papa francesco bergoglio

L'INFILTRATO NEI CONFESSIONALI: ''QUESTO NON È IL MIO PAPA''. ''TI ASSOLVO, TANTO LUI NON FA SUL SERIO'' - UN INVIATO DEL 'FATTO' NELLE PARROCCHIE D'ITALIA SCOPRE CHE LA CHIESA ACCOGLIENTE CON GLI IMMIGRATI, TOLLERANTE CON GLI OMOSESSUALI E SEVERA CON CHI RUBA, CORROMPE E NON PAGA LE TASSE, ESISTE SOLO NELLE PAROLE DI BERGOGLIO. NON NELLA REALTÀ

 

Ersilio Mattioni per 'Millennium', il mensile del 'Fatto Quotidiano' diretto da Peter Gomez

 

fatto quotidiano millennium bergogliofatto quotidiano millennium bergoglio

La “rivoluzione” di Jorge Mario Bergoglio si ferma sulla soglia delle parrocchie. E l’idea di una Chiesa accogliente con gli immigrati, tollerante con gli omosessuali e severa con chi ruba, corrompe e non paga la tasse, perché danneggia il prossimo e ignora il cristianissimo concetto di solidarietà, corre il rischio di restare nella mente e nel cuore di un pontefice illuminato. Tanto che contestarlo, dentro un confessionale, non porta ad alcuna conseguenza. Neppure un buffetto, neppure un benevolo rimbrotto, neppure un invito a riflettere. Assoluzione garantita, giusto qualche Padre nostro da recitare davanti all’altare.

 

Di confessionali, tra Milano e provincia, ne abbiamo girati tanti, azzerando il contachilometri. Che alla fine si è fermato poco sotto i trecento. Andare a chiedere il perdono è cosa assai semplice, perché i siti web delle parrocchie forniscono indicazioni e dettagli su giorni e orari. Confessarsi piace, è avvertito come necessario, forse per scaricarsi la coscienza, forse per vivere in pace con se stessi, per dormire sonni più tranquilli pur senza smettere la consuetudine con parole, azioni, opere e omissioni non esattamente cristiane.

 

 Non ci è mai capitato di essere da soli dentro una basilica. Anzi, sovente è capitato di attendere. Intorno, sedute sulle panche, c’erano persone di ogni tipo: giovani, adulti, anziani. Qualcuno dall’aria trascurata, qualcuno vestito di tutto punto. C’è chi è concentrato e attende il turno guardando fisso il confessionale, chi prega a voce alta, chi ne approfitta per sbirciare sullo smartphone, tra mail di lavoro e un giretto su Facebook.

 

Quando tocca a noi, riversiamo sui sacerdoti che ci ascoltano tutta la nostra frustrazione per un Papa che parla di chiedere scusa agli omosessuali, perché li abbiamo offesi; di aiutare i profughi, quando gli italiani non ce la fanno ad arrivare a fine mese; di balzelli da pagare a uno Stato vessatore, che ti munge e in cambio nemmeno ti protegge. Sì, ci siamo finti un po’ leghisti e pure un po’ zotici. L’abbiamo premesso che siamo uomini di fede, che crediamo in Dio. Però non nella Chiesa, in questa Chiesa che Bergoglio rappresenta. Siamo stati insolenti, al limite dell’eretico, arrivando a sostenere di non riconoscerci nel Papa. Insomma, abbiamo incarnato il cattolico medio nel pieno di una crisi valoriale, preda di paure e bassi istinti.

 

 

confessionaleconfessionale

Ma nel piccolo comune di Vanzaghello, ai confini tra le province di Milano e Varese, siamo stati confessati, perdonati e pure incoraggiati a non abbandonare certe posizioni estremiste, che il confessore in cuor suo condivideva. Conosciamo questo paesino di cinquemila abitanti, che da anni combatte la sua battaglia contro l’ampliamento dell’aeroporto di Malpensa e contro un vecchio inceneritore.

 

Qui c’è un parroco che spesso fa parlare di sé e finisce sui giornali, perché diffonde attraverso il suo bollettino un’idea di Chiesa preconciliare: un po’ di revisionismo storico, che non guasta, unito alla pubblicazione di bizzarri pareri di sconosciuti criminologi. Uno di loro, per esempio, sostenne mesi fa che l’omosessualità è una patologia, uno scherzo della natura. E la definì, ammantando il tutto di valore scientifico, una “anormalità funzionale”.

