sala conte

ARRIVA IL CALCIO DEL SOMARO A CONTE – IL SINDACO DI MILANO, GIUSEPPE SALA, IN UNA INTERVISTA A “LEGGO” MANDA UN AVVISO DI SFRATTO A “GIUSEPPI” – “MI DISORIENTA. IO NON SPERO NEL RIMPASTO, IO SPERO CHE ARRIVINO PERSONE QUALIFICATE” - "GALLERA? HA PERSO D’AUTOREVOLEZZA. ROMA? LA CANDIDATURA DI CALENDA È INTERESSANTE” – E POI LA SUA RICANDIDATURA A SINDACO DI MILANO, LE SERIE TV E “SANPA”: “LA VEDRÒ ANCHE PERCHÉ QUALCHE ANNO FA ANDAI A SAN PATRIGNANO E…”

Davide Desario e Paola Pastorini per leggo.it

 

SALA CONTE

Giuseppe Sala si ricandida a sindaco di Milano. E parla con Leggo a 360 gradi: progetti, scelte, visioni, critiche. Tutto rigorosamente in video call.

 

 

Sindaco è passato un mese dal suo annuncio: mi ricandido per fare una vera rivoluzione. Che cosa significa “rivoluzione” per Milano?

«Discontinuità e cambiamento. La discontinuità è la consapevolezza che non si possa solo subire l’impatto della pandemia. Il cambiamento è inteso come i grandi temi che innervano le metropoli, dall’equità sociale all’ambiente. Con il Covid sento nella gente un’ambizione diversa nella gestione della propria vita in città.

 

Le città stanno pagando salato il prezzo della pandemia ma i milanesi vogliono vivere a Milano, solo in maniera diversa. In particolare ho in mente la questione ambientale e la mobilità. E quindi due macrorivoluzioni. La prima sul trasporto pubblico urbano ed extra urbano puntando su mezzi meno inquinanti. La seconda è muoversi meno, ovvero tutti i servizi nel raggio di 15 minuti a piedi o in bici».

SALA CONTE 1

 

 

 

Non un’idea nuova.

«Prima il policentrismo sembrava una dichiarazione di principio. Ora vogliamo farlo. Nel proprio quartiere si devono trovare sanità, uffici comunali, scuola, verde, impianti sportivi. Poi certo se vuoi vedere il Duomo... vai in piazza Duomo. È una rivoluzione? Penso di sì e non un sogno. Vivere la propria città in maniera diversa e viverla spostandosi di meno. Il nostro muoversi risponde da un lato alla necessità, dall’altro al piacere. Io devo ridurre lo spostamento per necessità, mentre per il piacere ognuno fa quel che vuole». 

 

 

Intanto ci ha pensato il Covid a rivoluzionarci la vita, la sua come è cambiata?

«Il Covid ha limitato i contatti con la mia comunità e un sindaco è riconosciuto come tale quando stabilisce un rapporto empatico con i suoi concittadini. Io invece sono costretto in ufficio a Palazzo Marino e questo impoverisce il mio lavoro che ha nella sua natura la dimensione comunitaria. Nella mia vita privata mi limito a dire che l’unico luogo che mi regala serenità e che (forse) non mi fa pensare al lavoro è la mia casa in Liguria. E ovviamente non ci posso andare».

BEPPE SALA E GIUSEPPE CONTE CON LA PALA

 

 

Qualche giorno fa ha dichiarato di aver capito troppo tardi la gravità della situazione. Quando lo ha capito?

«Questione di qualche giorno, ma quasi tutti i politici all’inizio hanno compiuto il medesimo errore. Abbiamo perso tempo nel fronteggiare il virus ma la Storia ci ha insegnato che le pandemie durano due anni: di meno solo se interviene un fattore esogeno, in questo caso il vaccino». 

 

 

La Lombardia ha pagato il tributo più alto in termini di vite e di contagiati. La Giunta Fontana ha fatto tutto quello che doveva fare?

«L’assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera ha perso in autorevolezza da tempo. E questo non è un bene per lui né per noi. La situazione di sostanziale stallo, con l’assessore sfiduciato di fatto ma ancora al suo posto è paradossale. Nell’emergenza, poi, ci si sarebbe aspettato dalla Giunta segnali di cambiamento.

