sergio mattarella mario draghi quirinale

A BRUXELLES TIFANO PER IL “VIRUS QUO” – LE FIGURE ISTITUZIONALI DELL’UE NON FANNO COMMENTI UFFICIALI SUL VOTO PER IL QUIRINALE, MA FANNO FILTRARE LA LORO PREFERENZA PER LA CONTINUITÀ. LA SOLUZIONE CONSIDERATA OTTIMALE SAREBBE UNA CONFERMA DI MATTARELLA, CON DRAGHI A PALAZZO CHIGI – IL CAPO ECONOMISTA DI GOLDMAN SACHS PER L’EUROPA, JARI STEHN: "IL RECOVERY È PRIORITARIO. OGNI INCERTEZZA PUÒ AVERE UN EFFETTO NEGATIVO SULLA RIPRESA ECONOMICA…”

1 - LE PAURE DI BRUXELLES

Marco Bresolin per "La Stampa"

 

mario draghi sergio mattarella

Crisi di governo. Instabilità politica. Ritardi sul Recovery Plan. Stallo delle riforme attualmente in discussione al tavolo Ue e dunque insuccesso del semestre di presidenza francese. Con anche possibili ripercussioni sulla corsa di Emmanuel Macron all'Eliseo. A Bruxelles e nelle principali capitali europee si guarda al voto italiano per il Quirinale con parecchio timore.

 

E quella descritta qui sopra è la sequenza dell'effetto domino che potrebbe scatenarsi in caso di rottura del fragile equilibrio che regge l'attuale coalizione guidata da Mario Draghi. Nella domenica pre-voto, Ursula von der Leyen è nel suo ufficio al tredicesimo piano del Palazzo Berlaymont, «impegnata sul dossier ucraino» dicono i suoi.

mario draghi ursula von der leyen

 

Ai piedi dell'edificio, nella rotonda Schuman, si scatena la guerriglia tra la frangia violenta del corteo anti-restrizioni sanitarie e la polizia. Il palazzo del Seae, il "ministero degli Esteri" dell'Ue, viene preso d'assalto e gli agenti sono costretti a rifugiarsi al suo interno.

 

L'Alto rappresentante Josep Borrell compare in serata per un sopralluogo durante il quale condanna fermamente "l'insensata violenza e distruzione". Cercare di carpire un commento "on the record" ai vertici Ue sulla situazione italiana, anche al telefono, è un'inutile battaglia contro i mulini a vento.

BERLUSCONI WEBER

 

«Non parliamo per rispetto delle istituzioni di uno Stato membro» è la giustificazione ufficiale. L'unico a esporsi nei giorni scorsi, tra lo stupore di molti suoi colleghi, era stato Manfred Weber. Il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo si era speso per la candidatura di Silvio Berlusconi, senza peraltro portargli troppa fortuna.

 

L'attenzione sul voto romano è però altissima. E diverse figure istituzionali hanno già fatto filtrare la loro preferenza per uno scenario di continuità. La soluzione considerata ottimale è quella che vedrebbe il bis di Sergio Mattarella al Colle e la conferma di Draghi a Palazzo Chigi, ovviamente retto dalla stessa maggioranza.

 

sergio mattarella mario draghi quirinale by macondo

Ma c'è consapevolezza degli ostacoli a questa ipotesi. Per quanto nelle istituzioni Ue ci sia ancora una grande difficoltà a capire la politica italiana, il messaggio dell'attuale presidente della Repubblica è arrivato chiaro e netto anche qui. Si è «preso atto» della sua volontà di sottrarsi alla rielezione.

 

E dunque si ragiona sui possibili scenari alternativi. Ci sono due scuole di pensiero. La prima è - fatto quasi inedito - in linea con il pensiero di Salvini. «Togliere Draghi dalla presidenza del Consiglio sarebbe pericoloso».

 

ursula von der leyen sergio mattarella

Lo dice il leader della Lega e lo dicono in tanti anche a Bruxelles, convinti che le sfide alle quali è chiamato il governo italiano per rispettare gli impegni sottoscritti con la Commissione per l'attuazione del Recovery siano difficili persino per l'ex presidente della Bce.

 

«Figuriamoci per una figura di minor prestigio con un governo dimezzato» dice una fonte diplomatica. Meglio dunque che il premier resti dov' è e che i partiti trovino per il Quirinale qualcuno che metta d'accordo tutti, salvaguardando la tenuta della maggioranza.

