alfonso bonafede giuseppe conte matteo renzi

ABBIATE BONAFEDE CHE NON LO SFIDUCIAMO - I RENZIANI ALZANO IL PREZZO PER SALVARE IL MINISTRO DALLA MOZIONE DI SALVINI. SENZA I LORO VOTI, LO SPONSOR DI CONTE TORNA A FARE IL DEEJAY, E COSÌ MATTEUCCIO CHIEDE ''UN PIANO SHOCK PER LE INFRASTRUTTURE'' - OGGI LA BOSCHI INCONTRA A PALAZZO CHIGI ALESSANDRO GORACCI, CAPO DI GABINETTO DI CONTE

1 - SFIDUCIA A BONAFEDE, DOMANI IL SENATO VOTA RENZI ALZA IL PREZZO: ALTA TENSIONE CON IL PD

Emilio Pucci per “il Messaggero

 

giuseppe conte alfonso bonafede

Zingaretti considera le mozioni contro Bonafede strumentali («va respinta», dice), anche se il Pd chiede comunque passi avanti sul tema della giustizia e dei tempi del processo, Crimi per M5s invoca unità e Renzi per ora fa il pompiere: «A me interessa il piano shock sulle infrastrutture», fa sapere. Stando così le cose la maggioranza non dovrebbe aver problemi domani sulle richieste di dimissioni al Guardasigilli.

 

Ma il caso è tutt'altro che chiuso. L'attacco al responsabile di via Arenula è frontale e potrebbe esserci un voto unico che inglobi sia il documento depositato da Salvini che quello che porta la prima firma della Bonino. Il voto di oggi a palazzo Madama sul ministro della Giustizia viene considerato il vero stress test per i rosso-gialli. I numeri sono ballerini. La delegazione di Iv dovrebbe vedere oggi il premier Conte (ieri l'incontro tra Boschi e il capo gabinetto del presidente del Consiglio, Goracci, è saltato). Un documento di richieste è già stato consegnato, la principale è sullo sblocca-cantieri. Senza una risposta chiara i renziani minacciano di uscire dall'emiciclo, lasciando a Pd e al M5s l'incarico di superare la prova dell'Aula.

 

RENZI CONTE

Lo scontro sul piano shock è soprattutto con il Pd. «Noi non inseguiamo Renzi, andiamo per la nostra strada», spiegano dal Nazareno. Da Iv fanno presente che anche il vice ministro pentastellato Cancelleri ha presentato una proposta simile alla loro. Lavori per 109 miliardi (Renzi chiede un via libera per 120 miliardi di opere) «ma il ministro De Micheli ha bloccato tutto».

 

Questione di merito, visto che i dem questa la denuncia dei fedelissimi dell'ex premier non vorrebbero toccare neanche il codice appalti. E di metodo: «La verità - altra denuncia - è che non vogliono farci intestare nulla, ci trattano come alleati di serie B. Dal governo ci hanno inviato un messaggio: la discussione sui cantieri ci sarà più avanti. Ma noi non vogliamo più perdere tempo». Ed ecco quindi che la tensione resta altissima. Il Pd al Senato ha spedito un alert ai vertici dem, affinché non sottovalutino la situazione e lo stesso presidente della Repubblica Mattarella è in allarme. Perché le fibrillazioni nella maggioranza potrebbero portare ad un incidente che risulterebbe drammatico in questa fase di ripartenza degli italiani.

NICOLA ZINGARETTI E MATTEO RENZI

 

ROTTURA O NO

Al Quirinale non si vagliano ancora eventuali scenari ma tra i renziani c'è chi invita Bonafede a farsi bene i conti, «se non ha la copertura è meglio che si faccia da parte di sua sponte», osserva un senatore. Ovviamente in Italia viva c'è agitazione e tanti non vorrebbero lo strappo. Altri però spingono sulla rottura. Per ora Renzi ai suoi dice che è tutto aperto, che Conte ha dato dei segnali importanti nelle ultime ore: dalla cancellazione dell'Irap alla regolarizzazione dei lavoratori irregolari per finire con il decreto legge per anticipare la riapertura. «Iv potrebbe essere decisiva. Voi che idea vi siete fatti?», il sondaggio che ha fatto partire.

 

Sarà lo stesso ex presidente del Consiglio a prendere la parola dopo il Guardasigilli e a chiedere, tra l'altro, la ridiscussione della riforma della prescrizione. Poi riunirà il gruppo. «Vogliamo - insiste Renzi - un cambio di passo per una giustizia giusta». Le manovre al Senato sono in corso, «a questo punto - spiega un esponente azzurro - sarebbe meglio convergere tutti sulla mozione della Bonino». In realtà si tratta di due documenti diversi: quello del centrodestra parte dalla querelle tra Bonafede e Di Matteo, l'altro di +Europa, firmata anche da pezzi di FI e della Lega, è più generico.

salvini bonafede

 

IL RIMPASTO

Una mano alla maggioranza potrebbe darla Forza Italia, qualora venissero a mancare dei voti in Aula. Dietro le quinte tornano a circolare pure voci di rimpasto con Iv - questo il sospetto Pd e del Movimento 5 stelle - che chiederebbe un dicastero di spesa e punterebbe proprio al Mit. Conte per ora tace. «Confronto sì ma niente giochi di palazzo. Chi vota contro Bonafede dovrà metterci la faccia», ha spiegato ieri ad un big della maggioranza.