 

Ci siamo adeguati alla linea della parrocchia: “Ma come si può sostenere che i gay sono come noi? Allora i valori cristiani, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, dove vanno a finire? Questo Papa alle volte parla a vanvera”.

 

Il sacerdote che ci confessa non fa una piega: “Il nostro pontefice provoca, ma non parla sul serio. È ovvio che i gay non sono come noi, ci mancherebbe. È un modo di dire, una frase inserita in un contesto più grande. Poi i giornali, si sa, scrivono quello che vogliono”. Sollevati, chiediamo se possiamo sempre sentirci parte della Chiesa, pur continuando a pensare che Bergoglio sbagli con le sue esortazioni. Risposta da scolpire nel marmo: “Certo, la Chiesa è per chi crede in Dio e certi valori, anzi, vanno difesi. Oggi un po’ le mode un po’ la televisione un po’ internet ci fanno credere che sia tutto normale”.

 

“Bacio gay? porcheria”

bergoglio confessorebergoglio confessore

A Legnano la musica non cambia. Nella città del Carroccio un anziano prete della parrocchia di Santa Teresa, dopo averci chiesto dove prendiamo queste notizie, ci rimprovera duramente. Per aver criticato il Papa? Macché, per i giornali che leggiamo: “Troppo schierati, non dicono la verità. Abbiamo la nostra stampa, la “buona” stampa, quella obiettiva”. Gli diciamo che l’altra mattina, passeggiando per il centro, abbiamo visto due uomini baciarsi e che ci ha fatto schifo. Eppure Francesco predica la tolleranza. Scuote il capo: “Sono porcherie. Ormai nelle nostre città si vede di tutto, manca il rispetto per il prossimo, come è scritto nel Vangelo”.

 

Proviamo a introdurre un tema più serio: “Dicono che a Legnano” dove la ‘ndrangheta controlla una parte rilevante dei locali notturni “c’è pure la mafia“. L’argomento, però, non lo appassiona: “Non saprei, non ho sentito nulla”. I boss non sono un problema, gli omosessuali sì.

 

E pure i profughi. “Adesso arrivano tutti questi neri”, alziamo i toni “che ci rubano in casa, stuprano le donne e vogliono pure togliere i crocefissi dalle scuole. Eppure il Papa dice che dobbiamo aiutarli. Questi distruggeranno la nostra cultura, le nostre tradizioni”. Di nuovo, scuote il capo: «Noi dobbiamo difendere Cristo, è l’unica cosa importante». Ne spariamo una grossa: “Tanto i Papi, prima o poi, cambiano. Prima ce n’era uno, quello tedesco, che mi sembrava più rigido su certe cose e mi piaceva”. Chiosa il ministro di Dio: “Eh sì, ognuno è fatto a suo modo”.

 

Meno male che ci sono i Frati Minori di Busto Arsizio, nel basso Varesotto. Sono “famosi”, se vera fama è la loro, per essere tolleranti, soprattutto quando si confessano i peccati del corpo, la lussuria, i tradimenti coniugali. Sarà. Con noi non lo sono stati affatto, anzi hanno battuto sul tasto dell’intransigenza: “Il pontefice sta costruendo qualcosa di nuovo, che ci spaventa. Ma essere Chiesa vuol dire aprirsi al prossimo, dare è più bello che ricevere”.

bergoglio  confessorebergoglio confessore

 

L’assoluzione arriva anche stavolta, con un monito: “L’egoismo rende peggiori, l’egoismo non ha nulla di cristiano”. Con i frati bustocchi non attacca neppure la litania sui gay: “Il Papa è stato chiaro, basta rileggere ciò che ha detto: Cristo li accoglierebbe, come fa con tutti gli uomini, perché sono tutti figli suoi”. Tutti, proprio tutti, anche i diversi?

 

“Non sta all’uomo giudicare, questo è un peccato”. E le tasse troppo alte? Diciamo di essere commercianti, strozzati dal fisco. Suvvia, che male c’è a fare una piccola cresta per guadagnare qualcosina in più? Niente, nessuna deroga: “Il cristiano non ruba. Tutti conosciamo i comandamenti a memoria, ma spesso non li mettiamo in pratica”.

