vladimir putin  silvio berlusconi enrico letta

BERLUSCONI HA RICOMINCIATO A RACCONTARE BARZELLETTE E ORA NON SMETTE PIÙ – IL “BANANA” DICE CHE LA DIPENDENZA ENERGETICA DALLA RUSSIA NON È COLPA SUA, MA DEL PD: “LA SINISTRA HA PERMESSO CHE LA NOSTRA DIPENDENZA DAL GAS RUSSO SALISSE DAL 19, 9%, CHE È IL TOTALE QUANDO GOVERNAVAMO NOI, AL 45, 9% CON IL GOVERNO LETTA” – DAL PD LO AZZANNANO: “IL CAPO DEL PARTITO DEL GAS RUSSO IN ITALIA ABBIA LA DECENZA DI TACERE. SE OGGI IL GAS È UN PROBLEMA DI SICUREZZA NAZIONALE, LO DOBBIAMO ALLA LUNGA STAGIONE BERLUSCONIANA E A ALLA SUA AMICIZIA PERSONALE CON PUTIN”

Niccolò Carratelli per “La Stampa”

 

VLADIMIR PUTIN E SILVIO BERLUSCONI IN SARDEGNA NELL APRILE 2008

Se gli italiani resteranno al freddo senza gas, prendetevela con Letta e la sinistra. Silvio Berlusconi prova a scaricare sugli avversari la colpa di aver legato l'Italia mani e piedi al tubo che arriva dalla Russia. Il leader di Forza Italia, di fronte all'emergenza che abbiamo di fronte, sottolinea «le gravi responsabilità della sinistra, che ha permesso che la nostra dipendenza dal gas russo salisse dal 19, 9%, che è il totale quando governavamo noi, al 45, 9% con il governo Letta».

 

PAOLO SCARONI E SILVIO BERLUSCONI CON PUTIN

Che, a dirla tutta, è durato meno di un anno, dopo l'esperienza di Mario Monti e dopo l'ultimo governo presieduto proprio da Berlusconi. Il quale, però, attacca deciso: «Se questo inverno le nostre aziende saranno chiuse e le nostre famiglie saranno al freddo - dice - ci dovremo ricordare di chi ha messo in pericolo la nostra tranquillità domestica».

 

SILVIO BERLUSCONI E VLADIMIR PUTIN COL LIBRO DI Giancarlo Lehner

Già, ma chi? Dal Pd la reazione è furiosa: «Il capo del partito del gas russo in Italia abbia la decenza di tacere sulla dipendenza del nostro Paese da Mosca - replica Enrico Borghi - Il memorandum di rinegoziazione tra Eni e Gazprom fu sottoscritto in piena era Berlusconi regnante a Palazzo Chigi. Lui forse smentisce le direttive a suo tempo mandate all'azienda di Stato per rivedere il valore della materia prima? ».

 

Dal Nazareno la storia la raccontano in modo molto diverso: «Nella lunga stagione berlusconiana, a causa della spinta alla forte collaborazione con la Russia, all'insegna dell'amicizia personale tra Berlusconi e Putin, iniziò la fase della nostra subordinazione a Mosca. Se oggi il gas russo è un problema di sicurezza nazionale, lo dobbiamo ad Arcore e a quei governi».

 

enrico borghi

Un'amicizia, quella con il presidente russo, su cui ora l'ex premier tende a sorvolare, ma che in cuor suo sente ancora viva, come testimonia l'audio pubblicato dal Mattino di Padova, con le parole pronunciate in un collegamento con la sede regionale di Forza Italia: «Putin è stato forzato a intervenire dalla sua gente, dai suoi uomini e dal partito comunista, per difendere le repubbliche del Donbass dall'Ucraina».

 

Insomma, la guerra non è colpa dell'amico Vladimir, un po' come la dipendenza dal gas russo non è colpa sua. Chissà se Matteo Salvini condivide il ragionamento. Il leader della Lega definisce l'emergenza che stiamo affrontando «una guerra, perché non c'è qualche problemino con le bollette per cui bisogna trovare 2-3 miliardi - spiega ai microfoni di Rete 4 - Se la Russia chiude i rubinetti, come sta facendo, non esiste tetto, rimedio se non un intervento europeo come durante il Covid, di alcune centinaia di miliardi di euro».

PUTIN BERLUSCONI

 

Un Recovery fund energetico, quindi, per la verità già proposto più volte da Giuseppe Conte. Giorgia Meloni approva invece il price cap: «Sono d'accordissimo: abbiamo garantito al governo il massimo sostegno in una battaglia che consideriamo fondamentale», ha dichiarato ieri sera a margine di un incontro elettorale, definendosi «più ottimista rispetto ai giorni scorsi». E ha aggiunto: «Penso si possa lavorare a livello italiano per scollegare il prezzo dell'elettricità a quello del gas» .

BERLUSCONI PUTIN 4berlusconi putinvladimir putin con silvio berlusconi e i figli famiglia berlusconi con ljudmila putin putin berlusconi

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)