europa lobby parlamento europeo soldi qatargate

ATTENZIONE: IL GIRO DI TANGENTI DEL QATAR-GATE POTREBBE ESSERE SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG (LEGGI MANCE) – DALLA FAMOSA CENA NEL 2010 TRA IL PRESIDENTE FRANCESE SARKOZY, L'EMIRO AL THANI E MICHEL PLATINI È ARRIVATO IN EUROPA UN FIUME DI SOLDI PROVENIENTI DAL PAESE DEL GOLFO – A QUESTO PUNTO È LECITO CHIEDERSI CON QUALE INDIPENDENZA LA FRANCIA HA PRESO SCELTE POLITICHE CHE HANNO CAMBIATO LE SORTI DEL MEDITERRANEO E PURE QUELLE DEL NOSTRO PAESE? LE RISPOSTE POTREBBERO ESSERE IN UNA CHIAVETTA USB DI UN LOBBISTA ARRESTATO A DOHA…

Claudio Antonelli per “la Verità”

 

banconote sequestrate a pier antonio panzeri e eva kaili

Lo scorso settembre, a meno di due mesi dall'avvio dei Mondiali di calcio in Qatar, un lobbista e imprenditore franco-algerino, Tayeb Benabderrahmane, ha potuto far rientro a Parigi dopo quasi due anni di detenzione a Doha. Per la precisione era già stato rilasciato dal carcere duro a luglio, ma non gli era stato consentito il rimpatrio prima di firmare un accordo di segretezza e organizzare uno scambio di chiavette Usb contenenti video e documenti segreti. Difficile sapere che ci fosse dentro.

 

Dalle inchieste giornalistiche di Liberation, le ipotesi emerse sarebbero due. Materiale ricattatorio nei confronti del presidente del Psg, Nasser Al-Khelaifi, nonché stretto amico dell'emiro del Qatar, oppure informazioni di natura più ampia e quindi in grado di dipanare una rete incredibile di corruzione partita dal Qatar e arrivata fino a Parigi, dove avrebbe messo radici stabili.

ANTONIO PANZERI

 

Le versioni potrebbero essere entrambe vere. La prima giustificherebbe le accuse del presidente del Paris Saint-Germain che, tramite gli avvocati, avrebbe denunciato un ricatto da circa 100 milioni di dollari. La seconda aprirebbe una strada ben più complicata che andrebbe a intrecciarsi con l'inchiesta che ha già portato in tribunale l'ex presidente Nicolas Sarkozy, condannato nel 2021 in primo grado di giudizio a un anno di carcere per presunto finanziamento illecito.

 

Nel 2010, il 23 novembre per l'esattezza, l'ex capo dell'Eliseo tenne una cena con l'emiro Hamad Al Thani, Michel Platini e Sebastien Bazin, all'epoca proprietario del Psg. Da quell'incontro la posizione della Francia è cambiata in sede Fifa. E guarda caso, dopo il voto a favore dei Mondiali da tenersi in Qatar, il fondo sovrano di Doha ha portato a casa l'acquisizione della celebre squadra parigina. Non solo. Da lì è scattata una larga pianificazione di investimenti (quelli immobiliari tutti defiscalizzati) dalle quote in Total fino al gruppo Lagardere, passando alla riqualificazione delle banlieue e borse di studio per siriani da ospitare direttamente alla Sorbona.

HAMAD AL THANI E SARKOZY

 

A dare il benestare all'accordo, che come contropartita aveva una forte defiscalizzazione degli investimenti immobiliari qatarioti in Francia, fu inizialmente Sarkozy. Poi Hollande mise il sigillo su tutto. «L'Aneld - associazione nata sull'onda della vittoria di Obama nel 2008, che raggruppava esponenti politici locali di seconda generazione - oggi tace ma il problema dell'infiltrazione dei fondi qatarioti rimane.

