BRUNETTA RIMETTE IL GUINZAGLIO AI DIPENDENTI PUBBLICI - RIDOTTO LO SMART WORKING, IL MINISTRO RICHIAMA GLI STATALI IN UFFICIO: SALTA LA SOGLIA MINIMA DEL 50% DI PERSONALE AL LAVORO DA CASA, LIBERTÀ DI ORGANIZZAZIONE PER OGNI SINGOLO ENTE - SECONDO IL MINISTRO SARÀ “GARANTITA LA SICUREZZA, IL CTS È D'ACCORDO”. MA LA CGIL SI INCAZZA: “SAREBBE MEGLIO NON METTERE UN INTRALCIO SUL PERCORSO DELLA CONTRATTAZIONE APPENA AVVIATO”

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Paolo Baroni per “La Stampa

 

renato brunetta mario draghi renato brunetta mario draghi

Per il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta è un altro importante segnale di «ritorno alla normalità» che il governo vuole dare: da maggio, ovvero da lunedì prossimo, tutti gli uffici pubblici tornano infatti a riempirsi di personale.

 

Salta infatti la soglia minima del 50% per lo smart working che, un anno fa, in pieno lockdown aveva visto ben 2 milioni di impiegati e addetti dei ministeri, di enti pubblici, Comuni e Regioni lavorare da casa (assieme ai 5 del settore privato), con punte che sfioravano il 90% nella Pa centrale.

 

RENATO BRUNETTA RENATO BRUNETTA

«Fino alla definizione della disciplina del lavoro agile nei contratti collettivi del pubblico impiego, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021 - è scritto nel nuovo decreto proroghe approvato ieri dal Consiglio dei ministri - le amministrazioni pubbliche potranno continuare a ricorrere alle modalità semplificate relative al lavoro agile, ma sono liberate da ogni rigidità».

 

In pratica ogni ente potrà organizzarsi come meglio crede, in piena autonomia. Brunetta assicura che l'operazione è «concordata con il Comitato tecnico-scientifico e compatibile con le esigenze del sistema dei trasporti», e avverrà «in piena sicurezza».

 

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«Facciamo tesoro della sperimentazione indotta dalla pandemia e del prezioso lavoro svolto dalla ministra Dadone - sottolinea - per introdurre da un lato la flessibilità coerente con la fase di riavvio delle attività produttive e commerciali che stiamo vivendo e dall'altro lato la piena autonomia organizzativa degli uffici».

 

Nuovi piani col digitale

A partire da lunedì, dunque, e fino a tutto dicembre, le amministrazioni pubbliche potranno ricorrere allo smart working a condizione che assicurino la regolarità, la continuità e l'efficienza dei servizi rivolti a cittadini e imprese.

 

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Quindi a regime, dall'inizio del prossimo anno, la norma conferma l'obbligo per le amministrazioni di adottare entro il 31 dicembre di ogni anno i Piani organizzativi del lavoro agile (Pola), riducendo però dal 60% (indicato in passato dalla ministra Dadone) al 15% la quota minima dei dipendenti che possono andare in smart working per svolgere funzioni coerenti col lavoro agile.

 

In prospettiva però anche i «Pola» sono destinati a cambiare nome e ad evolversi per diventare a tutti gli effetti dei «piani di riorganizzazione», Brunetta preferisce parlare di «reingegnerizzazione», degli uffici pubblici puntando a quella svolta digitale prevista dalla riforma già messa in cantiere grazie agli investimenti del Recovery plan.

 

Il nodo dei nuovi contratti

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La novità annunciata dal governo, ieri, è però piombata nel bel mezzo della trattativa tra l'Aran ed i sindacati per il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali contratto che, tra le altre cose, dovrebbe regolare questa materia (dal diritto alla disconnessione sino ai ticket restaurant) ed anzi avere proprio lo smart working come novità principale. E questo fatto ha irritato non poco la Cgil.

 

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In una nota la Funzione pubblica sostiene che «appare in contraddizione promuovere la flessibilità di definizione delle percentuali dello smart working in base alle esigenze delle amministrazioni con l'introduzione di limiti individuati per decreto, quando in queste ore Aran apre la strada alla contrattualizzazione».

 

Quindi la stoccata a Brunetta, che da un lato «riconosce che è sbagliato imporre per legge soglie minime o massime di lavoratori che le amministrazioni potranno mettere in lavoro da remoto, perché limiterebbe la flessibilità organizzativa di cui le amministrazioni pubbliche, molto diverse tra loro, hanno bisogno», e poi però «impone una soglia al ribasso del 15%. Sarebbe meglio, visto che si sta parlando di norme a regime - conclude la Fp Cgil in una nota - non mettere immediatamente un intralcio sul percorso della contrattazione appena avviato. Altrimenti il ministro commette un ulteriore autogol rispetto alla volontà dichiarata di voler chiudere i contratti pubblici in fretta».

 

Polemica con la Cgil

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Immediata la replica del Dipartimento Funzione Pubblica: «Nessuna contraddizione tra norme e contratto, anzi la flessibilità organizzativa che chiede la Cgil è rafforzata proprio dalla norma del decreto proroghe che elimina la soglia minima e lascia libere le amministrazioni di organizzarsi» come meglio credono.

 

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