 

A partire dagli ospedali che in Lombardia erano considerati il punto di forza ma con il virus tutti i malati sono stati ricoverati e quei luoghi sono diventati centri di contagio. Tutti sono andati negli ospedali perché quello che manca è il presidio territoriale, fatto di medici di base e consultori. In questo senso ci si sarebbe aspettato una ammissione di colpa e la volontà di cambiare passo». 

beppe sala giuseppe conte

 

 

E il governo Conte? Che voto gli dà? 

«Sono più positivo su quanto ha fatto all’inizio, meno tranquillo su quello che sta facendo, sono disorientato come tutti gli italiani da questo dibattito sul rimpasto. Per me la questione non è tanto fare un rimpasto per ribilanciare il peso dei partiti, quanto piuttosto mettere al Governo le persone più esperte e disponibili. Avendo chiaro che ci troviamo nel momento storico più difficile dal dopoguerra. Per cui chiamalo rimpasto, chiamalo come vuoi, la domanda è sempre la stessa. Al governo ci sono persone di assoluta esperienza, navigate, che conoscono il territorio che hanno fatto esperienze operative per gestire la situazione? Io non spero nel rimpasto, io spero che arrivino persone qualificate».

 

 

Intanto è arrivato il vaccino: lo farà? Pensa che debba essere obbligatorio?

GIUSEPPE CONTE E BEPPE SALA

«Non vedo l’ora, non appena mi spetterà. Credo sia difficile renderlo obbligatorio però penso che chi non lo fa si debba prendere le proprie responsabilità. Chi lavora negli ospedali non può non farlo».

 

Si apre la partita del Recovery Fund. Che cosa chiede il sindaco di Milano?

«Usare i fondi per il trasporto pubblico e per l’edilizia popolare. Prolungamento della metropolitana verso Baggio, Settimo Milanese, Vimercate. E poi le case popolari: abbiamo quasi 30mila appartamenti del Comune e quasi 40mila della Regione. Le nostre case meritano grandi interventi di rigenerazione. E il teleriscaldamento. Collegare la centrale elettrica di Cassano di A2A con Milano portando calore “pulito” a 150mila famiglie». 

 

 

Non crede che questa valanga di soldi senza precedenti sia un’occasione unica per colmare una volta per tutte il gap tra Nord e Sud dell’Italia?

«Certo, ma non saranno soldi a pioggia, dei 209 miliardi solo un’ottantina saranno a fondo perduto. Quindi ci vorranno progetti precisi, significativi, su cui poi si deve dimostrare che c’è un ritorno».

giuseppe sala in tribunale 1

 

 

Intanto, Milano riparte. La città è pronta?

«È necessario provare, per vedere se il sistema regge. Abbiamo lavorato sugli orari di uffici, di negozi, c’è stata una manifestazione di buona volontà da Confcommercio. Noi ci proviamo».

 

 

La cultura e lo spettacolo sono le cenerentole di questa pandemia. Come aiutare a far ripartire anche loro?

«La cultura è stata molto penalizzata e mi lascia perplesso ritenere che, per esempio, i musei siano luoghi poco sicuri. Quindi intanto sacrosanto dare il ristoro in maniera corretta, cosa in cui sono dubbioso. D’altronde uno dei motivi per cui vale la pena vivere in città è proprio la cultura, non certo per lavorare, come dimostra lo smart working».

 

 

Lei però lo aveva stigmatizzato.

«Io mi sono espresso sullo smart working in un modo che non si poteva sentire proprio».

 

 

Sindaco, le era “scappata la frizione”?

giuseppe beppe sala manifestazione antirazzista milano

«Sì, ma ero animato da una sincera preoccupazione: quando si tornerà qualche azienda potrebbe approfittarne per far rientrare meno persone. E poi la constatazione che esistono lavori da ufficio routinari, quindi perché si dovrebbe privilegiare un dipendente di Milano rispetto a uno di Tirana o Bucarest (per dire due città dove molti parlano italiano) dove il lavoro costa meno? Avrei quindi dovuto dire “tornate a presidiare le vostre scrivanie fino a che non si è regolamentato lo smart working”».

 

 

Lei ha educato Milano al bello. Sarà difficile continuare su questa linea?

giuseppe sala

«Milano piaceva perché è in grado di associare passato con modernità. È chiaro che Roma è immensamente più bella di Milano, ma non ha un’offerta che va dal Duomo fino allo skyline o alle tendenze di moda e di design. Milano tornerà grande se riuscirà a lavorare su questi due piani».