 

Quei fondi hanno penetrato strati che vanno ben oltre quelli superficiali della finanza e dei conti economici, questo è il problema», si legge in un articolo di approfondimento di Le Monde. Restano le parole del presidente dell'Aneld, Kamel Hamza, pronunciate nel 2012, come segno di inadeguatezza e di incapacità di leggere i tempi, se non peggio: «Il tasso di disoccupazione giovanile in certe zone urbane sensibili raggiunge il 40%. Non capisco perché il Qatar non ci dovrebbe aiutare».

 

QATARGATE

Pubblicamente, nessuno chiese che cosa Doha avrebbe chiesto in cambio. Pubblicamente, nessuno continua a chiederlo. Nemmeno a Emmanuel Macron, che è andato in scia ai suoi due predecessori e che è riuscito a sfruttare i rapporti con Doha per piazzare commesse militari di ingente valore. Alla luce, però, delle inchieste giudiziarie che in questi giorni stanno toccando i socialisti europei e il Pd-Articolo Uno italiano, è obbligo chiedersi che cosa succederà alle inchieste giudiziarie al momento soffocate in Francia.

 

FRANCESCO GIORGI EVA KAILI

E, inoltre, è obbligo chiedersi con quale indipendenza la Francia abbia preso scelte politiche che hanno cambiato le sorti del Mediterraneo e pure quelle del nostro Paese. Basta seguire la scansione temporale. Tra marzo e ottobre del 2011 una compagine internazionale guidata da Sarkozy e sostenuta dal dem Obama depone e poi fa uccidere Muhammar Gheddafi. Si apre la strada alle cosiddette primavere arabe e alla corsa della Fratellanza musulmana, la stessa sostenuta da Doha. Mentre si disgregano i nostri interessi e si rompono gli equilibri storici anche in Tunisia ed Egitto, l'avanzata qatarina non ha rivali.

 

EVA KAILI CON IL VELO

Nel frattempo all'Eliseo cambiano ben due inquilini, ma quando nel 2019 in Libia siamo a un nuovo punto di svolta e c'è la possibilità di cambiare le carte in tavola, Doha sfodera un nuovo asso nella manica. L'amicizia nata a partire dal 2014 con gli esponenti piddini italiani, alias Matteo Renzi. Così, nonostante i progetti di Khalifa Haftar fossero noti a tutti gli osservatori internazionali, in Europa si è mossa solo la Francia, che per settimane ha aiutato militarmente l'esercito di Bengasi alla conquista del Fezzan. L'Italia è rimasta a osservare, e si è trovata schiacciata tra diverse coalizioni con l'unica possibilità di scegliere il male minore. Mezzo mondo stava con Haftar e solo la Mogherini e l'Onu sostenevano Tripoli.

 

MACRON CONSOLA MBAPPE DOPO LA SCONFITTA CONTRO L ARGENTINA IN FINALE AI MONDIALI

Roma non poteva certo schierarsi con la Russia, anche se gli Usa si erano defilati e il Qatar controllava le nostre mosse promettendo altri soldi e investimenti in Italia. Un'eredità che ci portiamo avanti dai governi Renzi e Gentiloni, ma che nemmeno i successivi esecutivi sono riusciti a spezzare. Risultato? Gli investimenti di Doha hanno sicuramente influenzato la storia d'Europa. C'è, quindi, il rischio che le presunte tangenti alle Ong modello Panzeri siano solo una avvisaglia. Se così fosse ne sarà travolta anche la Francia e tutta la filiera socialista che fino a oggi ha sostenuto quella parte di mondo arabo. Vedremo come si muoveranno gli Usa. Potrebbero anche avere qualche registrazione nel cassetto in grado di ribaltare l'equilibrio del Parlamento Ue. Più Ecr, una spruzzata di Ppe e per un decennio socialisti in freezer. E fine della carriera di Macron.

SARKOZY PLATINI E HAMIM AL THANISARKOZY 6sarkozy al thaniSARKOZY E HAMAD AL THANI HAMAD AL THANI E SARKOZYSARKOZY E HAMIM AL THANIANTONIO PANZERI

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)