 

Se non ci piace il Paese in cui viviamo, abbiamo un’alternativa: “Fare politica, provare a cambiare. L’impegno civile è importante, soprattutto per chi, come i cristiani, è portatore di valori, di etica”. Lasciando la chiesa dei frati, per un attimo, abbiamo la sensazione che il confessore abbia fiutato il trappolone. Poi, confrontandoci con chi ci va spesso, cambiamo idea: sono entusiasti di questo Papa e non lo nascondono.

 

PAPA FRANCESCO BERGOGLIO SULLA COPERTINA DI THE ADVOCATE MENSILE DELLA COMUNITA GAYPAPA FRANCESCO BERGOGLIO SULLA COPERTINA DI THE ADVOCATE MENSILE DELLA COMUNITA GAY

Ma sono un’anomalia nel nostro viaggio. In Duomo a Milano, dove ci si può confessare più volte nella stessa giornata, i toni non sono gli stessi della provincia, è vero, anche se nessun sacerdote ci redarguisce, quando definiamo il Papa «di sinistra», «comunista», «amico degli omosessuali e dei neri». Al più ci viene detto che Bergoglio “ogni tanto parla controcorrente, per farsi capire da tutti”.

 

A Milano cambiamo tre confessionali, senza uscire dal Duomo. Tentiamo di citare a memoria, le parole esatte del capo della chiesa cattolica. “Ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, vescovo e anche di Papa persone con tendenze e pratiche omosessuali. Le ho avvicinate al Signore. E mai le ho abbandonate”. E ancora: “Io credo che la Chiesa debba chiedere scusa ai gay che ha offeso”. Di più: “Una corruzione tentacolare e un’evasione fiscale egoista hanno assunto dimensioni mondiali (…), negando la giustizia sociale”. Infine: “Spero che questa solidarietà (quella di chi accoglie i profughi, ndr) possa contagiare un po’ il mondo”.

 

“Infallibile? Mica tanto”

Recitata con diligenza la nostra parte, introduciamo il concetto dell’infallibilità ex cathedra. Ci sentiamo rispondere che non è questo il caso. Perplessi, chiediamo spiegazioni, perché siamo sicuri di averlo letto da qualche parte. La replica è spiazzante: “Quando il Papa parla di dottrine o di dogmi di fede, allora sì che è infallibile. Ma quando esprime un parere, come sulla politica, può anche sbagliare. Come tutti noi”.

 

Curioso, a sentire la maggioranza dei sacerdoti si ricava l’immagine di un Papa opinionista, che si è liberi di ascoltare oppure no, di elogiare o criticare. Quasi fossimo dentro una sorta di talk show, dove ognuno dice la sua, si butta tutto in caciara e poi, quando il programma è finito, si spegne la tv e si va a letto.

 

BERGOGLIO CON SCIARPA GAYBERGOGLIO CON SCIARPA GAY

Un po’ ovunque, dove ci siamo confessati, abbiamo ripetuto le stesse cose, sempre citando a memoria il pontefice. A Magenta, nella basilica di San Martino, sono stati più freddi: “Il Papa va ascoltato. Dice anche cose scomode, ma che fanno riflettere”. Nella vicina Marcallo con Casone – seimila anime, paese noto per essere un feudo leghista da quasi vent’anni – il sacerdote è invece più conciliante: “Essere perplessi di fronte a certe affermazioni è naturale, ma non devi mai prendere per oro colato quello che leggi, perché spesso è scritto apposta per far litigare e per dividere la comunità”.

 

Di rado, ascoltando i ministri di Dio, si ricava l’impressione di un papa che sia anche un pastore, una guida morale da seguire, un’autorità indiscussa per i cattolici. In confessionale, di fronte a un cristiano che sprizza intolleranza, la parola “carità” sembra non esistere. Né trovano ospitalità concetti come temperanza, prudenza e sobrietà. Al contrario, è concesso tutto o quasi. Se l’evasione fiscale, per il Papa, è anticristiana, per i parroci quasi non esiste.