 

 

Le sta mancando di più il teatro, il cinema o i concerti? 

«Il cinema anche se mi sono scoperto grandissimo fruitore di serie tv. Due serie tedesche tra le ultime che ho visto, sono Dark e Deutschland. Apprezzo molto le serie celebri come La casa di carta ma vado a cercare serie un po’ folli». 

 

 

Tipo? 

GIUSEPPE SALA

«Trotsky in lingua originale russa sottotitolata in italiano, dato che non conosco la lingua. E con questo mi farò ridere dietro ma pazienza».

 

 

E la discussa SanPa?

«Non ancora ma la vedrò anche perché qualche anno fa andai a San Patrignano, nel periodo di Muccioli figlio, e mi aveva molto impressionato la grande organizzazione». 

 

 

Tornando a Milano, l’opposizione la accusa di avere dimenticato le periferie e la sicurezza a favore delle esigenze dei milanesi “di Area C”.

«Milano è una serie di periferie, su alcune abbiamo lavorato bene su altre meno bene, ma abbiamo lavorato. Un esempio, il Corvetto, quartiere a Sud di Milano, dove stiamo traslocando mille dipendenti nei nuovi uffici. E dove c’è un cavalcavia che ha fatto il suo tempo e su cui sarei voluto già intervenire, cosa che farò nel prossimo mandato. Io ho vissuto a Roma e a Torino per lavoro e dico bisogna conoscerle le periferie. L’opposizione lavorerà sui soliti temi: sicurezza, immigrazione e periferie. Vedremo chi convincerà i milanesi. Credo vincerà non tanto chi è capace di citare il problema, ma chi è credibile nel risolverlo».

GIUSEPPE SALA

 

 

Per questo si ricandida? 

«Sì, credo di essere credibile con la mia storia personale. Io sono sempre stato uomo del fare. Ho fatto il dirigente d’azienda, ho fatto Expo; li lascio divertire quando dicono che faccio l’influencer... Ma insomma, prima ero troppo manager adesso sono troppo influencer? Decidetevi».

 

 

Azione di Carlo Calenda le ha dato il suo appoggio e lei ha espresso parole di stima. Come vede la sfida di Roma? Cosa deve fare il Pd?

GIUSEPPE SALA

«Roma ha problemi più radicati di Milano come trasporto pubblico e i rifiuti, su questi temi Roma è più indietro. In un’altra fase storica Roma era avanti. Veltroni mi diceva che ora si parla di “modello Milano”, in passato si parlava di “modello Roma” e Milano seguiva. A Roma servono persone che affrontino con energia queste problematiche e Carlo Calenda da ministro questa energia la ha mostrata. Certo il Pd deve fare i conti con la ricandidatura di Virginia Raggi e non ultimo l’evoluzione del governo... Io mi limito a osservare che la candidatura di Calenda è interessante».

 

 

A proposito di 5 Stelle a Roma e a Torino non c’è dialogo con il Pd. A Milano come è la situazione?

giulio gallera fuori dai confini del comune con gli amici runner

«La differenza di visione tra la mia coalizione e i 5 Stelle è ancora significativa, per cui è meglio ci si presenti per conto proprio. Ma i rapporti con i grillini a Milano sono realisticamente buoni, ci si confronta con rispetto e sono stato tra i primi a dire guardiamo al loro mondo con interesse».

 

 

Quali sono i progetti che non ha compiuto e che rimpiange?

«I Navigli. Era un progetto costoso ed è stato “sacrificato” perché ci siamo concentrati sulle periferie. Avrebbe potuto cambiare molto l’impatto visivo di Milano».

 

 

Ultima domanda: qual è l’immagine che le è rimasta negli occhi del 2020?

«Pensando all’Italia, la lunga fila di camion militari di Bergamo che nella notte portavano le bare. A Milano, la Galleria Vittorio Emanuele deserta. Nei mesi duri di lockdown vivevo chiuso a Palazzo Marino. Ogni tanto uscivo e facevo due passi fino all’imbocco della Galleria. Ecco, l’immagine di quello spazio deserto me la porto dentro».

zingaretti calenda

 

 

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