mara carfagna e giorgia meloni 3

NEL CENTRODESTRA DEGLI SCAZZI C'È SPAZIO SOLO PER UNA PRIMADONNA - FRECCIATE E DUELLI A DISTANZA TRA CARFAGNA E MELONI DURANTE LA CONVENTION DI SORRENTO ORGANIZZATA DALLA MINISTRA, CHE CERCA DI DIVENTARE L'ANTI-DUCETTA - "MARA VUOLE ESSERE LA PIÙ AMATA, PUNTA AL PREMIO DELLA CRITICA", DICONO I SUOI DETRATTORI - MODI FELPATI E CONTATTI TRASVERSALI GRAZIE AL POTENTE MARITO, COSÌ L'EX SHOWGIRL SI ESERCITA DA LEADER…

1 - CARFAGNA E MELONI, LE DUELLANTI

Francesca Schianchi per "La Stampa"

 

meloni e carfagna contro la maternita surrogata 2

È appena un inciso, buttato lì all'inizio dell'intervento. «Ci tengo a portare il contributo di Fratelli d'Italia a questo evento dedicato all'attenzione al Mezzogiorno confidando che sia questo l'obiettivo e non quello che ricostruiscono i giornali oggi», sorride sorniona Giorgia Meloni collegata da casa, la prima dei leader di partito - manca solo Matteo Salvini - ospiti dell'iniziativa sorrentina di Mara Carfagna.

 

MARA CARFAGNA E GIORGIA MELONI 3

Sperando che il fine della due giorni appena trascorsa in Costiera tra presidente del Consiglio e capo dello Stato, mezzo governo e commissari europei, sia confrontarsi sul Sud e i suoi problemi: non costruire una leadership alternativa nel centrodestra, allude (infastidita?) la presidente di Fratelli d'Italia.

 

MARA CARFAGNA E GIORGIA MELONI 4

Alla padrona di casa Carfagna tocca sfoderare il suo sorriso più raggiante per assicurare che no, «non c'è altro obiettivo in questo evento», è la ministra per il Sud e vuole darsi un profilo istituzionale, «sono una donna dello Stato e conosco il limite tra politica e istituzioni»: una donna dello Stato, sottolinea la scelta delle parole chi la conosce bene, mica «sono una donna, sono una mamma, sono cristiana», il grido di battaglia della Meloni dai palchi dei comizi.

 

MARA CARFAGNA E GIORGIA MELONI 5

E dire che nei giorni scorsi in un paio di interviste aveva pure predicato la necessità di ricucire con Fratelli d'Italia: ieri, alla kermesse tra i limoni di Villa Zagara, pareva proprio lei, la ministra salernitana, candidarsi ad essere l'unica possibile anti-Meloni del centrodestra.

 

meloni e carfagna contro la maternita surrogata 3

Due settimane fa, tutta l'attenzione era puntata su Giorgia Meloni e la sua convention milanese. Prova di forza nel suo campo, oltre quattromila delegati a dimostrare di essere il partito più effervescente dello schieramento - benedetto dai sondaggi, primo da quelle parti e forse in assoluto, è un testa a testa col Pd - un unico messaggio arrivato forte e chiaro alle orecchie dei presunti alleati che non frequenta più dai giorni difficili della rielezione di Mattarella: io vado avanti, con o senza di voi.

 

meloni e carfagna contro la maternita surrogata 1

Salvini, sentendosi trattato «da imbucato» (parole sue), decide di non farsi vedere e risponde a Roma, ieri, con una giornata di conferenza programmatica come a dire: ci sono anche io, anche noi, anche la Lega, che pure dai tempi gloriosi del Papeete non è più stata la stessa.

 

MARA CARFAGNA E GIORGIA MELONI 1

Ma è poco più a Sud, sul mare della Costiera, che la ministra dai modi felpati e dai contatti trasversali si esercita da leader, il Forum Ambrosetti a organizzare e il marito Alessandro Ruben sempre al suo fianco, avvocato ed ex parlamentare dalle vaste relazioni internazionali da Israele agli Usa, l'ambasciatore americano facente funzione e la principessa del Kuwait Sheikha Hissah Saad Al Sabah, una sfilata di ministri che sembra Palazzo Chigi, manager e imprenditori, Mario Draghi in presenza per il primo discorso dopo la trasferta americana e persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in prima fila ad assistere: si aspettavano mandasse un messaggio e invece no, eccolo lì, con la Carfagna che sorride soddisfatta e sa bene che certo, di ricette per il Mezzogiorno si sta parlando in questi due giorni, ma in quelli a venire lei si gioca molto di più.