 

 

2 - CONTE OFFRE IL MINI RIMPASTO RENZI TENTENNA

Adalberto Signore per “il Giornale

 

La fase 2 del Paese è entrata nel vivo da ieri, quella del governo potrebbe invece arrivare a giorni. Domani, infatti, il Senato voterà la mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e Matteo Renzi sta trattando con Giuseppe Conte le condizioni

bonafede salvini conte

per evitare che Italia viva voti insieme alle opposizioni.

 

Una strada che, anche nel caso in cui la mozione fosse respinta, metterebbe nei fatti Iv fuori dalla maggioranza e farebbe ballare un esecutivo che già ora non pare saldissimo.

Comprensibile, dunque, che il premier abbia aperto un canale di trattativa con il senatore di Rignano. I due, è noto, non si sopportano granché, non tanto politicamente quanto umanamente.

 

Ma Conte sa bene che in questo momento Renzi non può permettersi uno strappo così violento, perché se davvero il governo dovesse implodere, difficilmente il Paese riuscirebbe a comprenderne le ragioni in un momento così delicato. Le armi del leader di Iv, insomma, oggi sono un po' spuntate, nonostante la sua avversione a Bonafede sia sincera, coerente con le sue posizioni e precedente all' emergenza Covid-19. In questi mesi, però, lo scenario è cambiato, così come le priorità.

 

Lo sa bene l' ex premier, tanto che negli off che i suoi fanno circolare si iniziano a mettere le mani avanti raccontando un Renzi che - nella poco credibile veste del «pompiere» - starebbe cercando di far ragionare i 17 senatori di Italia viva, tutti barricadieri e pronti ad affondare Bonafede. Ricostruzione, direbbe qualcuno bravo, che non fa onore alla regola giornalistica delle «cinque W».

Boschi Conte Bellanova

 

Molto più probabile, invece, che Renzi si stia preparando ad accettare la tregua offertagli da Palazzo Chigi, che già ha dato segnali con la cancellazione dell' Irap e la mediazione sui migranti. Nelle ultime ore, Conte ha fatto recapitare all' ex premier il seguente messaggio: «Non sono disponibile a subire ricatti», ma «sono pronto» a dare segnali sul fronte giustizia (non sulla prescrizione), a dire di fatto «sì» a quello che Renzi chiama «piano choc» e a «riequilibrare» la compagine governativa in alcune caselle di seconda fascia (viceministri e sottosegretari). Che, tradotto, significa un mini rimpasto. Uno scenario confermato non solo dai soliti aspiranti di poltrone.

 

E su cui tocca soprattutto a Renzi dire la sua. A Conte sacrificare qualche pedina non costa nulla, il problema - in questo momento soprattutto di immagine - è invece a chi verrà attribuita la richiesta di mettere mano alle poltrone mentre il Paese è alle prese con problemi ben più seri. Lo sa bene Renzi, che infatti è sì tentato ma anche titubante. Probabilmente un punto di caduta lo si troverà oggi, quando Mario Elena Boschi, capogruppo di Iv alla Camera, dovrebbe incontrare a Palazzo Chigi Alessandro Goracci, capo di gabinetto di Conte.

 

consultazioni riccardo nencini emma bonino

Nel frattempo, il premier sceglie la via della prudenza e decide di rinviare a giovedì l' attesa informativa alla Camera su «l' avvio della fase 2» che era prevista per oggi. D' altra parte, la manovra monstre del dl rilancio annunciata nel weekend non è ancora operativa, perché a ieri sera la Ragioneria generale dello Stato non era ancora riuscita a individuare tutte le coperture. Insomma, inutile esporsi. Scelta che ovviamente ha scatenato l' ira di tutte le opposizioni - dalla Lega a Forza Italia, passando per Fratelli d' Italia - che hanno accusato Conte di avere «scarso senso delle istituzioni» e di «usare il Parlamento come un albergo».

 

Sul fronte della comunicazione, invece, il premier pare intenzionato a stare in prima linea. E non sembra niente affatto casuale la scelta di fare una passeggiata per i negozi del centro storico. Ieri mattina, infatti, nel giorno della riapertura, il premier ha deciso di farsi vedere tra i commercianti per mandare un segnale di normalità e anche per provare a essere lui il volto della ripresa.

 

A Palazzo Chigi, infatti, sono dell' idea che non si andrà incontro a un nuovo lockdown, che ora il Paese è preparato ad affrontare l' emergenza e che, nel caso, si procederà a chiusure mirate. Per questo Conte vuole mandare un messaggio di «normalità» ed è probabile che la passeggiata di ieri mattina per le vie vicino Palazzo Chigi non sia che la prima di una lunga serie.

 

Ultimi Dagoreport

donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT – SUL CASO BEATRICE VENEZI, NESSUNO ERA ANCORA SCESO ALLE PROFONDITÀ DI BECERA VOLGARITÀ E IGNORANZA RAGGIUNTI DAL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI. IN UN VIDEO INCREDIBILE, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO, RUGGIERI PRESENTA UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI VENEZI INFORMANDO CHE È “ACCLAMATA IN TUTTO IL MONDO COME UN FENOMENO”. PER LA VERITÀ, QUALSIASI GIORNALE STRANIERO CHE SI SIA OCCUPATO DELLE SUE DISAVVENTURE VENEZIANE HA SCRITTO ESATTAMENTE L’OPPOSTO. MA, “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI”, SECONDO IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI, “BEATRICE VENEZI È UNA FIGA BESTIALE” - DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO