinaria e un' altra con libertà d' azione per quella straordinaria?

«Di ordinario non c' è più nulla».

walter ricciardi

 

Tanto più. I frequenti conflitti di poteri con sovrapposizioni tra governo centrale, regioni, capo della Protezione civile non bastavano a consigliare questa soluzione?

«Nella prima fase l' autorità politica riteneva di essere in grado di gestire la vicenda da sola, supportata dal comitato tecnico-scientifico. Quando la situazione è esplosa, ha capito che non bastava. Per questo è stato richiamato Ricciardi».

 

Com' è possibile che si stabiliscano norme per i cittadini con conseguenze drammatiche senza disporre contemporanei sostegni per famiglie, scuole e imprese?

«Tempistiche e selezione di questi interventi appartengono a valutazioni politiche che non competono a un capo di gabinetto».

 

Sono state sottovalutate le problematiche del sistema sanitario?

la curva epidemica italiana e quella degli altri paesi al 9 marzo

«Si è tardato ad attrezzarlo, soprattutto nelle regioni più esposte. Non si è ipotizzato un piano per lo scenario peggiore. Per troppi giorni i medici sono rimasti senza mascherine. E solo poche ore fa è stato assegnato l' appalto per raddoppiare gli apparati respiratori per la terapia intensiva. Improvvisamente tutti riscoprono il valore della sanità pubblica, ma la sottovalutazione ha radici antiche.

Sono trent' anni che, quando si fanno le riunioni preparative sulla finanziaria, il ministero della Sanità è in cima alla lista dei tagli. E il capo di gabinetto può solo cercare di limitare i danni».

 

Richieste del sistema ospedaliero sottovalutate, carceri in rivolta, sport nel caos: queste situazioni danno l' idea di un Paese allo sbando. È un' impressione che si ha anche dall' interno della macchina governativa?

«Per noi lo Stato non può essere allo sbando, per definizione, nemmeno quando lo appare. Dopo Caporetto c' è sempre Vittorio Veneto.

Ci salveranno i medici e gli infermieri che saltano i riposi e rischiano la salute negli ospedali. Sono i nostri Armando Diaz».

 

Che ripercussioni ha avuto questa situazione sul funzionamento della macchina governativa?

«Assistiamo a scene inimmaginabili. A Palazzo Chigi sono stati limitati gli accessi: ogni ministro può far entrare un solo collaboratore, anziché la pletora di capi di gabinetto, capi degli uffici legislativi, vice e vice dei vice. Nemmeno Renzi, che pure ci detestava, l' aveva mai fatto. E poi è partito il vortice della delazione. Se qualcuno salta un pre-consiglio dei ministri o una riunione tecnica, dilagano sospetti e pettegolezzi. E dagli all' untore. I capi di gabinetto sono spietati. E qualcuno ne approfitta per regolare conti o tarpare le ali a gabinettisti novizi ma, come dire, "cagionevoli". Io, nel dubbio, non tossisco mai.

coronavirus casi in italia

Nemmeno per schiarirmi la voce».

 

Se si chiudessero tutti i servizi pubblici a eccezione di alimentari e farmacie si tratterebbe di una decisione da governo di salute pubblica, un discreto salto istituzionale per il quale forse sarebbe indispensabile un intervento del Capo dello Stato, non crede?

«Si dice che necessitas non habet legem. Camminiamo sospesi su un filo, il capo dello Stato è garante di un equilibrio fragile».

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