giorgia meloni vincent bollore

BOLLORE' ALLA FIAMMA! - GIORGIA MELONI VUOLE UNA RETE UNICA PUBBLICA. E QUESTO SIGNIFICA SFILARLA A UNA SOCIETA’ PRIVATA, CIOE’ TIM, PRIMO AZIONISTA COL 24% LA FRANCESE VIVENDI – “LA STAMPA”: “QUANDO MELONI DICE CHE ‘'LA RETE DEVE ESSERE PUBBLICA'’ ESCLUDE LA POSSIBILITÀ CHE NELL’AZIONARIATO CI SIANO SOGGETTI STRANIERI? LA RISPOSTA A QUESTA DOMANDA È DECISIVA AI FINI DELLA FATTIBILITÀ DELL’OPERAZIONE - LA RETE UNICA NON È MAI NATA PERCHÉ COSTA CARISSIMA A CHIUNQUE VUOLE REALIZZARLA: BOLLORÉ, BONTA' SUA, L’HA VALUTATA FRA I 31 E I 34 MILIARDI, PIÙ O MENO IL VALORE DELL’ULTIMA LEGGE FINANZIARIA…”

Alessandro Barbera per “La Stampa”

 

il video di giorgia meloni contro il reddito di cittadinanza 4

«E non si dica, come farà la sinistra, che siamo statalisti, perché il loro mito, Macron, nazionalizzò i cantieri di Saint Nazaire per evitare che finissero in mani italiane...».

 

Mancano meno di quaranta giorni al voto. Le alleanze sono fatte, le liste quasi, e i leader sono costretti a discutere di cose serie. Gli occhi e le orecchie degli investitori sono tutti su uno di loro: la candidata premier Giorgia Meloni.

 

Chi maneggia soldi fra Wall Street, Londra, Francoforte e Parigi non ha tempo da perdere con le alchimie dei sondaggi. Per loro lo scenario che conta è quello più probabile e meno prevedibile nelle conseguenze.

 

E così la più giovane ministra della storia repubblicana (ne aveva 31 quando Silvio Berlusconi nel 2008 la scelse per occuparsi delle nuove generazioni) ha iniziato per tempo la campagna di accreditamento internazionale.

 

letta macron

Un po’ per via dell’alta concentrazione di finanza, un po’ per la tradizione euroscettica, un po’ perché si tratta dell’unico grande Paese atlantico governato dalle destre, la Meloni si fa notare soprattutto Oltremanica.

 

Ieri la prima pagina del settimanale conservatore The Spectator era dedicata a lei. «Se fossi britannica sarei una Tory. Ma sono italiana. Se fossi fascista direi che sono fascista. Invece non ho mai parlato di fascismo perché non lo sono». Passiamo ad altro, dunque: che fare una volta varcata la soglia di Palazzo Chigi? Qui Meloni si affida a messaggi in parte rassicuranti (per chi investe) in parte meno.

 

open fiber 2

La si potrebbe definire una ricetta moderatamente autarchica, in una fase storica in cui il nazionalismo economico è nelle corde di molti. L’uso della cosiddetta Golden power, ad esempio: Mario Draghi l’ha fatta valere più volte per evitare acquisizioni per mano cinese di aziende tecnologiche. Meloni a Radio24 si dice sicura di estenderla. «Io sono per la difesa delle nostre produzioni, dei marchi e delle infrastrutture strategiche».

 

vincent bollore emmanuel macron

Cosa sia strategico e cosa no la leader di Fratelli d’Italia non lo precisa. La parola «infrastrutture» lascia intendere la volontà di allargare di parecchio il perimetro degli ultimi governi. Che fra queste ci debba essere la sempre più disastrata ex compagnia di bandiera, è noto.

 

Di certo fra le «infrastrutture» da difendere andranno incluse le reti di telecomunicazioni, e su questo sarà in continuità con il passato. «Quello è un dossier delicato, si rischiano importanti oscillazioni. La posizione di Fratelli d’Italia è avere una rete unica, come in tutte le grandi democrazie, pubblica e non verticalmente integrata.

 

Quindi bisogna scorporare la proprietà della rete, che non è privata da nessuna parte (sostanzialmente vero, ndr), dalla vendita del servizio. Un’infrastruttura strategica non può essere lasciata in mano ai privati, soprattutto se stranieri».

