zaia giorgetti fedriga salvini

ALLARME ROSSO PER GIORGIA MELONI: LO SCONTRO TRA SALVINI E GOVERNATORI DELLA LEGA PUO’ CAUSARE SCOSSONI - FOLLI: “SE AVESSERO CORAGGIO ZAIA, FEDRIGA, GIORGETTI POTREBBERO METTERE IN MINORANZA IL LORO CAPO. L’ALTRO SCENARIO È LA RISPOSTA AGGRESSIVA DEI SEGUACI DI SALVINI ALL'ATTACCO DEI "GOVERNATORI": LA RESPONSABILITÀ DEL CROLLO NON SAREBBE DEL "CAPITANO", MA DI ZAIA, GIORGETTI, FEDRIGA CHE HANNO INDOTTO SALVINI AD APPOGGIARE DRAGHI, CONVINCENDOLO CHE QUESTA ERA LA VOLONTÀ DEGLI IMPRENDITORI DEL NORD..."

Stefano Folli per “la Repubblica”

 

ZAIA - GIORGETTI - FONTANA - CALDEROLI - SALVINI - FEDRIGA

Se lo psicodramma del Pd racconta la sconfitta di Enrico Letta e lascia intuire l'abisso in cui rischia di smarrirsi il centrosinistra, c'è un'altra disfatta di cui ancora sappiamo poco ma i cui riflessi potrebbero essere clamorosi. Il protagonista negativo è ovviamente Matteo Salvini, un tempo prestigiatore che moltiplicava i consensi della Lega e oggi ridotto a comprimario dello spettacolo allestito da Giorgia Meloni.

 

Quel risultato tra l'8 e il 9 per cento è al di sotto di ogni attesa ed è ingenuo pensare che non produca conseguenze, per cui tutto continua come se nulla fosse. Salvini ha dato proprio questa impressione quando ha detto all'incirca: non vedo l'ora di lavorare con Giorgia, abbiamo cinque anni davanti. Nessuna autocritica, dopo che le liste di Fratelli d'Italia hanno surclassato i candidati del Carroccio nei territori del Nord, un tempo feudi inattaccabili del movimento fondato da Bossi.

luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana

 

Oggi invece sono terra di conquista, dove si disarticola il progetto salviniano peraltro già fallito: la famosa Lega nazionale, un partito di destra non più solo nordista, presente in ogni regione d'Italia. Viceversa, il destino ha cambiato cavallo, come scriveva Leo Longanesi. Dopo il voto di domenica, quel destino descrive un partito "centralista" come pochi, FdI, capace di espugnare i luoghi tipici dell'autonomismo leghista. E lo fa con estrema facilità, da alleato e non da avversario.

 

fontana salvini zaia

Il presidente del Veneto, Zaia, ha dato voce per primo all'inquietudine di tutti gli amministratori della Lega, nei Comuni e nelle Regioni: «Il risultato è deludente, ora occorre fare un'analisi seria delle cause». Il che apre due scenari. Il primo porta a immaginare che il potere del cosiddetto "capitano" sia in procinto d'essere messo in discussione. Se volessero, se avessero il coraggio politico di farlo, gli Zaia, i Fedriga, i Giorgetti avrebbero la possibilità di mettere in minoranza il loro capo, nonostante egli sia ben tutelato da un circuito di parlamentari fedeli.

 

LUCA ZAIA MATTEO SALVINI ATTILIO FONTANA

L'opportunità è di quelle che potrebbero non ripetersi. In luglio un sondaggio collocava la Lega al 14,4 per cento; ora il dato reale della Camera è l'8,8. In poco più di due mesi Salvini avrebbe perso il 5,6. E tra breve tutto diventerà più difficile, nel momento in cui comincia la cooperazione con Giorgia Meloni, colei che ha prosciugato il voto leghista. Il secondo scenario è la risposta molto aggressiva dei seguaci di Salvini all'attacco dei "governatori": la responsabilità del crollo non sarebbe del "capitano", bensì proprio di Zaia, Giorgetti, Fedriga e dei loro sostenitori.

 

matteo salvini luca zaia e le ciliegie 2

Sarebbero loro ad aver indotto Salvini ad appoggiare il governo Draghi, convincendolo che questa era la volontà degli imprenditori del Nord. Ne deriva che i falchi del salvinismo rinnegano il sostegno a Draghi e anzi lo considerano la causa prima della caduta elettorale, con l'argomento semplicistico che Giorgia Meloni ha vinto perché non aveva condiviso l'esperienza dell'esecutivo "tecnico".

 

Qui si deve immaginare un contrasto reale all'interno del Carroccio. Le due tesi vanno a incidere sull'identità profonda del movimento. Il punto degli amministratori descrive una Lega nordista, attenta al mondo delle piccole e medie imprese, desiderosa di stabilità politica: ieri con Draghi, domani con Meloni. Viceversa Salvini - se mai dovesse accettare la tesi dei falchi - dovrebbe entrare in urto frontale con i "governatori" che lo sfidano.

salvini zaia 4

 

Il che difficilmente potrebbe conciliarsi con una tranquilla navigazione nel governo Meloni. Tutti capiscono peraltro che il segretario leghista vuole spegnere i fuochi nella speranza di tornare al Viminale. Questo non accadrà. C'è un gioco di "veti" intorno a tale ipotesi, per ragioni interne e internazionali. Ma il caso Salvini dovrà essere disinnescato prima che sia troppo tardi, magari con un incarico istituzionale alternativo al ritorno al governo.

Ultimi Dagoreport

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…