MANFRED WEBER SILVIO BERLUSCONI ANTONIO TAJANI

 

Ma chi contesta questa lettura sostiene che - a un anno dal voto - la forza riformatrice di Draghi perderebbe comunque vigore. Per questo c'è una seconda scuola di pensiero che prova a guardare a un orizzonte di medio-lungo periodo e ritiene che la via d'uscita migliore sia la salita di Draghi al Quirinale.

 

La sua presenza sul Colle più alto, nelle vesti di capo dello Stato che deve nominare il prossimo presidente del Consiglio (e almeno altri due, dopo le elezioni del 2023 e dopo quelle del 2028), è la miglior garanzia per evitare che il Paese finisca fuori strada. A quel punto però bisognerebbe trovare nell'immediato un sostituto in grado di guidare la macchina del Recovery.

mattarella e gentiloni

 

Tra le persone che saprebbero come tenere le mani sul volante, è opinione diffusa negli ambienti Ue, c'è Paolo Gentiloni. Il commissario all'Economia non ha trascorso la domenica a Bruxelles. È a Roma, ma solo perché oggi terrà un intervento alla Cattolica. Già stasera dovrebbe tornare nella capitale belga, visto che domani è atteso in audizione alla commissione Affari Economici del Parlamento europeo.

 

mario draghi ursula von der leyen 2

2 - JARI STEHN IL CAPO ECONOMISTA DI GOLDMAN SACHS PER L'EUROPA: "RECOVERY FUND PRIORITARIO PER I MERCATI RISCHI PER I BTP E ATTENZIONE ALL'INFLAZIONE"

Fabrizio Goria per "La Stampa"

 

«La priorità è il Recovery fund, gli investitori guardano in prevalenza alla sua piena, e rapida, attuazione». Così Jari Stehn, capo economista europeo della banca statunitense Goldman Sachs.

 

Oggi inizia la lunga corsa per il Quirinale. Cosa deve preoccupare i mercati finanziari? Ci potranno essere danni collaterali sui titoli di Stato o sul comparto azionario?

JARI STEHN - GOLDMAN SACHS

«Ciò che riteniamo fondamentale è l'effetto delle elezioni presidenziali sull'attuazione del Pnrr. Questo è il modo in cui gli investitori pensano a questa fase storica. Ogni frenata, ogni incertezza, può avere un effetto negativo sulla ripresa economica e sui numeri futuri della crescita del Pil.

 

Quindi, potrebbero esserci implicazioni anche per i prezzi di mercato degli asset circolanti. È questo l'angolo che gli investitori ritengono più importante».

 

Eppure pare ci sia una nuova percezione, positiva, intorno al Paese. Non è così?

mario draghi in conferenza stampa

«Le prospettive per l'Italia sembrano abbastanza sostenute, almeno nei prossimi due anni. E questo è legato a due temi in particolare: lo spazio per crescere che osserviamo in Italia, e l'ammontare complessivo del sostegno fiscale odierno.

 

Inoltre, dobbiamo aggiungere il Recovery fund, che credo sia una grande opportunità. Per l'Italia è considerevole, è noto a tutti che è il maggiore beneficiario. È per questo che pensiamo che i programmi messi in campo possano fornire una spinta sostanziale all'economia. Non c'è dubbio che il governo Draghi svolga un ruolo molto importante nella supervisione di tale attuazione».

ursula von der leyen consegna a mario draghi la pagella di bruxelles al recovery plan italiano 1

 

Quali sono le priorità per l'Italia nei prossimi anni?

«Tre su tutte: messa a terra del Pnrr, adozione delle riforme strutturali, aumento della produttività. A breve termine, però, è prioritaria l'esecuzione del Recovery fund in modo rapido ed efficiente».

 

Nel dettaglio?

«Noi crediamo che il Pnrr possa incrementare il Pil di circa il 5% nei prossimi cinque anni. È la priorità numero uno. La numero due sono le riforme strutturali che da anni si discutono in Italia.

 

Se riflettiamo in senso generale, la necessità è assicurarsi che non sia solo la crescita a breve termine ad essere stimolata, ma anche la crescita potenziale futura. E poi c'è da affrontare il tema dei conti pubblici.

 

INFLAZIONE

Ovvero, il risanamento di bilancio che alla fine sarà necessario. E qui la priorità è che sia realizzato in modo graduale, ma credibile, in una modalità che non pregiudichi la ripresa a breve termine».

 

E l'inflazione? Può essere un rischio per la ripresa ?

«Penso di sì, anche se credo che sia importante distinguere tra fattori di inflazione temporanei, come la modifica dell'Iva tedesca, e fattori che sembrano più sostenuti. C'è ancora molta incertezza su cosa è temporaneo davvero e cosa no».

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…