 

Soldi in nero in oratorio

“Non si dovrebbe fare, meglio evitarla”, ammonisce blando un coadiutore di Legnano, nella centralissima parrocchia di San Magno, la più ricca della città, dove ci mettiamo mezz’ora solo per trovare parcheggio. Poi si lascia andare: “Se nei nostri oratori non ci fosse chi fa qualche lavoretto o chi ci dà quattro soldi per tirare avanti, non so come faremmo. Forse saremmo costretti a chiuderli. Non è che si sta sempre a registrare tutto. Centesimo più centesimo meno, ci si arrangia. Ovvio, è fatto a fin di bene”. Una concezione che piace agli italiani, cattolici compresi. In fondo, non pagare un po’ di tasse non è poi così grave. Lo si fa per la famiglia, per i figli.

 

COMUNITA GAY ARGENTINA PROTESTA CONTRO BERGOGLIO COMUNITA GAY ARGENTINA PROTESTA CONTRO BERGOGLIO

Il Papa dice il contrario? “Lui deve dirlo, non può incoraggiare la gente a evadere. Poi i giornali lo prenderebbero di mira. La teoria è una cosa, la pratica un’altra». È un leitmotiv questo dei giornalisti utilizzati come parafulmine, una volta pronti a impallinare il pontefice se non parla e un’altra pronti a stravolgerne il pensiero «per fare i titoloni”. Da ciò un originale consiglio, che ci forniscono nella già citata parrocchia di Vanzaghello: “Leggere meno i quotidiani e di più la Bibbia“. Di quello che succede nel mondo, possiamo fare a meno.

 

Sorprende quanto il pensiero di Bergoglio risulti ostile a tanti sacerdoti. Eppure questi prelati appaiono in perfetta sintonia con i loro fedeli. Tanto che a Castano Primo, un comune alle porte di Malpensa, il parroco si è attirato le ire della comunità cristiana perché ha spalancato le porte della Chiesa ai musulmani durante il Ramadan: non avevano un posto per pregare.

 

E anche perché, di fronte a un sindaco che ha risposto picche sull’accoglienza ai migranti, ha preso tre alloggi della Curia e li ha messi a disposizione dei profughi. Apriti cielo, i cattolici si sono sfogati sui social network. Per la verità fu il Papa, due anni fa, durante il Giubileo della misericordia, a lanciare un appello: “Parrocchie, monasteri e santuari d’Europa accolgano una famiglia di profughi, a iniziare da Roma e dal Vaticano”.

papa profughi adn papa profughi adn

 

Le parole del pontefice sono chiare e l’occasione, per noi, è ghiotta: “Siete stati costretti a prendere i neri?”. Le risposte sono varie e variegate, sempre evasive. Ma un prete che parla chiaro c’è. Siamo a Busto Garolfo, cittadina di dodicimila abitanti, dove l’immigrazione è tra le più alte del territorio: “Ho detto che non abbiamo posto, punto e basta. Nessuno mi ha più chiesto niente”. Problema risolto. Per lui, per loro.

 

“Basta avere fede”

E per noi, che non abbiamo commesso nessun peccato nel rivolgere al pontefice e alle sue visioni “rivoluzionarie” aspre critiche e qualche invettiva. “L’importante è avere fede”, hanno insistito in Duomo. “E comportarsi bene”, ci hanno ripetuto in provincia. Tanto basta. La preoccupazione dei preti cattolici, incalzati dal Papa su questioni tanto vive quanto scomode, non pare quella di aprire un varco, in una Chiesa ancorata a vecchi schemi, per far fiorire le nuove idee del pontefice.

 

Si rischierebbe di allontanare qualche fedele. Invece la Chiesa ha da sempre scopi contrari: includere e trattenere, espandersi e fare proseliti. Difficile spiegarlo meglio di Carl Schmitt, controverso giurista tedesco che, nel 1928, pubblicò Cattolicesimo romano e forma politica, introducendo un concetto decisivo: la Chiesa come complexio oppositorum, commistione di qualunque opposto vi sia dentro il reale.

 

Così coabitano Vecchio e Nuovo Testamento, corpo e anima, orgoglio e umiltà, ragione e superstizione, cultura e ignoranza, accoglienza e rifiuto. È il trionfo dell’et-et, sia questo sia quello. Il cattolicesimo romano è una pozione magica, che porta l’uomo dentro un confessionale e lo toglie dagli impicci, scioglie le sue lacerazioni. Lo fa con il perdono, che è appannaggio di chiunque. Basta chiederlo.

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