calenda renzi

BYE BYE RENZI, IL PIFFERAIO DEI LIBERALI ALLE VONGOLE ORA SI CHIAMA CALENDA - I DELUSI DI “FORZA ITALIA” NON GUARDANO PIÙ A “ITALIA VIVA” MA A CALENDA - IL SUO PARTITINO “AZIONE” HA GIÀ IMBARCATO IL FORZISTA ENRICO COSTA E SI INTENSIFICANO I CONTATTI CON MARA CARFAGNA - AUMENTANO I BERLUSCONES CHE NON VOGLIONO MORIRE AL TRAINO DELLA LEGA - L’IDEA DI UN CONTENITORE CENTRISTA DOPO LE ELEZIONI REGIONALI

Emilio Pucci per “il Messaggero”

 

calenda renzi

Fino a qualche tempo fa i moderati di FI guardavano a Renzi. E' vero che dopo le Regionali un paio di senatori campani potrebbero passare nelle fila di Iv, ma gli azzurri insoddisfatti della linea salviniana' del partito hanno cambiato direzione. Ora la calamita è Calenda. Sarà il forzista Costa a fare da apripista ad un'operazione che potrebbe portare in Azione altri esponenti berlusconiani. Al di là dei nomi girano, tra gli altri, quelli dei deputati Carrara, Fiorini, Perego l'ex ministro dello Sviluppo non ha intenzione di fare un'attività di scouting, di imbarcare cioè meri numeri per crescere in Parlamento.

 

ENRICO COSTA

Il progetto è quello di costruire un'area liberale, riformista, popolare e ne farà parte solo chi ha un pedigree impeccabile, dal punto di vista politico e come fedina penale. Costa, finora responsabile giustizia di FI, è il primo colpo. Potranno essercene altri in futuro, ma per ora Calenda punta soprattutto ad amministratori locali, ha costituto una rete con circa 400 gruppi, ha girato in tre settimane quindici città, punta a battagliare sui temi quali l'immigrazione, l'economia, il rilancio industriale del Paese, il Mes (presenterà a breve una proposta sull'utilizzo del fondo Salva-Stati per un piano sulla sanità).

 

mara carfagna

Ma è proprio sui temi che c'è una sintonia con quella parte del mondo di FI che non vuole essere a traino della Lega. In FI si parla di una «strana coppia», politicamente parlando. E' una convergenza su diversi argomenti quella che si registra da un po' di tempo tra il leader di Azione e la Carfagna.

 

mara carfagna

SCAMBI VIA TWITTER

I due hanno avuto una corrispondenza su twitter anche due giorni fa, sul lavoro che l'ex ministra per le Pari opportunità sta svolgendo per l'occupazione femminile a cui vorrebbe destinare una parte del Recovery fund'. Ognuno, però, resta nel proprio perimetro: la vicepresidente della Camera è ancorata nel partito di Berlusconi, non ha intenzione di abbandonarlo; e Calenda, che abbraccerebbe la Carfagna, la vorrebbe anche presidente del suo partito, rispetta le sue scelte. Ma un domani non è detto che le due strade possano convergere.

 

Dopo le regionali potrebbero cambiare molte cose nel panorama politico italiano e non si esclude la nascita di una formazione al centro. Per ora, comunque, non c'è un disegno comune né tantomeno un progetto allo studio. «Con Calenda spiega un parlamentare vicino alla Carfagna premettendo che non c'è alcuna intenzione di uscire da FI ci si parla, non è ideologico, indica i problemi ma anche le soluzioni, è un interlocutore credibile».

 

berlusconi letta

Se ci sarà o no un rimescolamento delle carte dipenderà soprattutto dalla legge elettorale. Calenda guarda a un progetto di ampio respiro, convinto di arrivare presto a quel 5% nei sondaggi. E ritiene che quella soglia, sulla quale si sono accordati Pd-M5s-Leu per il Germanicum', non debba cambiare per evitare una eccessiva frammentazione. Raccontano dentro FI che abbia buoni rapporti con Gianni Letta e che anche Berlusconi lo consideri capace di «bucare il video».

 

Ma resta il fatto che il Cavaliere in questa fase è allineato a Meloni e Salvini mentre l'ex responsabile del Mise non dialogherà con chi, a suo giudizio, si sottomette ai sovranisti e ai populisti. In ogni caso la nascita di un'area liberale fortemente radicata nel fronte dell'opposizione è una novità. Il passaggio di Costa si va a sommare all'asse tra Azione e +Europa. L'ex ministro per gli Affari regionali apprezza le qualità di Calenda che si è dotato, tra l'altro, di una struttura di una trentina di giovani che comprende un ufficio studi e vive di micro-donazioni. Nei boatos di Montecitorio si vocifera che Calenda abbia estimatori anche nella Lega, che nel centrodestra c'è chi lo vorrebbe dalla propria parte. «Nessuna collocazione, niente alleanze. Andiamo avanti per la nostra strada.  

salvini meloni

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…