spiaggia di copacabana

AFFARI SULLA SABBIA - 10 MILA E 826 STABILIMENTI BALNEARI ITALIANI STANNO DISATTENDENDO LA DIRETTIVA BOLKESTEIN CHE PREVEDE DI FARE DELLE GARE D'APPALTO E RIVEDERE LE PRECEDENTI CONCESSIONI - I VARI GOVERNI, A COLPI DI PROROGHE, HANNO RINVIATO NEL TEMPO LA QUESTIONE MA ORA IL TRIBUNALE DEL RIESAME HA FATTO SCATTARE I SIGILLI A UNO STABILIMENTO PER OCCUPAZIONE ABUSIVA SU SUOLO DEMANIALE - ECCO COSA PUO’ SUCCEDERE

Niccolò Zancan per “la Stampa”

 

VACANZE SPIAGGIA 1

Tutta colpa di un vecchio muro costruito nel 1930, un metro e ottanta di altezza per due metri di lunghezza. Quel muro divideva da sempre i bagni Liggia dai bagni Maria nel quartiere Sturla di Genova, poco dopo la chiesa di Boccadasse in direzione levante. Nell' estate del 2018 la spiaggia si era molto consumata. Il muro finiva nel mare. Impediva alle persone di poter camminare lungo la battigia.

 

Il fatto che il proprietario dei bagni Liggia, il signor Claudio Galli, abbia chiesto di poterlo abbattere ha innescato un' inchiesta giudiziaria che adesso spaventa tutti i concessionari degli stabilimenti balneari d' Italia. E che potrebbe avere una soluzione politica clamorosa su proposta dalla Lega: un gigantesco condono penale per gli «abusi edilizi su suolo demaniale».

 

VACANZE SPIAGGIA

Eppure, all' inizio, quella dei bagni Liggia sembrava davvero una storia minima. Una storia locale. «Ho chiesto al Comune di poter tirare giù quel muro per ragioni di sicurezza visto che era pericolante, e anche perché volevo garantire il passaggio pubblico. Mi hanno risposto che non solo potevo farlo, ma dovevo. Ho chiamato un operaio e abbiamo iniziato a lavorare. Era la fine di maggio del 2018».

 

Così inizia la storia. Ma la capitaneria di porto non era convinta che la risposta ricevuta via mail dal Comune di Genova fosse sufficiente per mettere in moto quel piccolo cantiere. Ha posto sotto sequestro ciò che restava del muro. E ha denunciato il signor Galli per il reato di «innovazione abusiva su spazio demaniale». Ma quando lui si è presentato in procura per il primo interrogatorio ha scoperto che l' indagine si era allargata, e di molto: «Il pm Walter Cotugno sostiene che il mio stabilimento sia abusivo. Tutti i rinnovi della concessione demaniale fatti dal Comune di Genova non sarebbero validi.

 

SPIAGGIA

Perché contrari alla direttiva Bolkestein del 2006, che prevede di fare delle gare d' appalto e rivedere i precedenti accordi. Il pm ritiene, cioè, che una direttiva europea sia superiore e dirimente rispetto a tutte le pezze legislative messe in campo dalla politica italiana in questi anni». Primo rinvio nel 2009, secondo rinvio nel 2012, terzo rinvio nel 2015. Tutti i governi hanno sempre evitato di affrontare la questione Bolkestein. Il governo a guida Lega e Cinque Stelle ha spostato al 2034 la revisione delle concessioni. Ma ecco a Genova, all' inizio dell' estate del 2019, il caso dei bagni Liggia.

 

Dopo un anno di appelli e ricorsi in Cassazione, il Tribunale del Riesame ha ordinato il sequestro dello stabilimento balneare. Mercoledì mattina i militari della capitaneria di porto sono venuti in forze. Hanno alzato quelle reti arancioni che solitamente vengono usate per chiudere i cantieri e delimitare le zone pericolanti. Resta un passaggio al mare, la possibilità di accedere a un moletto. Restano i clienti affezionati che non intendono andarsene, e stanno cercando un angolo libero per prendere il sole e resistere: «È una decisione assurda».

 

spiaggia

E adesso, veniamo alle possibili conseguenze del caso. «Non licenzio nessuno nonostante i danni economici, ma non ci sto ad essere l' unico bischero in Italia», dice il signor Galli. Altri 10 mila e 826 stabilimenti balneari italiani sono nella stessa identica situazione del suo. Anche loro hanno usufruito di proroghe.

 

Anche loro stanno disattendendo la direttiva Bolkestein. «Ho già preparato un esposto per la procura ma aspetto a presentarlo, perché il ministro Gianmarco Centinaio ha chiesto 5 giorni di tempo. L' idea del governo è fare un decreto legge per depenalizzare l' articolo 1161 del Codice Navale. Quello sulle occupazioni abusive su suolo demaniale. L'idea è toglierlo dal codice penale, per passarlo a quello civile. Il mio stabilimento sarebbe salvo. E così la questione passerebbe ai Tar». Una parola che, in quanto tale, non è mai suonata risolutiva. Anzi. Ecco perché il caso dei bagni Liggia non è più una piccola storia locale.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…