donald trump george bush

BURN IN THE USA! – L’AMERICA BRUCIA E ANCHE TRUMP NON SI SENTE TANTO BENE: SOLO IL 33% DEI CITTADINI APPROVA IL SUO OPERATO NEI CONFRONTI DELLE PROTESTE, IL CHE VUOL DIRE CHE LO HA ABBANDONATO ANCHE UNA PARTE DEL SUO ZOCCOLO DURO – MOLTI A DESTRA LO STANNO SCONFESSANDO, DAL SUO SEGRETARIO ALLA DIFESA, MARK ESPER, FINO ALL’EX PRESIDENTE GEORGE W. BUSH – VIDEO

 

 

 

 

1 – DA BUSH AI MILITARI LA DESTRA SI SMARCA DALLA LINEA TRUMP

Anna Guaita per “il Messaggero”

 

donald trumpagente di polizia preme il ginocchio sul collo di george floyd minneapolis 5

Senatori, militari, commentatori repubblicani esprimono disagio davanti ad alcune scelte dure di Donald Trump nei confronti delle manifestazioni che attanagliano il Paese. Il disagio espresso non costituisce ancora una spaccatura, solo una crepa. Ma la discesa in campo di un ex presidente ancora popolare nel partito, George Bush, l'ha resa impossibile da ignorare.

 

Bush, che negli 11 anni e mezzo da che ha lasciato la Casa Bianca è stato molto diligente nell'evitare pubbliche prese di posizione, ha rilasciato una dichiarazione a quattro mani con la moglie Laura, in cui da un canto lamenta la degenerazione violenta di alcune manifestazioni, ma allo stesso tempo riconosce l'esistenza della «macchia duratura del razzismo» nella società americana.

george w. bush

 

IL MESSAGGIO

donald trump alla st. john's church

Il 73enne ex presidente denuncia come «uno scioccante fallimento» il fatto che tanti afroamericani, soprattutto giovani «siano tormentati e minacciati nel loro stesso Paese», e lancia un messaggio chiaro a Trump: «Chi tenta di far tacere queste voci non capisce il vero significato dell'America». Anche Barack Obama si è espresso in difesa dei manifestanti, ha rigettato il parallelo con le sommosse degli anni Sessanta, e sottolineato come oggi in piazza ci sia «una vasta coalizione, che testimonia della consapevolezza che possiamo fare meglio tutti insieme».

saccheggi a new york 3

 

mark esper bill barr, robert o'brien, donald trump, kayleigh mcenany

E ha raccomandato una serie di riforme della polizia, come quelle cominciate durante la sua presidenza, che devono essere realizzate al livello locale, «dai sindaci, dai consigli comunali». Ma se le critiche a Trump da parte dei democratici sono scontate, il fatto che Bush abbia sentito il bisogno di esprimere un parere, rafforza di riflesso anche le posizioni di dissenso prese in questi ultimi due giorni da un pugno di autorevoli senatori.

 

manifestazioni in usamark esper

Da Ben Sasse a Lisa Murkovski, da Tim Scott a Susan Collins, da James Lankford a John Thune, hanno tutti chiesto al presidente di dare più ascolto ai manifestanti e lo hanno criticato per aver ordinato l'intervento della polizia contro manifestanti pacifici, al solo scopo di aprire un corridoio per andare a farsi fotografare davanti a una Chiesa: «Un Chiesa dove in tre anni e mezzo aveva messo piede appena una volta» ha polemizzato la Collins, del Maine. Un sondaggio tra l'altro dimostra che solo il 33% degli americani approva l'operato del presidente nei confronti della protesta, il che vuol dire che anche lo zoccolo duro dei suoi sostenitori, che in genere si aggira sul 40%, ha subito una scalfittura.

 

IL PUNTO

melania e donald trumpil discorso di trump contro le proteste

Per molti l'elemento di cedimento verso Trump è stata la sua minaccia di dislocare l'esercito, un passo che va contro il forte senso federalista dei repubblicani. Le stesse Forze Armate hanno fatto capire di essere «a disagio», come vari ufficiali hanno confessato al sito Politico, in forma privata, poi seguiti dalla presa di posizionedello stesso capo del Pentagono Mark Esper.

donald trump in mezzo alle scritte contro di lui

 

proteste a washington 3

E poi c'è la decisione di Snapchat di smettere di promuovere i suoi interventi, perché «incitano alla violenza». La rete social che si vanta di raggiungere il 75% dei giovani fra i 13 e i 34 anni, non oscurerà l'account di Trump, un milione e mezzo di followers, ma non lo includerà più nella sezione Discover: chi vuole dovrà cercarlo.

