biden conte trump

PER BIDEN CONTE È UN PROBLEMA - JOE NON SCORDA L'ENDORSEMENT CHE HA RICEVUTO DA TRUMP. NON TRASCURA IL VIAGGIO CHE WILLIAM BARR, SEGRETARIO ALLA GIUSTIZIA, HA COMPIUTO A ROMA PER CHIEDERE AIUTO AI NOSTRI SERVIZI SEGRETI NELLA VICENDA DEL RUSSIAGATE. E FORSE NON È UN CASO CHE IERI IL ‘’WASHINGTON POST’’ ABBIA RIVELATO CHE TRUMP INTENDE DESECRETARE LE CARTE RIGUARDANTI QUELL'"AFFAIRE" - TUTTI QUESTI FATTORI COSTITUISCONO UNA DEBOLEZZA CHE SI IRRADIA ANCHE NEI RAPPORTI DI CONTE DENTRO L'UNIONE EUROPEA E CON I SUOI SINGOLI LEADER

Claudio Tito per la Repubblica

 

GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP

Stava per diventare un caso esplosivo. Uno vero e proprio schiaffo alla presidenza del consiglio. Giuseppe Conte era rimasto l' unico capo di governo europeo, tra i paesi fondatori dell' Ue, a non aver avuto ancora alcun contatto con il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden.

 

Ieri sera quella telefonata è arrivata. Un colloquio formale. Auguri, riferimento alle origini italiane della futura First Lady, «amicizia e alleanza » confermate e un impegno reciproco ad approfondire il rapporto. Partendo dal prossimo G20, dal ruolo dell' Ue e dagli accordi contro il cambiamento climatico. Una conversazione cordiale. Per il capo del governo italiano è stato un sollievo.

 

GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP

È convinto che il primo mattoncino del dialogo sia stato collocato. E quindi ora l' edificio può essere costruito.

Questo primo colloquio, però, non è una panacea. Perchè la sconfitta di Donald Trump è apparsa in questa fase come "il problema" del premier italiano nei suoi rapporti internazionali.

 

giuseppe conte donald trump 8

A testimoniarlo ci sono alcuni elementi evidenti, forniti dalla cronaca, e altri meno evidenti ma altrettanto importanti. È allora manifesta la circostanza che prima di chiamare Palazzo Chigi, il presidente eletto americano, ben quattro giorni prima, si sia messo in linea con il premier britannico, con la Cancelliera tedesca e con il presidente francese.

Tutti sentiti nello stesso giorno. Non una scelta casuale. Un modo per porli sullo stesso piano. Per indicare i Paesi considerati interlocutori privilegiati in Europa.

 

La politica americana, sempre pragmatica, è anche abituata a non dimenticare. E i "precedenti" di Conte sono altrettanto palmari. Sono stati un' arma a suo favore negli ultimi due anni ed ora appaiono come un boomerang. Lo staff "bideniano" che ha storicamente rapporti con il Pd (e in particolare con la parte più vicina alla componente proveniente dalla Margherita) non scorda l' endorsement che il premier italiano ha ricevuto da The Donald nell' agosto dell' anno scorso.

 

Trump Barr

Non trascura il viaggio che proprio negli stessi giorni William Barr, segretario alla Giustizia, ha compiuto a Roma per chiedere aiuto ai nostri servizi segreti nella ormai nota vicenda del Russiagate. E forse non è un caso che ieri il Washington Post abbia rivelato che Trump intende desecretare le carte riguardanti quell'"affaire". Non sottovaluta che l' Italia, durante l' esecutivo gialloverde, sia stata esentata da Trump - ponendola nell' elenco dei suoi favoriti - dall' embargo con l' Iran.

 

Tutti questi fattori costituiscono una debolezza che si irradia anche nei rapporti dentro l' Unione europea e con i suoi singoli leader. La prima rappresentazione plastica di questa fragilità si è materializzata appena 96 ore fa. Il vertice sulla sicurezza e l' immigrazione convocato da Macron ci ha banalmente escluso. Con lui c' era la Germania, l' Austria, l' Olanda e la Commissione europea. Era l' occasione per fare il punto sui recenti attentati in Francia e a Vienna.

JOE BIDEN SERGIO MATTARELLA

 

La nostra assenza assomiglia ad un' accusa: in primo luogo di non aver vigilato sul migrante sbarcato a Lampedusa e che poi si è reso protagonista dell' attentato di Nizza. Ma c' è qualcosa di più. Perchè in quel summit è stato assestato un altro schiaffo. Il "ritorno" al principio della responsabilità nella lotta all' immigrazione clandestina per i "paesi di primo ingresso". Ossia Italia, Spagna e Grecia. Sembrava superato ed ora - proprio ora - è tornato.

 

Queste scelte non avvengono a caso. Non sono nemmeno il frutto di una contingente irritazione. Sono semmai la somma di fattori che possono ridurre l' utilità marginale che nell' ultimo biennio ha aiutato il profilo dei governi Conte in politica estera. Il primo, appunto, l' immagine "trumpiana". O meglio la possibilità di assegnare al presidente del consiglio il ruolo di anello di congiunzione tra Washington e Bruxelles. L' alleato europeo, tra i soci fondatori, meno sgradito alla Casa Bianca.

 

SALVINI TRUMP

Il secondo può essere definito il "coefficiente Salvini". Il leader leghista è stato una specie di spauracchio nell' Unione. La frase che in tutte le cancellerie d' Europa (almeno quelle fedeli al progetto europeista) si pronunciava più spesso era: «Tutti, tranne lui». Quello spettro, però, adesso fa meno paura.

 

Ed ecco le conseguenze. Sta entrando in crisi un modello. Il premier è meno funzionale a livello internazionale e l' Italia è più irrilevante. Negli ultimi 25 anni non era mai capitato in maniera così eclatante. Con un elemento che complica ulteriormente la situazione. Conte non appartiene a nessuna delle grandi famiglie politiche europee. Non è del Pse, nè del Ppe (anche Berlusconi capì che non ne poteva fare a ameno) e nemmeno dei liberali. Se nel nostro Paese questo aspetto non emerge, a Bruxelles è spesso determinante.

SALVINI TRUMP

 

La nuova Amministrazione statunitense, poi, con ogni probabilità chiederà un maggiore protagonismo dell' Ue nel Mediterraneo. Anche solo per frenare l' avanzare di Russia e Turchia in questa area: un pericolo non trascurabile per Biden.

 

Ma l' Italia rischia così di perdere ulteriore terreno in alcuni dei dossier più delicati: a cominciare da quello per noi cruciale della Libia per arrivare alla Siria ed ora al Nagorno.

«Ma quanto sarà poi grande questa Libia? Davvero sei volte l' Italia? Non pensavo», è stata la frase che solo un paio di anni fa Trump pronunciò incontrando un autorevole esponente del governo italiano.

JOE BIDEN SERGIO MATTARELLA

 

Ecco, con il nuovo presidente Usa difficilmente si ascolteranno queste sorprendenti domande. Per questo Conte ha bisogno di correre ai ripari. Cercherà un "mediatore" per evitare che la marginalità internazionale si trasformi in trascurabilità politica. In condizioni simili, questo ruolo in passato se lo è assunto il Quirinale. Il presidente del consiglio proverà a bussare a quella porta.

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)