GLI AMERICANI SI SONO GIÀ ROTTI DI "SLEEPY JOE" - BIDEN A PICCO NEI SONDAGGI: LA SUA POPOLARITÀ È SCESA DI 6 PUNTI DA AGOSTO, CALANDO AL 43% - PESA IL RITIRO CAOTICO DALL'AFGHANISTAN, MA ANCHE IL COVID CHE GALOPPA E LE VACCINAZIONI IN FRENATA - ORA C'È IN GIOCO IL PACCHETTO DI RILANCIO ECONOMICO DA 3,5 TRILIONI DI DOLLARI: SE A OTTOBRE DOVESSE ARRIVARE LO "SHUTDOWN", CIOÈ IL BLOCCO DELLE ATTIVITÀ DELLO STATO PERCHÉ SONO FINITI I SOLDI, SAREBBE UN ALTRO DURO COLPO PER LA CREDIBILITÀ DEL PRESIDENTE...

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Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

 

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La popolarità di Biden è scesa al livello più basso dall'inizio del mandato, proprio mentre gli Usa si trovano davanti al rischio di uno «shutdown», ossia il blocco delle attività dello Stato perché sono finiti i soldi.

 

Questo significa che le prossime settimane saranno decisive, e se i democratici non riusciranno ad approvare in Congresso il pacchetto da 3,5 trilioni di dollari voluto dalla Casa Bianca, il destino dell'intera presidenza finirebbe in bilico.

 

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Secondo la Gallup, la popolarità di Biden è scesa di 6 punti da agosto, calando al 43%, la sua soglia più bassa. La maggioranza degli americani, il 53%, disapprova la sua performance per la prima volta da quando è in carica.

 

Il calo più significativo e preoccupante è avvenuto tra gli indipendenti, dove negli ultimi tre mesi è passato dal 55% di approvazione al 37% di settembre. Il sondaggio è stato condotto tra il primo e il 17 settembre, e questo aiuta a capire le ragioni del tonfo. La prima è il ritiro dall'Afghanistan, che ha intaccato la narrazione di un'amministrazione competente.

 

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Nello stesso tempo il Covid è tornato a crescere a causa della variante Delta, dopo che il 4 luglio il capo della Casa Bianca aveva annunciato l'indipendenza dalla pandemia. La colpa qui è soprattutto della resistenza alle vaccinazioni da parte dei seguaci di Trump, ma l'effetto pesa su Biden, anche perché ha frenato la ripresa economica, con la Fed che ora prevede una crescita del 5,9% invece del 7%.

 

La crisi esplosa al confine col Messico per i profughi haitiani è avvenuta dopo il rilevamento, e quindi non ha avuto un peso sui risultati. Questo però preoccupa ancora di più, perché potrebbe peggiorare i dati del prossimo sondaggio.

 

Migranti frontiera Messico Usa Migranti frontiera Messico Usa

Ieri si è saputo che Daniel Foote, inviato speciale per Haiti nominato dal presidente a luglio, si è dimesso mercoledì per protesta. Forse la sorte degli haitiani non è al primo posto nelle priorità degli elettori americani, ma il tema dell'immigrazione sì, e questo episodio conferma un'emergenza che i repubblicani possono ora facilmente sfruttare.

 

Tutto ciò avviene sullo sfondo di un altro braccio di ferro ancora più cruciale per il destino di Biden, perché riguarda il pilastro della sua strategia, ossia rilanciare l'economia Usa rendendola più inclusiva.

 

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Questa è la promessa grazie a cui ha vinto gli Stati cruciali della Rust Belt, Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, e dal suo mantenimento dipende l'esito del mandato. La strategia si regge su due punti: primo, il pacchetto da 1,2 trilioni già concordato con alcuni repubblicani, per ricostruire le infrastrutture fisiche degli Usa; secondo, il pacchetto da 3,5 trilioni, che invece punta alle «infrastrutture umane», ossia la più ampia riforma dello stato sociale dalla «Great Society» di Johnson.

 

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Sommati, darebbero una spinta enorme all'economia, possibilmente sanando anche le disuguaglianze che avevano favorito Trump e i populismi. Il problema è che i repubblicani sono tutti contrari, e forse non sono neanche dispiaciuti che l'impennata del Covid rovini la strategia di Biden.

 

Quindi i democratici dovrebbero approvare da soli il pacchetto da 3,5 trilioni, dove però ci sono resistenze da parte dei moderati, guidati dal senatore Manchin. Ma i progressisti minacciano di non votare la prima legge senza la seconda. Se questo non bastasse, ad ottobre lo Stato finirà i soldi.

 

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Per evitare il default dovrebbe alzare il tetto del debito, ma i repubblicani si oppongono. Lo shutdown, che secondo alcune stime costerebbe 6 milioni di posti di lavoro, potrebbe danneggiare il Gop che vuole provocarlo. Ma se si sommasse al fallimento dei due pacchetti infrastrutture, darebbe un colpo forse fatale a Biden, in vista delle elezioni midterm del 2022 e le presidenziali del 2024.

 

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