 

open fiber 3

Qui occorre spiegare un po’ di cose. La prima: il progetto è quello di cui si discute da anni. Oggi la rete è sotto il controllo di Tim (privatizzata nel 1998), che ne ha il controllo. Nel frattempo il governo Renzi ha lanciato, con il sostegno di Enel, una seconda rete in concorrenza, Open Fiber.

 

Il primo passo è stato l’ingresso nell’azionariato della società privatizzata di Cassa depositi e prestiti la quale, nei piani più recenti, dovrebbe acquisire il controllo delle reti di Tim e Open Fiber insieme ai fondi di investimento Kkr e Macquarie.

 

Quando Meloni dice che «la rete deve essere pubblica» esclude la possibilità che nell’azionariato ci siano soggetti stranieri? La risposta a questa domanda non c’è, ma è decisiva ai fini della fattibilità dell’operazione. La rete unica non è mai nata è perché costa carissima a chiunque vuole realizzarla: il socio numero uno di Tim (il finanziere francese Vincent Bolloré) l’ha valutata fra i 31 e i 34 miliardi, più o meno il valore dell’ultima legge Finanziaria.

 

GUIDO CROSETTO - ATREJU

Fratelli d’Italia non ha fin qui presentato un suo programma economico, se non quello (generico nei dettagli) dell’intera coalizione di centrodestra, e dunque occorrerà attendere gli eventi.

 

Nel frattempo più prosaicamente Meloni promette dell’altro: l’introduzione di un obbligo di fidejussione bancaria verso tutti gli imprenditori «non comunitari» a garanzia del pagamento delle tasse in Italia. «Non permetteremo più il gioco dell’apri e chiudi di chi agisce nell’illegalità». Sembra un chiaro riferimento alle attività commerciali di origine cinese.

 

2 - RICETTA CHE IGNORA LA CONCORRENZA E RISCHIA DI COSTARE CARO AGLI ITALIANI

Estratto dell’articolo di Stefano Lepri per “la Stampa”

 

open fiber 5

Diceva ieri ad esempio Guido Crosetto, gran consigliere di Giorgia Meloni, che in Italia quattro operatori telefonici sono troppi. Perlopiù gli economisti ritengono che l'accesa concorrenza fra le società di telecomunicazioni abbia abbassato le tariffe, a vantaggio dei cittadini. Ma qui la logica è diversa: dare priorità alle aziende tricolori. […] Ma cosa può rafforzare le aziende da promuovere come campioni dell'Italia? Probabilmente, rassegnarsi a pagare di più i loro servizi.

 

Crosetto Meloni

Oppure, per mantenere italiana una azienda importante, si può continuare ad accollarne le perdite al contribuente, come nel caso di Ita Airways, che peraltro interessa assai meno agli altri due partiti del centrodestra.

 

[…] Il prestigio nazionale ha dei costi, alcuni evidenti, altri meno, che secondo Fratelli d'Italia vale la pena di sopportare. Il «Made in Italy» va protetto dagli stranieri, si tratti di affermati imprenditori francesi o tedeschi (nel mercato unico europeo, a rigore, nostri connazionali) o di bottegai bengalesi o maghrebini, accusati di mettere in difficoltà le piccole imprese italiane.

 

FdI parla quasi sempre di «svendita» quando i compratori parlano un'altra lingua: anche nel caso recente delle Autolinee Toscane, che si sono aggiudicate con gara l'intera rete autobus della regione, e appartengono alla Ratp, l'efficiente azienda pubblica francese del metrò di Parigi. Se la qualità del servizio possa migliorare o no appare problema secondario.

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA

 

Come Giorgia Meloni ha ripetuto ancora ieri, le aziende a controllo italiano sono «gioielli di famiglia» pur se fanno acqua come Ita; vengono definite «strategiche» anche quando operano in settori di scarsa importanza, o perlomeno «fondamentali» (termine usato a proposito delle Autolinee Toscane da Paolo Marcheschi, capogruppo FdI al consiglio regionale). Dove arriva lo straniero, si sospetta la fregatura; anche quando l'orgoglio patriottico potrebbe essere lusingato. […]

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?