 

2 – È SCONTRO SULL'ESERCITO FRENATA DEL PENTAGONO MA TRUMP NON GRADISCE

Valeria Robecco per “il Giornale”

 

proteste a washington 1mark esper parla con un militare

Le proteste per la morte dell' afroamericano George Floyd a Minneapolis proseguono in tutte le principali città americane, e in alcuni casi non si fermano neppure saccheggi e violenze. Mentre l' ufficio del procuratore generale del Minnesota - secondo le anticipazioni diffuse dai media statunitensi - ha accusato anche gli altri tre poliziotti coinvolti nel soffocamento del 46enne di aver aiutato e favorito la sua uccisione. E l' agente Derek Chauvin, già accusato di omicidio colposo, rischia ora l' incriminazione per il più grave reato di omicidio di secondo grado.

donald trump twitta

 

Intanto, il potenziale coinvolgimento dell' esercito per fermare gli scontri ha creato tensioni all' interno dell' amministrazione Usa. Il segretario alla Difesa Mark Esper non è d' accordo con l' invocazione dell' Insurrection Act, la legge del 1807 che consente a Trump di schierare le truppe per rispondere ai disordini civili nelle città statunitensi. Una misura a cui si è fatto ricorso soltanto una volta, in occasione delle rivolte di Los Angeles del 1992.

 

proteste a washington

«Non solo come segretario alla Difesa, ma anche come ex soldato ed ex membro della Guardia Nazionale, l' opzione di usare le forze in servizio attivo per far applicare la legge dovrebbe essere usata solo come ultima risorsa, e solo nelle situazioni più urgenti e terribili. Ora non siamo in una di quelle situazioni», ha spiegato Esper. «Il mio obiettivo è quello di tenere le forze armate fuori della politica», ha poi assicurato, anche se nel frattempo 1600 soldati sono stati schierati nei dintorni della capitale per intervenire in caso di necessità.

 

donald trump e la bibbia meme 3

In ogni caso, anche il tycoon ha soltanto minacciato di invocare l' Insurrection Act, ma per ora non ha intenzione di farne ricorso. «È sempre stata un' opzione, e rimane un' opzione», ha spiegato un funzionario della Casa Bianca a Nbc News, sottolineando come nel frattempo le cose siano migliorate «grazie all' intervento della Guardia Nazionale».

 

Il Comandante in Capo, tuttavia, secondo la Cnn si sarebbe detto «non contento» del tentativo di Esper di prendere le distanze. Nel frattempo, in almeno 40 città Usa è in vigore il coprifuoco, da Chicago a Dallas, da Detroit a Los Angeles, da Miami a Philadelphia, da New York a Washington. La first lady Melania Trump, su Twitter, ha invitato i manifestanti a rispettare le disposizioni delle autorità.

donald melania trump giovanni paolo ii

 

«Con la notte che si avvicina incoraggio tutti i cittadini a obbedire al coprifuoco, a lasciare le strade e trascorrere il tempo con i propri cari - ha scritto martedì sera - Tutte le città, le comunità e i cittadini meritano di essere al sicuro e questo può essere fatto solo se puntiamo insieme a riconciliarci e alla pace». Un invito nella maggior parte dei casi disatteso dai manifestanti, che hanno continuato a marciare anche dopo l' orario consentito (prevalentemente in modo pacifico).

 

il pugno chiuso di donald trump

A Washington in migliaia hanno proseguito la protesta da Capitol Hill al Lincoln Memorial, ignorando l' ordine di tornare a casa. Stesso scenario nella Grande Mela, dove ore dopo il coprifuoco migliaia di persone erano ancora in strada tra Brooklyn e Manhattan. La serata è stata più tranquilla di quella precedente a New York, ma non sono mancati scontri e saccheggi. Tra i negozi presi di mira c' è anche Eataly, il tempio dell' enogastronomia made in Italy nel Flatiron District, dove è stata rotta una vetrina e sono state rubate bottiglie di vino e altri prodotti. Mentre nel Financial District, nella zona sud di Manhattan, un video girato all' esterno di un negozio Zara oltre un' ora dopo l' inizio del coprifuoco, mostra un capitano della polizia aggredito da due banditi che avevano appena rubato della merce.

donald trump alla st. john's church 1donald trumpdonald trump e la bibbia meme 6donald trump da larry king nel 1987 diceva non voglio fare il presidenteagente di polizia preme il ginocchio sul collo di george floyd minneapolis 1DONALD TRUMP TWITTER

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…