carlo calenda gualtieri

ALLARME ROSSO AL NAZARENO: IL GRANDE INCUBO DEL PD E’ L’EVENTUALE BALLOTTAGGIO GUALTIERI-CALENDA CHE SPACCHEREBBE IL PARTITO - MICHETTI NON SFONDA, IL CHURCHILL DEI PARIOLI CORTEGGIA GLI ELETTORI DI DESTRA. I DEM TEMONO IL VOTO DISGIUNTO CHE IN VOLATA AFFOSSEREBBE GUALTIERI – DECISIVO PUO’ DIVENTARE IL M5S AL SECONDO TURNO: L'ASSE CON I PENTASTELLATI POTREBBE METTERE AL RIPARO GUALTIERI, SIA IN UN BALLOTTAGGIO CON MICHETTI, SIA CON CALENDA…

Carlo Bertini per "la Stampa"

 

gualtieri raggi calenda michetti

Ora la paura dei dem è uno scenario inedito, fantascientifico per alcuni, meno per altri: ovvero che Roberto Gualtieri arrivi al ballottaggio con Carlo Calenda. Uno scenario da incubo per i dem, che spaccherebbe il partito: esorcizzato da chi dice che «Calenda non può farcela senza il traino dei consiglieri comunali delle liste di centrodestra». Uno scenario che ha cominciato a materializzarsi «da quando Calenda ha capito che Michetti non seduce la destra», nota un dirigente dem dalla centrale operativa di Gualtieri.

 

Dove vengono monitorate le mosse dell'ex ministro, «il fatto che abbia proposto Bertolaso come suo vice, che si sia fatto quel tatuaggio S.P.Q.R. che richiama simboli fascisti...». Nonché l'endorsement di Giorgetti incassato dalle colonne di questo giornale, «la quadratura del cerchio» notano i dirigenti dem. «A noi fa comodo, perché ci aiuta a rastrellare i voti a sinistra nell'ultima settimana di campagna elettorale, polarizzando la sfida». Mentre altri la vedono diversamente. Calenda ammette di inseguire i voti di destra, certo che finirà «con un ballottaggio tra me e Roberto Gualtieri. Basta che faccio girare i video di Michetti per convincere gli indecisi...».

 

virginia raggi carlo calenda roberto gualtieri enrico michetti foto di bacco

I dem più ansiosi vedono il fantasma del «voto disgiunto»: ovvero quella doppia preferenza che si può dare a un candidato sindaco di sinistra e a un consigliere comunale dell'altra sponda. E che potrebbe far lievitare i consensi per Calenda. «I fascisti - dicono con tono sprezzante - potranno votare per lui e per le liste di destra. Ecco il rischio».

 

Avviso di bufera su Conte E qui entra in gioco il peso del nuovo leader pentastellato. Scatterà lunedì 4 ottobre il vero test della futura alleanza per le politiche Pd-M5s e sia Letta sia Conte ne sono ben consapevoli. Dalle parti di Gualtieri, contano sul fatto che «una volta eliminata la Raggi dal proscenio, per Conte sarà più facile spendersi per Roberto, anche perché il rapporto tra i due è molto forte...».

 

enrico michetti roberto gualtieri virginia raggi carlo calenda foto di bacco

Sì perché l'ex premier e il suo ex ministro del Tesoro hanno condotto insieme in Europa le trattative per il Recovery fund e hanno cementato il legame. Ed è l'asse con i 5stelle che potrebbe mettere al riparo Gualtieri, sia in un ballottaggio con Michetti, sia con Calenda, inviso ai grillini. Se è vero che quello delle convergenze è un cantiere, che non si fanno fusioni a freddo, ma sui contenuti, come dicono al Nazareno, è vero pure che ai ballottaggi questi cantieri vanno aperti e chiusi in due settimane.

 

Letta spera di uscire in vantaggio nelle città al primo turno: con i 5stelle, indeboliti forse, ma non azzoppati. Pronto a fare quadrato con il leader grillino per difenderlo dal fuoco amico. «Non potranno scaricare addosso a lui un flop di voti, visto che i loro candidati sono stati scelti da altri», mettono le mani avanti gli stessi dem. Che già hanno messo in conto una bufera sul capo di Conte dopo il primo turno, quando sarà chiamato a dirimere la querelle sulle benedizioni (da dare, non dare) ai candidati Pd per il secondo turno.

enrico michetti roberto gualtieri virginia raggi carlo calenda foto di bacco (2)

 

Non è detto che ci saranno apparentamenti formali, ma il processo, confermato da Conte, di un'alleanza alle politiche con il Pd, porta a far confluire già alle amministrative i voti grillini sui candidati di centrosinistra. Del resto, lo fa capire anche Paola Taverna, quando al Corriere della Sera dice che qualora Raggi non ce la facesse «sicuramente siamo lontani anni luce dal centrodestra», così come a Torino.

 

Alleati ma distanti su Draghi Il problema casomai, sarà motivare questa confluenza tra due partiti con visioni diverse sul governo: al punto che potrebbe rivelarsi questo il punto di frattura nei prossimi mesi: «Se oggi è tornata di moda l'idea che prima si vota meglio è, sarebbe da irresponsabili andare al voto anticipato», si impunta Letta. Mentre Conte glissa. A dispetto dei rumors che lo darebbero propenso a giocarsi presto la carta delle urne nazionali, ministri e big del Pd, fiutata l'aria di un crollo dei 5stelle nelle urne, specie al nord, sono tranquilli: «Che interesse avrebbero a correre alle politiche in primavera, se andassero male ora alle comunali?».

enrico michetti roberto gualtieri virginia raggi carlo calenda foto di bacco (1)

 

2 - IL CENTRODESTRA IN TENSIONE SUL VOTO LA SPINTA DI BERLUSCONI PER MICHETTI A ROMA

Paola Di Caro per il "Corriere della Sera"

 

Unito ovunque sulle schede di tutta Italia, ma non altrettanto in campagna elettorale. Il centrodestra affronta la tornata amministrativa di domenica palesando tensione e nervosismo. La paura di non portare a casa altro risultato positivo che la vittoria in Calabria e di non riuscire a prevalere nelle grandi città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna) anche lì dove si andrà sicuramente al ballottaggio, sta mettendo in luce crepe, complice la divisione sul governo e la competizione interna.

