davide casaleggio

CASALEGGIO NEL MIRINO - IL PARA-GURU DEL M5S RESPINGE LE ACCUSE DEI PARLAMENTARI GRILLINI STANCHI DI VERSARE 300 EURO AL MESE PER LA PIATTAFORMA ROUSSEAU: “NON RICEVO FONDI, LAVORO GRATUITAMENTE” - CRIMI DEVE GESTIRE LA GRANA DELLE ALLEANZE ALLA REGIONALI: IN LIGURIA E VENETO CI POTREBBE ESSERE UN ASSE CON IL PD - PIU’ DIFFICILE IN CAMPANIA E PUGLIA - LA TENTAZIONE AUTONOMISTA DEL M5S NELLE MARCHE…

S. Can. per “il Messaggero”

LUIGI DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO - PIETRO DETTORI

 

Le chiamano «le squadre». Da una parte quella di Rousseau, la piattaforma di Casaleggio che controlla la vita interna del M5S; dall'altra quella dei grillini che vorrebbero in qualche modo ridimensionare lo strapotere della società milanese. Due visioni opposte. Perché della prima fanno parte Luigi Di Maio e Stefano Buffagni, ma anche Vito Crimi e la «facilitatrice» Enrica Sabatini. Insomma tutto quel mondo pentastellato che spinge per un M5S ben lontano dall'abbraccio organico con il Pd, nonostante la convivenza forzata a Palazzo Chigi.

 

DAVIDE CASALEGGIO

Si spiega anche così il ciclo di incontri a porte chiuse tra i big e i soci della piattaforma. Ufficialmente per parlare di «comunicazione». E ieri proprio Davide Casaleggio è piombato a Roma per un convegno sulla democrazia digitale. L'occasione per respingere le accuse che tra i parlamentari sono sempre più forti, ormai da settimane, se non mesi. Contrari al contributo obbligatorio di 300 euro mensili. «Io non ricevo nessun fondo... Da 15 anni lavoro gratuitamente per il M5S, ho sviluppato Rousseau in modo completamente volontario: la piattaforma è la voce degli iscritti».

 

luigi di maio vito crimi

Una lettura che ha trovato forte oppositori, soprattutto al Senato, dove è stato partorito il documento anti Di Maio e Casaleggio (benedetto «al 99%» da Paola Taverna). A partorirlo Emanuele Dessì che bolla il figlio del fondatore come «un prestatore di servizi». Il senatore romano ritiene che «l'attività politica del M5S, proprio perché il Movimento ha bisogno di sapere chi sono gli attivisti, cosa fanno e quindi di gestirne i dati, la deve fare il M5S, che poi decide di avvalersi di Rousseau e quindi anche del lavoro gratuito, è vero, di Casaleggio perché lui lavora con un'altra società, la Casaleggio Associati».

emanuele dessi'

 

L'AFFONDO

Dessì ci va giù pesante contro la casa-madre: «Se mi chiedi ti vuoi iscrivere a Rousseau? Io dico che non me ne frega nulla. Se mi chiedi ti vuoi iscrivere al M5S? Ti dico sì. Siccome sono un senatore 5 Stelle e il M5S ha i suoi organi dirigenti, ritengo che la linea politica del Movimento debba essere gestita dalla sua classe dirigente, anche attraverso le piattaforme, e non attraverso una Associazione esterna che non comprende nessun politico».

 

Un equivoco destinato in qualche modo a chiarirsi quando ci saranno gli Stati generali, al momento rinviati a dopo il referendum sul taglio dei parlamentari del 29 marzo.

Nel frattempo spetterà a Crimi gestire la vicenda alleanze con il Pd alle prossime regionali. Al Nazareno osservano il quadro e anche chi è vicino a Dario Franceschini, da sempre teorizzatore di un'alleanza organica con i grillini, non può che sottolineare le difficoltà oggettive. Al momento di sei regioni sul tavolo solo due sembrano alla portata di un accordo: la Liguria e il Veneto.

 

annamaria furlan

Nella prima, un passo in avanti lo fa il deputato M5S Marco Rizzone che pressa affinché si ragioni su «un candidato civico» da contrapporre al governatore uscente Giovanni Toti. I nomi che circolano sono due: il giornalista Ferruccio Sansa (che piace ai grillini) e la numero 1 della Cisl Annamaria Furlan (gradita al Pd). Anche in Veneto, dove c'è da provare un assalto complicato al tris di Luca Zaia, il ministro bellunese Federico D'Incà è al lavoro per un'intesa con gli alleati di governo. In entrambi i casi comunque l'ultima parola spetterà agli iscritti su Rousseau.

 

dario franceschini ritiro del pd all'abbazia di contigliano 13

Al momento questi sono gli unici due spazi di manovra, tutti gli altri appaiono chiusi. È il caso della Campania (dopo la bocciatura della linea Fico), ma anche della Puglia. La voglia di andare, comunque vada e al di là del risultato, da soli è fortissima anche nelle Marche (nonostante l'ingresso in giunta a Pesaro della grillina Francesca Frenquellucci) e in Toscana, dove un impegno in prima persona di Matteo Renzi, come capolista di Iv, sarebbe la miglior scusa per far dire ai pentastellati «no, grazie».

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