aldo moro

L'AUTOBIOGRAFIA DELLE BR - IL DESTINO DI MORO NON FU SEGNATO IL 16 MARZO 1978, GIORNO DEL SUO RAPIMENTO, MA QUASI -  LO “SCAMBIO DI PRIGIONIERI” ERA “UN PERCORSO DI DIFFICILE PERCORRIBILITÀ” – CAMBIÒ L'ATTEGGIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA, CHE NELLA VISIONE BRIGATISTA “PARTECIPA ALL' OFFENSIVA ANTIGUERRIGLIA” PRIMA “TENENDOSI NASCOSTO”, E SOLTANTO NEL 1978 “ESCE ALLO SCOPERTO” - GLI EX BRIGATISTI METTONO IN FILA ERRORI, DISSIDI, CORRUZIONI E SCISSIONI DEL MOVIMENTO ARMATO

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

ALDO MORO

Il destino di Aldo Moro non fu segnato il 16 marzo 1978, giorno del suo rapimento, ma quasi. Lo «scambio di prigionieri» ipotizzato dai sequestratori a un mese e più dalla strage di via Fani era «un percorso di difficile percorribilità», come notarono alcuni brigatisti in un documento destinato al dibattito interno: «Quindi la proposta dello scambio fu usata e progettata soprattutto come mezzo per sviluppare contraddizioni nel nemico».

 

brigate rosse un diario politico cover

Quello scritto, molto lungo e articolato, è una ricostruzione storica dell' esperienza brigatista tra il 1970 e il 1983, fatta dagli stessi militanti; una sorta di autobiografia delle Br pubblicata ora dalla casa editrice DeriveApprodi, a cura di Silvia De Bernardinis, con il titolo Brigate rosse: un diario politico. Riflessioni sull' assalto al cielo , nella quale il sequestro e l' omicidio del leader della Democrazia cristiana rappresenta uno dei punti di svolta. E di successivi dissensi mai ricomposti.

 

mario moretti

Un' azione in cui si contrapposero la capacità (o incapacità) dello Stato di «salvaguardare la propria personalità "insigne", e quella della guerriglia di annientare e catturare il presidente della Dc».

 

Una sfida in cui le Br pianificarono la diffusione delle lettere dell' ostaggio per «sviluppare le contraddizioni nell' ambito politico e istituzionale», e il tragico epilogo dell' esecuzione della condanna a morte servì «a sancire la forza e la determinazione delle forze rivoluzionarie».

 

Tuttavia - sottolineano i cinque brigatisti autori del documento, alcuni dei quali ebbero ruoli di rilievo nell' organizzazione dopo il 1978 - «la gestione del processo a Moro fu praticamente nulla, così come non vennero mai gestiti i contenuti dell' interrogatorio».

aldo moro via fani

 

Sul fronte opposto «Andreotti fu, insieme al Pci, il vero protagonista della gestione politica di quel momento da parte dello Stato» che, una volta sancita la «linea della fermezza», si tradusse nella «scelta obbligata della svalutazione di Moro». Portando alla luce «il massimo delle contraddizioni tra le forze politiche, e tra Moro e lo Stato».

 

 

Un altro punto a favore delle Br, che però commisero, anche dal loro punto di vista, una serie di errori: «Il più grosso, probabilmente compiuto più a livello teorico che pratico, sta nella sopravvalutazione del movimento armato, e quindi del livello di contraddizioni politiche in atto».

 

strage di via fani rapimento moro

Sono valutazioni di «militanti rivoluzionari» in quel momento ancora in piena attività, seppure da detenuti, arrestati uno nel 1975 e gli altri tra il 1982 e il 1983. Che hanno vissuto anche la scissione del Partito guerriglia, responsabile nel 1981 del rapimento dell' assessore democristiano Ciro Cirillo, liberato (a differenza di Moro) dietro pagamento di un riscatto. Un esito sul quale il giudizio è molto duro: «Il fatto che lo scambio sulla vita di un nemico "colpevole di molti misfatti" possa avvenire per denaro è una rappresentazione di corruzione della guerriglia stessa».

aldo moro via caetani

 

Il racconto critico e autocritico dell' evoluzione brigatista prende le mosse dalle origini, nel 1970, quando il gruppo compì le prime azioni all' interno delle fabbriche del Nord Italia ispirandosi alla «struttura della guerriglia urbana sudamericana», con l' idea di una organizzazione che «orientasse e dirigesse il movimento di massa».

 

aldo moro enrico berlinguer compromesso storico

Nel 1974 si avviò l' attacco al «cuore dello Stato» con il sequestro Sossi, poi alla Dc «partito-regime» e tutto quello che ne seguì fino ai dissidi e alle scissioni dei primi anni Ottanta, i «pentimenti» e gli arresti in massa, con la «ritirata strategica» del 1982. Ma già prima ce n' erano state altre due, in altrettanti momenti di crisi, nel 1972 e tra il 1974 e il 1976, quando il Nucleo antiterrorismo del generale Carlo Alberto dalla Chiesa mise a segno i primi colpi contro il «nucleo storico», e poi venne «congelato per una serie di scelte politiche».

aldo moro brigate rosse

 

COVO BRIGATE ROSSE

Nel frattempo cambiò l' atteggiamento del Partito comunista, che nella visione brigatista «partecipa all' offensiva antiguerriglia» prima «tenendosi nascosto», e soltanto nel 1978 «esce allo scoperto».

 

In carcere i brigatisti detenuti compiono anch' essi l' errore di «sopravvalutare il movimento armato rispetto alla realtà», e pretendono di assumere la direzione politica del gruppo, minacciando la rottura poi realizzata dal Partito guerriglia. Animando discussioni interne che non mettono fine alla sequela di morti ammazzati, e continueranno anche nelle prigioni, dopo l' arresto della quasi totalità dei militanti. Che volevano assaltare il cielo, ma sono rimasti sulla terra a fare i conti tra loro.

aldo moroL AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MOROaldo moroaldo moroBRIGATE ROSSE ALESSIO CASIMIRRI BRIGATE ROSSE BARBARA BALZERANI BRIGATE ROSSE FRANCO BONISOLI BRIGATE ROSSE GERMANO MACCARI BRIGATE ROSSE le auto di moro a via fani dopo l agguato delle brigate rosse BRIGATE ROSSE VALERIO MORUCCI L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MOROBRIGATE ROSSE BRIGATE ROSSE L AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MOROL AGGUATO DI VIA FANI DELLE BRIGATE ROSSE PER RAPIRE ALDO MOROaldo moro in giacca e cravatta a terracinafrancesco cossiga e aldo moro

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