 

carlo calenda roberto gualtieri foto di bacco (2)

Ieri si è aperto anche un caso Roma, dove la coalizione pare in vantaggio sugli avversari come sommatoria di voti, ma dove il candidato Enrico Michetti non sembra avere la forza trascinante che Giorgia Meloni, che lo ha fortemente voluto, sperava. E non a caso a sostenerlo «in una sfida difficile», con una lettera ai romani, scende in campo anche Silvio Berlusconi.

 

Proprio quando Giancarlo Giorgetti, in un'intervista a La Stampa , accende la miccia: «Chi vince le amministrative a Roma? Dipende da quanto Calenda riesce a intercettare il voto in uscita dalla destra. Se va al ballottaggio con Gualtieri ha buone possibilità di vincere. E, al netto delle esuberanze, mi pare che abbia le caratteristiche giuste per amministrare una città complessa come Roma», ha detto il ministro leghista dello Sviluppo economico, aggiungendo che il miglior candidato sarebbe stato «Bertolaso» e confessando che a Milano si aspetta la vittoria di Sala.

 

enrico michetti 5

Insomma, ancora frizioni dopo che Vittorio Feltri, capolista a Milano di FdI, aveva bocciato Bernardo. Ecco arrivare dunque reazioni e puntualizzazioni, oltre che i ringraziamenti di Calenda. A sera è lo stesso Giorgetti ad assicurare che è stato «strumentalizzato».

 

Ma in mattinata a sostegno di Michetti e Sala era intervenuto subito Matteo Salvini: «La voglia di cambiamento a Roma e a Milano è tantissima e i due candidati scelti dal centrodestra unito, ovvero Michetti e Bernardo, saranno ottimi sindaci per queste straordinarie città». E in serata, dopo aver spronato gli elettori del centrodestra a non disertare le urne, chiudendo a Niguarda la campagna di Bernardo è apparso ottimista: «Domenica a Milano ci sarà una sorpresa, qualcuno dovrà prendere un Maalox...».

 

carlo calenda roberto gualtieri foto di bacco (1)

Ma per Michetti scende in campo soprattutto Silvio Berlusconi, con una lettera ai romani: «L'amministrazione Raggi ha tradito le speranze di cambiamento di chi l'ha votata e ha accentuato, invece di arrestarlo, il degrado ereditato da vent' anni di giunte di sinistra». Per questo, scrive il Cavaliere, per vincere bisogna sostenere Forza Italia che può dare dal centro la spinta «necessaria per vincere e cambiare la storia della Capitale» a fianco di Michetti che affronta «una sfida elettorale difficile» da «uomo proveniente dalla società civile con notevole esperienza amministrativa» e di «formazione moderata», non estremista insomma.

 

confronto tra candidati sindaci di roma 9

Accorata anche la difesa del coordinatore azzurro Antonio Tajani, che non condivide «il 90% delle cose che ha detto Giorgetti nell'intervista» e che aggiunge: «È di Varese, mica di Milano o di Roma. Vada a fare la campagna elettorale lì, lasci fare ai romani la campagna per Roma che è meglio...».

 

Naturalmente per il proprio candidato si spende Giorgia Meloni, che però preferisce non dare l'immagine di una coalizione divisa, ma al contrario esalta l'unità per rafforzarne il peso: «Non mi pare che Giorgetti conosca così bene Roma. Per me conta che Salvini sia stato molto presente a Roma, così come per me conta che Berlusconi si stia impegnando in prima persona. Poi se ci sono altri che preferiscono che vinca la sinistra è un problema loro e non mio».

confronto tra candidati sindaci di roma 8carlo calenda 4confronto tra candidati sindaci di roma 12confronto tra candidati sindaci di roma 1confronto tra candidati sindaci di roma 10

 

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu pasdaran iran

DAGOREPORT - L’IRAN NON È IL VENEZUELA, E NEMMENO L’IRAQ: È UN PAESE STERMINATO CON 90 MILIONI DI ABITANTI. LE BOMBE SUI CAPOCCIONI CONTURBANTI DEGLI AYATOLLAH NON BASTERANNO PER UNA NUOVA RIVOLUZIONE: LA MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE NON È COMPOSTA DAI RAGAZZI CHE SCENDONO IN PIAZZA E SOGNANO DEMOCRAZIA E LIBERTÀ SESSUALE, MA È RELIGIOSA E TRADIZIONALISTA – LE QUESTIONI DA TENERE D’OCCHIO SONO TRE: 1) QUANTO CI VORRÀ PER NOMINARE LA NUOVA GUIDA SUPREMA? E CHI SARÀ?; 2) QUANTO POTRÀ RESISTERE L’IRAN? QUANTI MISSILI CI SONO ANCORA NELL’ARSENALE?; 3) QUANTO DURERANNO GLI EUROPEI CON IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ E UN’INFLAZIONE CHE SVUOTERÀ ANCORA DI PIÙ LE TASCHE DEI CITTADINI, GIÀ SVENATI DA QUATTRO ANNI DI GUERRA IN UCRAINA?

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...