conte grillo ellekappa

AVVISATE CONTE E GRILLO: IL PRIMO PATTO DELLA SPIGOLA FU SIGLATO DA BERLUSCONI E FINI NEL 2009. E POI FINI’ A PIATTI IN FACCIA! – LA POLITICA DEL M5s CHE DOVEVA APRIRE IL PARLAMENTO "COME UNA SCATOLETTA DI TONNO" RISCHIA DI ESSERE PORTATA VIA DA UNA SPIGOLA, NEL MARE MAGNUM DEL DISCREDITO NON SI SA SE PIÙ ETICO O ESTETICO – MAZZANCOLLE, SARDINE E CROSTATE: QUEL (BRUTTO) VIZIO ITALIANO DI FARE POLITICA SEDUTI IN TRATTORIA...

conte grillo ristorante marina di bibbona

MARIO AJELLO per il Messaggero

 

Stavolta è la spigola, o il vermentino. Altre volte è stato il pesce azzurro, con il «patto delle sardine» più whisky e Coca Cola tra D'Alema, Buttiglione e Bossi che portò al ribaltone anti-berlusconiano nel 95. O intervennero i molluschi per il «patto delle vongole» nel 94.

 

O l'arancino che unì, in un ristorante di Catania, Salvini, Meloni e Berlusconi. O la pasta (non quella della vigilia del 18 aprile del 48 che nell'evocarla portò sfortuna alle sinistre che alla vigilia ironizzavano in rima: «Signor De Gasperi / adesso basta, / noi vinceremo, / senza la pasta!») ma i rigatoni che fecero riconciliare il Senatur con RomaLadrona nella «pax della pajata».

 

ELLEKAPPA VIGNETTA GRILLO CONTE

O, per andare più indietro, «il connubio delle mazzancolle» che al ristorante da Giggetto il Pescatore all'Acqua Acetosa venne siglato da Fanfani, Saragat e La Malfa e decise il tramonto del governo Tambroni. Insomma la politica a tavola s' è fatta sempre, e anche troppo. L'enogastronomia è un classico nel Paese che gli anti-politici amano chiamare, sbagliando, del magna magna, o dei forchettoni. Pessime espressioni populistiche. Davvero inascoltabili.

 

GIUSEPPE CONTE E BEPPE GRILLO A MARINA DI BIBBONA

FORMA E SOSTANZA E però, in nome di un decoro che la politica non deve mai perdere e nel rispetto di una forma che è sempre sostanza, non sarebbe preferibile che una questione di interesse nazionale assai profondo qual è quello della giustizia - che riguarda la vita e talvolta anche la morte delle persone, e quanti italiani sono stati spinti al suicidio o alla depressione o a grandi sofferenze a causa della lungaggine dei processi - non venisse discusso in un pranzetto di pesce tra un avvocato (del popolo?) e un comico, e parliamo di Conte e Grillo, in attesa dell'ammazzacaffè a due passi dalla spiaggia?

 

polverini bossi

IL PALAZZO E IL GENTISMO Da tanto tempo l'Italia del reality della politica fa folklore, punta allo spettacolo, cerca la scorciatoia del pop e dell'informale che confina con lo sbraco, e presume di avvicinare i cittadini al Palazzo (e invece li allontana ulteriormente) togliendosi le cravatte per scegliere la camicia a fioroni di Grillo, svestendosi degli abiti dell'ufficialità, imitando in modalità follower l'informalità della gente comune.

 

Insomma tradendo il proprio ruolo e il proprio status, rinunciando alla propria dignità in favore del gentismo, mostrando platealmente coltello e forchetta nei ristorantini e nelle trattorie tra selfie e foto (intorno alla tavola di Marina di Bibbona c'era un importante collaboratore del ministro degli Esteri a immortalare e propagandare la scena e la pax) invece di trattare questioni politiche rilevantissime nei luoghi istituzionali a queste deputati e nella riservatezza e concentrazione non spettacolare che è richiesta ad argomenti di enorme portata come la prescrizione.

conte grillo ristorante marina di bibbona

 

buttiglione d alema bossi

La leggerezza anche scenica, e la convivialità simil-vacanziera quando c'è da decidere su un piatto forte (la riforma Cartabia sì e la legge Bonafede no o viceversa?) rappresentano una mancanza di consapevolezza culturale rispetto ai problemi del Paese e alle esigenze dei cittadini che chiedono alla politica gravitas e contegno e non bicchierate e camicie fantasy, sghignazzi e clima da scampagnata (l'immagine dei due Giuseppe trasudava di voglia di tuffetto post-prandiale a dispetto della digestione in corso) e magari sotto il tavolo e dietro alla foto erano pronte maschere, pinne e guanti da sub per poi siglare dopo l'immersione un eventuale patto del cannolicchio.

d alema buttiglione

 

LA PRIMA SPIGOLA Oltretutto, la politica piatti & patti di solito non funziona. Basti pensare al primo «patto della spigola» (Conte e Grillo non sono stati neppure originali) che doveva stabilire la pace nel 2009 tra Berlusconi e Fini (nel menù anche carciofi) e poi sarebbe andata a finire a piatti in faccia.

 

Intanto il «patto della crostata», del 97, doveva essere - D'Alema dixit - la Grande Occasione per riformare l'Italia e viceversa si rivelò un fiasco a dispetto della gustosità del dolce preparato dalla signora Maddalena, moglie di Gianni Letta. E comunque, quell'accordo ebbe una dignità di gran lunga superiore a quello di Bibbona, se non altro per i personaggi coinvolti, tutti alti rappresentanti delle istituzioni, e non solo D'Alema presidente della Bicamerale e Berlusconi capo dell'opposizione ma anche il compianto Franco Marini e Sergio Mattarella.

 

d alema berlusconi

A sua volta, due anni prima, il «patto delle sardine» sembrò funzionare - Berlusconi fu defenestrato - ma si trattò soltanto di un'illusione: dopo la «traversata nel deserto» il Cavaliere tornò al potere più forte di prima. Ora la politica alla Conte e Grillo (ma anche quella di tanti altri) che doveva scardinare il Parlamento «come una scatoletta di tonno» rischia di essere portata via da una spigola, nel mare magnum del discredito non si sa se più etico o estetico. 

BERLUSCONI E FINI GIANNELLI VIGNETTA CONTE GRILLOmeme su giuseppe conte e beppe grilloBERLUSCONI E FINI

 

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?