 

mara carfagna antonio tajani

Mentre la Meloni da Milano sembrava voler rassicurare sulla sua affidabilità il mondo produttivo e istituzionale, la Carfagna da Sorrento lo esibisce come un trofeo già conquistato.

 

sergio mattarella mara carfagna

Quasi coetanee, una conoscenza che data fin da quando entrarono matricole alla Camera - l'una dopo una lunga militanza politica, l'altra dopo l'esperienza da soubrette tv che le venne a lungo rinfacciata - un governo in comune, quel quarto esecutivo Berlusconi in cui dal 2008 al 2011 la Meloni fu ministra della Gioventù e la Carfagna delle Pari opportunità, partita tra qualche diffidenza e arrivata tra le lacrime dell'allora deputata Pd Paola Concia, omosessuale dichiarata, «mi ha aiutata a sfondare il muro della diffidenza», la ringraziò pubblicamente la ministra.

 

mara carfagna maria stella gelmini

Hanno condiviso pure il partito, il Pdl, nato sul predellino di un'auto e destinato ad essere archiviato come esperimento fallito nel giro di poco più di quattro anni: Meloni però era già uscita, il partito se lo era costruito su misura, quei Fratelli d'Italia che oggi ambiscono a guidare tutta la coalizione.

 

mara carfagna al forum verso sud 1

I rapporti tra le due sono formalmente buoni, assicurano da entrambe le parti, eppure la Meloni qualche riserva ce l'ha: sono anni, ha confidato ad amici, che non si capisce cosa la ministra voglia veramente fare.

 

Carfagna Draghi a Sorrento

Mara Carfagna è sempre rimasta in Forza Italia, pur con degli sbandamenti evidenti e la tentazione di un raggruppamento centrista. «Non frequenta più il partito, non viene mai alle riunioni di gruppo, nemmeno sui suoi social c'è mai il nostro simbolo», denunciano la sua distanza dal partito di Berlusconi, lì dove lei è lontana anni luce dai reggenti Licia Ronzulli e Antonio Tajani; già anima anti-populista di quell'area («le sembrerà strano, ma le regole valgono anche per lei», sbottò contro Salvini ministro dell'Interno una volta che lui riferiva alla Camera e lei la presiedeva) e oggi protagonista della corrente di governo, anche se pure con la collega Mariastella Gelmini i rapporti non sono sempre stati idilliaci.

 

Carfagna Draghi a Sorrento

«Vuole essere la più amata del centrodestra, punta al premio della critica», sbuffa chi non la stima. In passato ci sono state prove di avvicinamento con Matteo Renzi, fu tentata di strappare insieme a Giovanni Toti, ha pensato a lei come interlocutrice privilegiata Carlo Calenda, «sa interpretare al meglio un partito popolare moderno ed europeista», ebbe a dire.

 

«Ma Mara non avrà mai il coraggio di fare un salto senza l'approvazione di Berlusconi», è un coro tra i forzisti. Quale possa essere l'approdo, è ancora tutto da vedere. Quello che è certo, per ora, sono i riflettori di Sorrento.

 

2 - GELMINI, MELONI, CARFAGNA: LA LEADER IL FUTURO DEL CENTRODESTRA ORA È IN MANO ALLE DONNE

Alberto Gentili per “Il Messaggero

 

LICIA RONZULLI

Non c'è solo Licia Ronzulli. Il «soldato nella mani di Berlusconi», come è corsa a definirsi la nuova commissaria della Lombardia. Nel centrodestra le figure di vertice sono sempre più al femminile. Passo dopo passo, anno dopo anno, le donne hanno espugnato i piani alti della coalizione.

 

Il caso più eclatante è quello di Giorgia Meloni. Balzata agli onori delle cronache politiche a soli 31 anni come ministra della Gioventù del quarto governo di Silvio Berlusconi nel 2008, quattro anni dopo era già alla guida di un partito a sua immagine e somiglianza: Fratelli d'Italia.

 

E il 29 aprile scorso, con i sondaggi che indicano da tempo FdI come primo partito surclassando la Lega di Matteo Salvini (lasciato fuori dalla porta della convention di Milano), Meloni si è candidata senza troppi giri di parole a palazzo Chigi se, come spera, FdI resterà ancora primo e il centrodestra rimarrà compatto vincendo le elezioni nella prossima primavera: «Questo è il tempo delle donne. Gonfiate le vele, ora siamo pronti a salpare per un lungo viaggio che porterà i conservatori al governo. Spero di farlo con il centrodestra, ma lo faremo comunque...».

