margaret thatcher europa

L'EUROPA CI IMPONE TROPPI VINCOLI? FACCIAMONE UNA "À LA CARTE" - ALLO STILE CONFLITTUALE DI ORBAN NEI RAPPORTI CON L'UE, L’EX RADICALE CAPEZZONE SUGGERISCE UN NUOVO “MODELLO” A MELONI, SALVINI E BERLUSCONI: MARGARET THATCHER (TANTO PER INCAROGNIRE I RAPPORTI CON OPERAI E SINDACATI) - “QUELLA DI BRUXELLES È UNA COSTRUZIONE STATALISTA. L'UE DOVREBBE CERCARE UNA STRADA ALTERNATIVA (QUELLA A SUO TEMPO INDICATA DALLA THATCHER), PUNTANDO SU UNA LIBERA ALLEANZA TRA NAZIONI SOVRANE, BEN DISPONIBILI A COLLABORARE IN ALCUNI AMBITI, MA SENZA RINUNCIARE ALLA PROPRIA AUTONOMIA”

Daniele Capezzone per “la Verità”

 

Si è molto discusso, negli ultimi giorni, dell'Ungheria e - su un piano in parte diverso - della Polonia, e, a cascata, dei loro rapporti con l'Ue. Budapest e Varsavia hanno un approccio assai diverso sul piano della politica estera: filorusso e filocinese nel caso dell'Ungheria, filoamericano e filobritannico nel caso della Polonia.

 

SALVINI MELONI BERLUSCONI 66

Non si tratta - qui - di discutere il diverso orientamento geopolitico dei due governi, ma del loro essere accomunati da un'analoga ostilità da parte dell'Ue. Intendiamoci: è vero che Varsavia e Budapest hanno sistemi politico-istituzionali caratterizzati da alcune criticità; ed è anche vero che l'espressione «stato di diritto» dovrebbe evocare concetti cari alla migliore tradizione giuridica occidentale: purtroppo, però, nei termini in cui essa è usata a Bruxelles, ha spesso una pericolosa carica di vaghezza e ambiguità, che può portare a politicizzare la questione, e a produrre attacchi nei confronti di governi sgraditi.

 

giorgia meloni e viktor orban

Qualche anno fa, ad esempio, proprio la Polonia è stata sottoposta a ipotesi di misure punitive (addirittura fino alla minaccia di privarla del diritto di voto) per una riforma giudiziaria nazionale che, nel rapporto tra magistratura ed esecutivo, riproponeva meccanismi presenti anche in altri ordinamenti: e allora perché solo per la Polonia (e non per la Francia) si gridò contro il rischio di subordinazione della magistratura all'esecutivo?

 

Margaret Thatcher

È evidente insomma che su temi del genere le valutazioni tenderanno a essere sempre più discrezionali e politiche che non freddamente giuridiche o ancorate a benchmark oggettivi. Ciò detto, a mio personale avviso, anziché guardare a Budapest, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi avrebbero un modello limpido, classico (e non certo soggetto ad accuse di «orbanismo») a cui rifarsi, se volessero portare avanti un discorso - vigoroso ed equilibrato - su un'Europa che rispetti di più le diversità nazionali e non pretenda di imporre un'omologazione totale, un'omogeneità innaturale.

 

Tra l'altro, proprio oggi, 20 settembre, se ne festeggia il 34° anniversario. Di che si tratta? Del gigantesco e preveggente discorso tenuto in Belgio, a Bruges, nel settembre del 1988, da Margaret Thatcher.

 

VIKTOR ORBAN GIORGIA MELONI

In quell'intervento, la Thatcher centrò un punto di fondo: per anni, le classi dirigenti europee si sono concentrate troppo sugli aspetti istituzionali dell'Europa, e hanno fatto dell'Ue un fine in sé, anziché considerarla - come avrebbero dovuto - solo un mezzo per realizzare i veri obiettivi: la crescita della libertà, economica e non, dei cittadini dei Paesi membri. Lasciamo la parola alla Thatcher: «La Comunità non è (intendeva ovviamente: "non dovrebbe essere", ndr) un fine in sé. Né è un marchingegno istituzionale da modificare costantemente in ossequio ai dettami di qualche concetto intellettuale astratto. Né dovrebbe essere ossificata da una regolamentazione senza fine. La Comunità europea è un mezzo pratico attraverso il quale l'Europa potrebbe assicurare la futura prosperità e sicurezza dei suoi popoli in un mondo in cui ci sono molte altre potenti nazioni e gruppi di nazioni».

 

margaret thatcher pro europa

Com'è evidente, qualcuno ha fatto esattamente il contrario: ha confuso mezzi e obiettivi, si è aggrovigliato in dibattiti tutti istituzionali e di forma, smarrendo la sostanza, e cioè la ricerca delle soluzioni concrete più utili ai cittadini. Forse, senza approcci estremi, è venuto il momento di una riflessione di fondo: che metta in discussione l'inseguimento di forme istituzionali eccessivamente integrate, che faccia prevalere la competizione fra soluzioni diverse rispetto alle risposte dirigiste e centralizzate, e che renda il dibattito sull'Ue una questione più pragmatica e meno "religiosa".

 

E questa confusione tra mezzi e fini ha portato a un disastro culturale, cioè quello che Friedrich von Hayek avrebbe definito un caso di fatal conceit, di diabolica presunzione costruttivista: la pretesa dirigista di "modellare" la realtà, di imporre soluzioni dall'alto. Una pericolosa costruzione in laboratorio: con l'elemento collettivo sempre prevalente su quello individuale, e con il mito della coesione sociale sempre prevalente sul valore della libertà. E con un caotico e incessante mutare di ogni regola, gerarchia delle fonti, procedura, e perfino confine geografico.

 

VIKTOR ORBAN MATTEO SALVINI

Ha pienamente ragione, da questo punto di vista, chi evoca una contraddizione. Oggi molti criticano l'Ue con argomenti statalisti: ma non dovrebbero averne motivo, dal loro punto di vista, visto che quella di Bruxelles è proprio una costruzione statalista (anzi: superstatalista).

 

Per evitare questa deriva, se ci fosse un filo di lucidità, l'Ue dovrebbe cercare una strada alternativa (quella a suo tempo indicata dalla Thatcher), puntando su una libera alleanza tra nazioni sovrane, ben disponibili a collaborare intensamente in alcuni ambiti, ma senza rinunciare alla propria autonomia e a una virtuosa competizione tra Stati e territori.

 

viktor orban discorso dopo la vittoria 2022

L'Ue, con realismo, potrebbe mettere a disposizione una piattaforma di servizi. In altre parole, offrire a chi li vuole programmi e progetti, consentendo a ciascun paese di scegliere la formula e il grado di coinvolgimento più adatti per sé. Rinunciando quindi alle pretese di integrazione politica troppo spinta. Grideranno gli eurolirici: "Ma questo è un progetto di Europa à la carte". Non c'è dubbio: e al ristorante, infatti, è sempre meglio poter scegliere liberamente tra diverse portate, anziché farsi imporre il menu fisso. Per di più da un cuoco francotedesco.

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...