mario draghi recovery plan fund

AUTUNNO DI FUOCO PER LA MAGGIORANZA - I PARTITI CHE SOSTENGONO IL GOVERNO DRAGHI HANNO GIÀ COMINCIATO A LITIGARE SUI DOSSIER CHE CONTANO, CIOÈ QUELLI ECONOMICI. MA “MARIOPIO” LI RIMETTERÀ IN RIGA DOPO LA PAUSA ESTIVA. LE PRIORITÀ DI PALAZZO CHIGI SONO IL FISCO E LA LEGGE SULLA CONCORRENZA, CHE SONO IN RITARDO SULLA TABELLA DI MARCIA DEL RECOVERY PLAN. E PER INCASSARE LA SECONDA RATA DA 24 MILIARDI DALL’EUROPA I TEMPI SONO STRETTI. SALVINI, LETTA E CONTE DOVRANNO FARSENE PRESTO UNA RAGIONE…

Luca Monticelli per “La Stampa”

 

ENRICO LETTA MATTEO SALVINI

Sarà l'effetto del semestre bianco, con il Capo dello Stato privo del potere di sciogliere le Camere, o della campagna elettorale per le comunali del 3-4 ottobre.

 

Fatto sta che nella maggioranza si litiga su tutto: una rissa continua che non è stata sedata né dalla pausa a cavallo di ferragosto, dopo le tensioni sulla giustizia, né dalla crisi in Afghanistan.

 

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

Alla ripresa a settembre si preannunciano tanti temi ad alta conflittualità politica che il Parlamento si troverà ad affrontare, soprattutto sono le partite economiche che rischiano di alimentare nuove scosse nel governo.

 

ALESSANDRA TODDE

Le priorità che Palazzo Chigi deve portare a casa al più presto sono il fisco e la legge sulla concorrenza, due riforme in ritardo sulla tabella di marcia del Pnrr. E per incassare la seconda rata dall'Europa (un bonifico da 24 miliardi a fine dicembre) i tempi sono sempre più stretti. Un altro tassello fondamentale per l'attuazione del Recovery è la segreteria tecnica presso Palazzo Chigi che dovrà supportare le attività della Cabina di regia.

 

ANDREA ORLANDO - PH LAPRESSE

Ieri è stata indicata la coordinatrice: Chiara Goretti, economista che fa parte dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Le nomine delle altre strutture dovrebbero arrivare a breve, partiti permettendo. Fu proprio la task force incaricata di gestire i soldi di Bruxelles a incagliare Giuseppe Conte, costretto poi a dare le dimissioni da premier.

 

Ma i nodi sono davvero tanti. Il tavolo sul lavoro va a rilento, il disegno del sistema di ammortizzatori sociali è fermo perché il Mef non ha ancora individuato la dote destinata a finanziare la riforma.

 

giuseppe conte al meeting di rimini 2

Il ministro Andrea Orlando ha convocato le parti sociali il 2 settembre e continua il pressing sui tecnici del Tesoro, pur smentendo le frizioni con Daniele Franco. Parallelamente alle tutele per dipendenti, autonomi e precari, c'è il discorso sulle politiche attive del lavoro. L'asse tra centrodestra e Italia viva contro il reddito di cittadinanza fa dire a Matteo Salvini che c'è «una maggioranza per abolirlo».

 

I 5 stelle non rinunceranno mai alla loro misura di bandiera, però il neo capo politico, Giuseppe Conte, ha aperto a possibili modifiche. Anche il Pd, in linea peraltro con la posizione espressa dal presidente Draghi, non ha alcuna intenzione di affondare il sussidio. Il problema del reddito è che sono i single i principali beneficiari con il 44% dei percettori totali, mentre le famiglie numerose sono appena il 7,7% dei nuclei con l'assegno.

MARIO DRAGHI ANDREA ORLANDO

 

Sicuramente si interverrà sulla scala di equivalenza per aiutare minori e poveri. L'alleanza giallorossa regge pure sulle delocalizzazioni. E' però da definire la bozza di decreto preparata da Orlando e dalla vice ministra Alessandra Todde, che Giancarlo Giorgetti ha criticato per non essere stato coinvolto. «Sono convinto che il governo troverà la giusta sintesi coinvolgendo le parti sociali», sottolinea Enrico Letta.

mario draghi

 

C'è l'accordo sui principi, ossia che le aziende in fuga dall'Italia non possano licenziare via Whatsapp, ma sulle sanzioni da comminare a chi non rispetta le regole, le distanze restano. Tutti contro tutti sulle pensioni, altra riforma da realizzare entro fine anno quando si esaurirà Quota 100. Ad accendere la miccia ancora una volta è il leader della Lega: «Se torna la Fornero bloccheremo le autostrade con i tir», promette Salvini.

 

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI

«Linguaggio violento, ricattatorio e irresponsabile», gli risponde il numero uno di Più Europa e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. Una strategia per sciogliere i nodi, senza arrivare allo scontro in Consiglio dei ministri, la suggerisce Sestino Giacomoni, deputato di Forza Italia, ex consigliere di Silvio Berlusconi e oggi presidente della commissione di Vigilanza su Cassa depositi e prestiti: «Settembre è alle porte e tanti dossier sono ancora lontani dall'essere chiusi. Serve un chiaro, vincolante accordo politico da parte delle forze che sostengono il governo Draghi. Perciò è bene - propone - istituire nel più breve tempo possibile dei tavoli per trovare la quadra sui singoli temi».

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