 

LICIA RONZULLI

Della serie: o governeremo tutti insieme o sono pronta a fare da sola. «Non sono figlia di un Dio minore», ha tuonato. Tosta, ambiziosa e battagliera. E per di più mamma.

 

Per fermare Giorgia, Salvini e Berlusconi stanno brigando per dare vita alla fusione di Lega e Forza Italia: «Solo così, costruendo il primo partito del centrodestra - ragionano i due - riusciremo a impedire a Meloni di sbarcare a palazzo Chigi». Peccato che un istante dopo molti forzisti prenderebbero e sbatterebbero la porta per non morire...salviniani.

 

LE ALTRE

La scalata al femminile non è fenomeno limitato a FdI. Se la Lega fatica a colorarsi di rosa (Salvini ha incoronato solo una ministra: Erika Stefani, vicina al moderato Giancarlo Giorgetti), in Forza Italia le donne sono in molte posizioni di comando. Non con ruoli decorativi, come accadeva un tempo.

 

MARIA STELLA GELMINI

In prima linea sono Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna che incarnano (con la sponda di Renato Brunetta) l'ala governista di FI. Quando Salvini, con il silenzio-assenso di Berlusconi, ha provato qualche tempo fa a terremotare il governo di Mario Draghi, le due ministre hanno tirato fuori le unghie. E hanno contribuito a portare l'esecutivo di unità nazionale in salvo, mettendo la sordina alle posizioni più filo-leghiste del partito azzurro.

 

Insomma, Gelmini e Carfagna hanno imparato a farsi valere. Maria Stella, un passato all'Istruzione dal 2008 al 2011, è ministro agli Affari regionali e capo della delegazione forzista al governo. E' lei che rappresenta FI nei vertici con Draghi.

 

anna maria bernini foto di bacco

In più, durante la fase più acuta della pandemia, è riuscita a mediare tra il rigore di Roberto Speranza (Salute) e gli appelli laisser-faire dei presidenti delle Regioni, declinando le regole anti-Covid tra Green pass e campagna vaccinale. Certo, incarnare l'ala governista e moderata non è impresa facile.

 

anna maria bernini mara carfagna antonio tajani

Così accade che Gelmini sia costretta a ingoiare rospi più indigesti di altri, come la sostituzione del suo amico Massimiliano Salini con Ronzulli, la fedelissima di Berlusconi: l'unica ad avere trasformato Arcore come la sua seconda casa. Un po' come la capogruppo in Senato Anna Maria Bernini che, nata in An, è elemento di cerniera tra forzisti e leghisti. Leale, ma anche autonoma dal Cavaliere.

 

Tosta è anche Carfagna, la ministra del Sud. Lasciato alle spalle il sogno di fare la ballerina, archiviata la fase di show-girl tv (con Frizzi e Magalli), è la madre della legge contro lo stalking. E venerdì e sabato scorsi ha fatto sfilare mezzo governo a Sorrento per la sua iniziativa Verso Sud.

 

Molti guardano a Mara come la potenziale leader del centro moderato se, com' è probabile, Lega e FI convoleranno a nozze nel tentativo di fermare Meloni sulla strada di palazzo Chigi.

 

 

Articoli correlati

PRENDETE I POP CORN E GUSTATEVI I SILURI TRA TRA CARFAGNA E MELONI! - AL FORUM \'VERSO SUD\' LE DUE...

IN COMMISSIONE GIUSTIZIA AVANZA LA PROPOSTA MELONI-CARFAGNA CONTRO LA MATERNITA\' SURROGATA

PIU CHE \'VERSO SUD\', UNA SORTA DI CERNOBBIO DEL MEZZOGIORNO, A SORRENTO VA IN SCENA IL CARFAGNA DAY

TOH, CHI SI RIVEDE! CHE CI FACEVA BENOTTI DALLA CARFAGNA? L\'EX UOMO DELLE MASCHERINE DI ARCURI...

Ultimi Dagoreport

donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT – SUL CASO BEATRICE VENEZI, NESSUNO ERA ANCORA SCESO ALLE PROFONDITÀ DI BECERA VOLGARITÀ E IGNORANZA RAGGIUNTI DAL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI. IN UN VIDEO INCREDIBILE, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO, RUGGIERI PRESENTA UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI VENEZI INFORMANDO CHE È “ACCLAMATA IN TUTTO IL MONDO COME UN FENOMENO”. PER LA VERITÀ, QUALSIASI GIORNALE STRANIERO CHE SI SIA OCCUPATO DELLE SUE DISAVVENTURE VENEZIANE HA SCRITTO ESATTAMENTE L’OPPOSTO. MA, “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI”, SECONDO IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI, “BEATRICE VENEZI È UNA FIGA BESTIALE” - DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO